Call center in Calabria, persi 900 posti di lavoro negli ultimi sei mesi

VIDEO | Sono circa 250 le aziende che operano nel settore delle telecomunicazioni nella nostra regione. Una crisi che richiede interventi mirati. Per questo lavoratori e sindacati hanno incontrato a Catanzaro la deputazione parlamentare calabrese chiedendo aiuto per salvaguardare il comparto

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di Rossella  Galati
11 marzo 2019
17:31

Sono circa 15 mila i lavoratori del settore delle telecomunicazioni in Calabria distribuiti in 250 aziende tra grandi committenti, come Tim, Wind e Vodafone, aziende di manutenzione e installazione di impiantistica telefonica e call center. Un settore che soffre per assenza di regole nella gestione degli appalti, per la rivisitazione digitale e soprattutto per la delocalizzazione all’estero generando veri e propri drammi occupazionali. «Oltre 900 lavoratori negli ultimi 6 mesi hanno perso il posto di lavoro – sottolinea Francesco Canino, segretario generale Fistel Cisl Calabria -. Erano lavoratori precari che lavoravano per grandi aziende. Purtroppo le congiunture che ci sono state di cali di volume generalizzati, hanno portato al licenziamento di questi lavoratori».

Le proposte ai parlamentari calabresi

Problemi sui quali da tempo i sindacati confederali delle telecomunicazioni  hanno acceso i riflettori e che oggi sono stati al centro di un incontro pubblico con la deputazione calabrese. All’invito hanno risposto i grillini Anna Laura Orrico, Bianca Laura Granato, Giuseppe Auddino, Elisabetta Barbuto, per il Pd Enza Bruno Bossio ed Ernesto Magorno, Wanda Ferro per Fratelli d’Italia. A loro sono state lanciate delle proposte per la messa in sicurezza del settore attraverso un documento articolato in più punti: dagli interventi normativi strutturali alle modifiche del sistema di gare nei call center, dal contrasto alla delocalizzazione a un diverso modello di incentivazione alle imprese, da una rivisitazione del subappalto nel settore alla tutela dell’outbound, il settore più debole e precario del comparto. «Chiediamo innanzitutto la stabilizzazione dei lavoratori precari che in Calabria sono ormai una miriade e poi la garanzia del lavoro – dice Fabio Guerriero, segretario generale Uilcom Calabriua -. E’ il caso di dire basta alla delocalizzazione e mantenere il lavoro in Calabria. Noi siamo seriamente preoccupati. Crediamo che una azione sinergica tra organizzazioni sindacali e Ministero dello Sviluppo Economico, possa dare risposte a questo territorio martoriato». Tra le proposte anche alcune modifiche al decreto dignità.

Un settore che preoccupa

Per il segretario generale della Slc Cgil Calabria Daniele Carchidi ci vuole una redistribuzione della ricchezza: «Basterebbero pochi milioni di euro per mettere in sicurezza un intero settore. E’ una vera emergenza. Noi non abbiamo niente da chiedere ma ci presentiamo con idee e proposte sviluppate per salvaguardare l’occupazione». Una richiesta di aiuto dunque alla deputazione parlamentare calabrese, che per i sindacati non può essere assolutamente disattesa. «I parlamentari di Governo e di opposizione - per Canino - devono lavorare insieme per dare risposte ai lavoratori». «Sicuramente accogliamo le proposte che sono state fatte dalle sigle sindacali – commentala parlamentare Anna Laura Orrico - e inizieremo a lavorare, ovviamente di concerto con il Governo, sia per intervenire sulle crisi aziendali che si stanno aprendo in questo momento ma anche per fare una politica di sistema su questo settore».

 

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