Rapporto Svimez

Economia, al Sud ripresa più lenta: «Se spesi interamente, i fondi del Recovery saranno spinta decisiva»

È quanto emerge dall'ultimo rapporto Svimez, che stima per il 2021 una crescita del Pil nel Centro Nord del 6,8% mentre nel Sud crescerà del 5%. In 8 anni emigrati dal Meridione un milione di persone, aumentano le famiglie in povertà (ASCOLTA L'AUDIO)

di Redazione
30 novembre 2021
12:25

Il Sud appare meno reattivo in questa fase di ripresa economica: . Il Mezzogiorno, quindi, appare "meno reattivo e pronto a rispondere agli stimoli di una domanda legata soprattutto a due fattori, le esportazioni e gli investimenti".

Nel 2022 la Svimez prevede un aumento del Pil del +4,2% al Centro-Nord e del +4% nel Mezzogiorno. Nel biennio 2023/2024 la stima è per il Sud rispettivamente del +1,9% il primo anno e del +1,5% il secondo, mentre nel Centro-Nord il Pil crescerebbe del +2,6% nel 2023 e del +2% nel 2024.


L’export ha un effetto propulsivo più ampio nel Centro-Nord (+14,3% al Sud, + 16,5% nel resto del Paese), gli investimenti in costruzioni, accelerano in entrambe le aree (+14,8% al Sud, +15,8% al Centro-Nord) ma tendono ad avere un impatto di traino all’economia più significativo al Sud.
Nel quadriennio l’impatto relativamente maggiore delle manovre di finanza pubblica e del Pnrr al Sud rispetto al Centro-Nord, "dovrebbe impedire al divario di riaprisi". Ma la debolezza dei consumi, conseguente alla dinamica salariale piatta (15,3% di dipendenti con bassa paga nelle regioni meridionali rispetto a 8,4% in quelle centro settentrionali), al basso tasso di occupazione e all’eccessiva flessibilità del mercato del lavoro meridionale con il ricorso al tempo determinato per quasi 920 mila lavoratori meridionali (22,3% al Sud rispetto al 15,1% al Centro-Nord) e al part time involontario (79,9% al Sud contro 59,3% al Centro-Nord), frenerebbe la crescita.

Al Sud quasi 1 milione di donne 'Neet'

La quota di donne Neet - ossia che non lavorano e non studiano - è molto elevata nel Mezzogiorno, circa 900mila, con valori intorno al 40% rispetto al 17% della media europea
A conferma della maggiore difficoltà di accesso al mercato del lavoro delle giovani donne nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione delle 20-34enni laureate da 1 a 3 anni è appena il 44% nel Mezzogiorno a fronte di valori superiori al 70% nel Centro-Nord. Rispetto al secondo trimestre 2019, l’occupazione femminile nel Sud si è ridotta di circa 120mila unità nel 2021, (-5%, contro -3,3% del Centro-Nord). (AGI)

In 8 anni oltre 1 mln emigrati dal Sud

Complessivamente nel periodo 2002/2020 coloro che sono emigrati dal Sud hanno superato il milione di persone, di cui circa il 30% laureati. 

Dopo lo sblocco dei primi licenziamenti da fine giugno, sono stati circa 10.000 coloro che hanno perso il lavoro, di cui il 46% concentrato nelle regioni meridionali. E' la stima contenuta nel rapporto Svimez.

Per Sud fondi Recovery saranno "spinta decisiva"

L'economia meridionale - si legge sempre nel rapporto - potrebbe avere una spinta decisiva se si spenderanno interamente i fondi destinati al Mezzogiorno (40%) e se si riuscirà a trasformare la spesa per investimenti pubblici in nuova capacità produttiva in grado di intercettare una quota maggiore di domanda, interna ed estera,

Nel Sud aumentano a 2,3 mln persone in povertà  

Nel 2020, anche a causa della pandemia, la povertà assoluta è aumentata sia per le famiglie sia per gli individui: sono oltre 2 milioni le famiglie italiane povere, per un totale di più di 5,6 milioni di persone, di cui oltre 775.000 nelle regioni meridionali, per circa 2,3 milioni di persone.

Al Sud, inoltre, la povertà assoluta è più elevata con un'incidenza del 9,4% fra le famiglie (era l'8,6% nel 2019). La presenza di minori incide in misura significativa sulla condizione di povertà: nel Mezzogiorno il 13,2% delle famiglie in cui è presente almeno un figlio minore sono povere, contro l'11,5% della media nazionale.

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