Il caro carburante e l'aumento del costo della vita non riguardano soltanto gli autotrasportatori e gli agricoltori, ma investono l'intero sistema economico e sociale. È questo il messaggio lanciato dai sindaci del basso Tirreno cosentino, che hanno sottoscritto un appello congiunto rivolto al Governo, alla Regione Calabria e agli enti sovracomunali per chiedere interventi urgenti a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese.

Sindaci uniti

Nove amministratori hanno scelto di fare fronte comune, superando le appartenenze politiche per sostenere le ragioni della mobilitazione in corso contro il caro carburante e il caro vita. Il documento è indirizzato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e al presidente della Provincia di Cosenza Biagio Antonio Faragalli.

Chi sono i firmatari

A firmare l'appello sono Francesco Tripicchio, sindaco di Acquappesa; Francesco Grosso, sindaco di Bonifati; Giuseppe Aieta, sindaco di Cetraro; Giuseppe Porco, sindaco di Falconara Albanese; Giacomo Middea, sindaco di Fuscaldo; Vincenzo Rocchetti, sindaco di Guardia Piemontese; Roberto Perrotta, sindaco di Paola; Cosimo De Tommaso, sindaco di San Lucido; e Michele Guardia, sindaco di Sangineto.

Cosa dice il documento

Nel documento, i primi cittadini spiegano di aver scelto di essere presenti accanto alle proprie comunità, affiancando autotrasportatori, agricoltori, studenti, commercianti e lavoratori. Una presa di posizione che, sottolineano, non nasce da ragioni politiche, ma dalla necessità di tutelare la dignità delle persone e il diritto al lavoro.

Proteste pacifiche

Gli amministratori evidenziano inoltre il carattere pacifico delle manifestazioni, ringraziando le forze dell'ordine per il presidio costante e per il lavoro svolto a tutela della sicurezza pubblica. Nei punti di protesta, si legge nell'appello, è stato garantito il regolare transito delle automobili private, sotto il monitoraggio delle forze dell'ordine.

I primi effetti della protesta sul territorio

Il problema, secondo gli amministratori, va ben oltre il costo del pieno. L'aumento dei prezzi dell'energia e dei carburanti, insieme alla crescita generale delle spese di gestione, rischia di compromettere la continuità operativa di numerose imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni.

Economia a rischio

Particolare attenzione viene riservata alle aziende dei comparti agroalimentare e della logistica, realtà che contribuiscono all'economia calabrese attraverso la produzione e l'esportazione di prodotti anche fuori dai confini nazionali. Costi sempre più difficili da sostenere rischiano di mettere in crisi attività produttive e occupazione, con ripercussioni sull'intera filiera economica.

A rendere ancora più complessa la situazione, secondo i firmatari, sono gli svantaggi geografici e infrastrutturali che storicamente gravano sulla Calabria e che incidono sui costi di produzione e distribuzione rispetto ad altre aree del Paese.

La richiesta al Governo

Da qui la richiesta di individuare soluzioni strutturali e definitive per calmierare i prezzi di carburanti ed energia. I sindaci chiedono di superare la logica degli interventi temporanei e di garantire a famiglie e imprese una prospettiva di maggiore stabilità, capace di ridurre l'incertezza e di sostenere il tessuto produttivo e sociale.

L’appello

L'appello è anche a superare le divisioni politiche e a mettere al centro le esigenze della Calabria, affinché la crisi che attraversa il territorio trovi spazio nel dibattito nazionale e riceva risposte concrete.

La prosecuzione della protesta

La posizione degli amministratori si conclude con un impegno preciso: sostenere l'eventuale prosecuzione delle proteste pacifiche finché non saranno riconosciute le ragioni dei calabresi e dei lavoratori.