Coronavirus, Confapi: «Il decreto “Cura Italia”? Inadeguato, le imprese hanno bisogno di altro»

La crisi sanitaria mette in serie difficoltà anche l'economia. E ora molte aziende rischiano di chiudere. Il parere di Falco, presidente della filiera trasporti della confederazione VIDEO

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di Daniela  Amatruda
22 marzo 2020
10:52

«Questo decreto si presenta molto corposo, ma credo sia inadeguato rispetto a quelle che sono le esigenze immediate delle imprese che in questo periodo soffrono una crisi di liquidità poiché rimangono i costi fissi a cui le aziende sono tenuti ad adempiere e sono venuti meno quelli che sono gli introiti». Ad affermarlo il presidente della filiera trasporti Confapi, Luigi Salvatore Falco, nel corso di una intervista skype rilasciata a Lacnews24.

«Quella prevista dal decreto è una misura ordinaria – ha detto Falco –, ma l'emergenza che stiamo affrontando ha natura straordinaria e, dunque, per contrastarla adeguatamente necessitano misure straordinarie».
«Il Decreto Cura Italia può solo ed in parte, lenire le ferite che l'epidemia ha cagionato al tessuto socio-economico nazionale ma, di certo, non può risollevare le sorti del Paese».

Secondo il presidente della filiera trasporti Confapi, «pur presentando talune misure rilevanti possono queste esseretardive rispetto al bisogno immediato di liquidità da parte delle imprese».

Le misure

«Quella della Cassa integrazione in deroga (per imprese con meno di 6 dipendenti) presenta un lento procedimento burocratico che cozza con il repentino bisogno delle aziende di far fronte ai costi correnti. Sul punto, Confapi, unitamente alle altre principali sigle sindacali e datoriali, ha incontrato l'ente regionale al fine di predisporre la bozza di accordo che regolerà la cassa integrazione in deroga : ne ha dato giusta notizia l'assessore regionale di competenza, Fausto Orsomarso, che si è detto vicino alle imprese calabresi sofferenti in questo buio momento».

«Suscitano interesse anche le misure di sostegno alla liquidità delle pmi – ha detto ancora Falco -ma, mancando ancora le modalità attuative che saranno previste con un futuro decreto ministeriale, si rischia che gli aiuti da parte dello Stato, subordinati alle lungaggini burocratiche, siano del tutto tardivi».

Infine, riferendosi alla misura di sospensione dei versamenti tributari sino al 31 di maggio, Falco si chiede «come possano le imprese far fronte, in un'unica soluzione,  ovvero nel limite massimo di 5 rate, agli oneri tributari correnti e pregressi a seguito di questo disastroso trimestre in cui hanno solo sostenuto costi senza ottenere alcun genere di ricavo».

Rischio chiusura

Falco ha fatto notare come quella che è nata come una crisi sanitaria generata dall’emergenza Coronavirus sia diventata ben presto una grave crisi di carattere economico per le imprese. Le misure del governo per aiutare le aziende non soddisfano gli imprenditori che rischiano di chiudere «poiché – ha concluso Falco – se gli aiuti arriveranno fra tre o sei mesi, è molto probabile che quelle stesse aziende non esistano più». 

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