«Gli agricoltori sono in piazza per denunciare una situazione economica sempre più difficile. Il caro gasolio è soltanto una parte del problema. A pesare sulle imprese agricole sono anche i prezzi elevati dei concimi, dell'energia e dei trasporti, mentre i ricavi troppo spesso non garantiscono margini sufficienti a sostenere l'attività».

È quanto dichiara Francesco Napoli, vicepresidente nazionale di Confapi, presidente di Confapi Calabria e consigliere del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel), intervenendo sulle proteste del comparto agricolo.

«Poniamoci una domanda: se un chilogrammo di pomodori viene pagato all'agricoltore 60 centesimi e nella grande distribuzione arriva a costare cinque o sei volte tanto, quanto rimane realmente a chi lavora la terra? È evidente che esistono costi di trasporto, confezionamento e commercializzazione, ma dobbiamo interrogarci su come viene distribuito il valore lungo la filiera».

Napoli richiama anche l'attenzione sull'aumento dei costi di produzione.

«Il prezzo dei concimi è un'altra questione centrale. La produzione di molti fertilizzanti dipende dal gas naturale e da materie prime provenienti dai mercati internazionali. Gli agricoltori subiscono aumenti sui quali non hanno alcun potere contrattuale, mentre spesso non riescono a trasferire questi costi sui prezzi di vendita. Non possiamo chiedere alle imprese agricole di produrre sempre meglio, sostenendo costi crescenti, per poi riconoscere loro compensi insufficienti».

Il vicepresidente nazionale di Confapi affronta quindi il ruolo della grande distribuzione organizzata.

«È arrivato il momento di aprire una riflessione seria anche sulla GDO. Le inchieste giudiziarie che interessano alcune realtà del settore, con contestazioni relative a presunte irregolarità nei rapporti di lavoro e fenomeni di sfruttamento, pongono interrogativi importanti.

Non intendo generalizzare né mettere sotto accusa un intero comparto. Ma laddove emergano abusi, non possiamo accettare un modello nel quale i lavoratori vengono sottopagati e gli agricoltori subiscono condizioni commerciali che comprimono i loro margini fino a mettere a rischio la sopravvivenza delle aziende.

La competitività non può essere costruita sacrificando i diritti dei dipendenti e la dignità di chi produce. Occorrono legalità, rispetto dei contratti e rapporti commerciali equilibrati».

Per Napoli, la risposta non può limitarsi agli interventi emergenziali sul carburante.

«Una soluzione concreta esiste: favorire e strutturare il chilometro zero. Non come semplice slogan commerciale, ma come vera politica economica territoriale.

Dobbiamo sostenere reti di produttori, mercati agricoli organizzati, piattaforme logistiche condivise e accordi con ristorazione, turismo, mense pubbliche e distribuzione locale. Ridurre i passaggi intermedi non necessari significa creare le condizioni per remunerare meglio gli agricoltori e offrire ai consumatori prodotti freschi, tracciabili e a prezzi sostenibili».

Una strategia che, secondo il consigliere del Cnel, assume particolare importanza per il Mezzogiorno.

«La Calabria possiede produzioni agricole straordinarie, ma troppo spesso non trattiene sul territorio una quota adeguata della ricchezza generata. Collegare agricoltura, piccole imprese, commercio e turismo significa costruire sviluppo, occupazione e nuove opportunità per i nostri giovani».

Infine, l'appello alle istituzioni.

«Servono misure per contenere i costi di gasolio e fertilizzanti, rafforzare il potere contrattuale dei produttori e contrastare le pratiche commerciali sleali. Ma occorre soprattutto una visione capace di riorganizzare la filiera agroalimentare.

Non possiamo accettare che chi produce il cibo guadagni sempre meno mentre chi lo acquista sia costretto a pagare sempre di più.

La politica deve tornare a occuparsi dell'economia reale, del lavoro e della dignità delle imprese.

Difendere l'agricoltura non significa soltanto aiutare chi coltiva la terra. Significa garantire a chi produce il diritto di vivere dignitosamente del proprio lavoro».