Usare il dna dei cani per beccare e multare gli incivili: la proposta del Codacons

Per l’associazione creare una banca dati con il profilo genetico degli animali è il solo modo «per rendere concreta la minaccia di severe sanzioni a carico di padroni “sporcaccioni”». Ecco come funzionerebbe

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di Redazione
18 maggio 2019
10:20

Creare una banca dati con il dna dei cani per multare gli incivili: è questa la proposta avanzata dal Codacons per assicurare sanzioni più severe ai padroni sporcaccioni che non raccolgono i bisogni dei loro animali. «Strade e marciapiedi sono invasi dalle “cacca”. Tanto da costringere i pedoni a vere e proprie gimcane tra i “ricordini” non rimossi dai “padroni” i quali, evidentemente, non hanno alcun rispetto sia verso i propri concittadini che per la loro città» - si legge in una nota dell’associazione dei consumatori.


«Purtroppo risultano inutili le norme che prevedono sanzioni, anche importanti, per i proprietari. Troppo difficile applicarle, troppo difficile cogliere qualcuno sul “fatto”. Eppure - si legge ancora - il legislatore ha previsto che chi decide di tenere un cane, debba assumersi la responsabilità delle azioni compiute dall’animale.  Finanche la Corte di Cassazione è intervenuta sull’argomento, precisando che, quando un cane sporca, il padrone è obbligato a pulire».

 

E il Codacons snocciola anche i dati che riguardano la Calabria: tra cani e gatti, risultano registrati circa 140mila animali. A Cosenza 47mila, a Reggio Calabria 37mila, a Catanzaro 27mila, a Crotone 15mila ed a Vibo Valentia 13mila.

Per l’associazione, presieduta in Calabria da Francesco Di Lieto, c’è solo un modo per rendere concreta la minaccia di severe sanzioni a carico di padroni “sporcaccioni”:  la “prova” del Dna come deterrente. Sarebbe sufficiente «istituire un registro dei profili genetici di tutti i cani presenti sul territorio cittadino.
Imponendo a tutti i proprietari di sottoporre il proprio animale alla prova del Dna, attraverso una convenzione con gli studi veterinari».
Per farlo bisognerebbe «effettuare un semplice prelievo di un campione salivare, per poi trasferire il codice identificativo al Servizio Veterinario della Asp al fine di provvedere all’aggiornamento dell’anagrafe canina.
Tali informazioni consentiranno, quindi, di risalire al proprietario maleducato e di sanzionarlo.
Renderlo più civile, colpendolo al portafoglio.
Inoltre – si legge nella nota - tutti coloro che non avranno effettuato il test del Dna al proprio animale, entro una determinata data, non solo dovranno corrispondere al comune una sanzione amministrativa, ma dovranno effettuare il test a proprie spese».


«Una battaglia di civiltà che avrebbe un importante effetto deterrente - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons - sapere, infatti, che le feci sono riconoscibili, spingerà gli sporcaccioni a comportarsi civilmente e rendere i marciapiedi più puliti».

Le sanzioni ipotizzate dal Codacons sono abbastanza elevate. Fino a 500 euro se il padrone dell’animale omette di raccogliere gli escrementi prodotti su area pubblica o di uso pubblico sull’intero territorio comunale.
«Siamo certi – conclude Di Lieto - che con l’arrivo delle prime multe avremo strade e marciapiedi più puliti».

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