Aeroporto di Crotone, il comitato: «Tre voli a settimana sono solo un contentino»

VIDEO | Nuova denuncia: «Abbiamo parlato con assessori regionali, con tre ministri e l'Enac. La politica deve decidere che questo territorio non deve morire altrimenti non c’è altro da fare»

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di Francesca Caiazzo
6 maggio 2021
11:00

Dall’aeroporto di Crotone i voli sono ripresi da qualche giorno, ma il numero di collegamenti operati solo dalla Ryanair verso Bergamo e Bologna non è sufficiente per garantire il diritto alla mobilità di un territorio sempre più isolato. Torna a ribadirlo in una conferenza stampa il Comitato cittadino che da anni tiene alta l’attenzione sullo scalo.

Servono nuove rotte

«È una presa in giro, un contentino: dopo tre mesi di stop non si possono avere tre voli settimanali, mentre negli altri aeroporti si programmano nuove rotte e arrivano nuove compagnie. Qui, non siamo capaci di avere il minimo indispensabile per dare un po’ di dignità a questo territorio» spiega Franco Turano.


La possibilità di avere nuove rotte grazie agli oneri di servizio è sfumata nei mesi scorsi perché la gara è andata deserta e ora bisognerà rifare tutto da capo: «Speriamo che la prossima sia più appetibile per le compagnie, che le cose si facciano veramente con criterio per dare i giusti diritti al territorio» aggiunge.

Territorio isolato

Il Comitato è consapevole che per funzionare bene, l’aeroporto ha bisogno anche di una efficiente rete infrastrutturale di collegamenti che al momento nel Crotonese, con una stazione ferroviaria quasi fantasma e la nuova statale 106 ancora su carta, non è garantita: «Anche se i lavori di questi progetti partissero in questo momento, quando ne vedremo il completamento? E intanto l’aeroporto resta fermo, con un Ils (sistema di atterraggio strumentale) ad ammuffire senza poter essere utilizzato (manca il collaudo, ndr)».

L’appello del Comitato

È a tutta la classe politica che si rivolge dunque il Comitato: «Noi abbiamo incontrato gli ultimi tre ministri ai Trasporti e gli assessori regionali che si sono avvicendati, siamo stati due volte all’Enac. Non sappiamo a chi altri appellarci se non ai rappresentanti politici: è la politica che deve decidere che questo territorio non deve morire, altrimenti non c’è altro da fare».

Giornalista
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