Nel dettaglio la Regione chiude il bilancio consolidato con un utile di 496.384.443 euro. La notizia merita attenzione. Per celebrarla come un successo occorre però qualcosa che il numero, per quanto rilevante, non contiene: la dimostrazione di un miglioramento delle condizioni della comunità amministrata. Perché il risultato di una Regione si valuta anche attraverso la capacità di trasformare le risorse pubbliche in prestazioni, infrastrutture e opportunità accessibili.

Secondo i dati riportati dalla stampa, il consolidato 2025 della Calabria espone componenti positivi della gestione per circa 7,77 miliardi e componenti negativi per 7,23 miliardi. La differenza operativa supera i 539 milioni; il risultato economico finale si attesta a 496,38 milioni, rispetto ai 213,86 milioni dell’esercizio precedente. Sono grandezze significative, che richiedono una lettura più impegnativa della semplice constatazione della loro crescita. E non riferibili solo al 2025 ma, quantomeno, anche a quello risalente (2024)

Va chiarito anzitutto un punto. Il bilancio consolidato è uno strumento necessario per conoscere la situazione economica e patrimoniale dell’amministrazione insieme agli enti e alle società inclusi nel suo perimetro, eliminando gli effetti dei rapporti interni. Un risultato positivo, è bene precisare per non dare adito ad equivoci, è pienamente compatibile con la natura pubblica dell’istituzione. La tutela degli equilibri e del patrimonio costituisce, anzi, una condizione della continuità dei servizi e della responsabilità verso le generazioni future.

Ma l’utile consolidato non coincide con l’avanzo di amministrazione, non certifica una disponibilità equivalente di cassa e non individua automaticamente risorse liberamente spendibili. Soprattutto, non esprime da solo la qualità dell’azione regionale. Può concorrere a formarlo una maggiore efficienza; possono incidervi componenti straordinarie, valutazioni contabili o variazioni nel perimetro. Può anche accompagnarsi a un’insufficiente realizzazione delle attività programmate. Stabilire quale spiegazione prevalga richiede l’esame dei documenti.

È precisamente questo il passaggio che manca quando l’aumento del risultato economico viene presentato come prova autosufficiente di buona amministrazione. Occorre spiegare quanto abbiano contribuito la Regione e i singoli organismi consolidati, quali componenti siano ricorrenti, quali rettifiche abbiano inciso e se il confronto con l’esercizio precedente avvenga su basi omogenee. La relazione sulla gestione, la nota integrativa e il giudizio dei revisori devono consentire di ricostruire questi elementi.

A tale verifica deve accompagnarsene un’altra, politica e amministrativa: che cosa è accaduto ai servizi?

Quanti interventi sono stati completati rispetto a quelli programmati? Quali tempi di accesso si sono ridotti? Quanti cittadini in più hanno ricevuto una prestazione? Quali territori hanno recuperato uno svantaggio? E quali obiettivi sono rimasti irrealizzati, per quali ragioni e con quali conseguenze? Sono domande alle quali un saldo economico non può rispondere, ma che devono accompagnarne la comunicazione pubblica.

Non basta neppure contrapporre all’utile l’invito a spendere di più. La spesa assume valore quando è legittima, appropriata ed efficace. Dissipare risorse peggiora i servizi futuri; rinviare prestazioni necessarie può compromettere quelli presenti. La responsabilità dell’amministrazione consiste nel tenere insieme equilibrio finanziario e adempimento delle proprie funzioni, rendendo verificabile il rapporto tra mezzi impiegati e risultati conseguiti.

Qui emergono le ricadute a cascata. Un servizio pubblico insufficiente può trasferire costi sulle famiglie, sui Comuni, sulle imprese o su altre amministrazioni. Un trasporto inadeguato impone spese e tempi aggiuntivi; un sostegno sociale tardivo accresce il carico di cura familiare; un intervento rinviato può rendere più onerosa la soluzione successiva. Questi effetti non si leggono necessariamente nell’utile del gruppo regionale, ma appartengono al giudizio sulla sua azione.

Non si può affermare, sulla base della notizia, che i 496 milioni derivino da servizi mancati. È altrettanto improprio dedurne che i servizi siano migliorati. La Regione dovrebbe rendere comprensibile il raccordo tra il risultato contabile e quello amministrativo, pubblicando accanto alle grandezze economiche gli obiettivi raggiunti, gli scostamenti e i bisogni ancora senza risposta.

È un esercizio di alfabetizzazione del bilancio: permettere ai cittadini di comprendere come nasce un saldo e di seguirne le conseguenze. Quasi mezzo miliardo di utile merita dunque una spiegazione pubblica all’altezza della sua dimensione. Il successo istituzionale si dimostra quando alla solidità dei conti corrisponde una maggiore capacità di soddisfare i bisogni della comunità.

Da qui, l’esigenza di rendere i bilanci strumenti più umani piuttosto che medagliette da appendere al collo.