Agricoltura, quale futuro per il vino “doc” di Bivongi?

Il prodotto al centro di un meeting nel paese più longevo della Calabria. Il riconoscimento conferito nel 1996

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di Ilario  Balì
18 aprile 2019
16:13

Un vero e proprio elisir di lunga vita. Per il vino doc di Bivongi è arrivato il momento di compiere il definitivo salto di qualità. E il meeting promosso dal Gal della Locride nel paese più longevo della Calabria si inserisce nell’ottica di attivare una rete di collaborazioni qualificate per stimolare un impegno sempre più costante ed attento verso il nettare degli dei.

 

«Il vino di Bivongi è un vino di altissima qualità – ha espresso il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Sebi Romeo – bisogna valorizzarlo e lanciarlo sul mercato delle grandi competizioni internazionali. Come marchio merita di stare in un consorzio più ampio».

 

Il riconoscimento internazionale è arrivato dall’Unione Europea nel 1996. La storia del vino di Bivongi affonda le sue radici nella Magna Grecia. Il segreto sta nella tradizione, nel clima e nella qualità delle uve scelte. Ad analizzare le sue caratteristiche è stato Riccardo Velasco, direttore del Consiglio nazionale per la ricerca in agricoltura. «Il nostro interesse – ha rimarcato - mira a cercare anche vitigni antichi e autoctoni con una storia alle spalle. Serve migliorarli a livello genetico per una viticoltura più sostenibile».

 

Tra i primi a puntare sul vino è Adele Lavorata, giovane imprenditrice presidente del Consorzio che disciplina la sua tutela. «È necessario un maggiore impegno e aiuto da parte di tutti – ha affermato - per poterlo far conoscere anche fuori dalla Calabria. Il fatto che sia stato riconosciuto un po’ più tardi ci penalizza, ma non ha nulla da invidiare ad altri prodotti».

Giornalista
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