Ventiquattro milioni e 800mila italiani non versano un euro al Fisco. Nei primi tre scaglioni di reddito, fino a 20mila euro annui, il 47% dei contribuenti, quindi poco meno di 20,2 milioni, versa in media il 5% dell'Irpef totale. Chi dichiara oltre 35mila euro, il 18,78% dell’intera platea dei contribuenti, versa il 65% di tutta l'Irpef. Coloro che dichiarano oltre 55mila euro sono il 6,25% e pagano il 40,63% di tutta l'Irpef.

È la fotografia scattata dal rapporto dell'Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate previdenziali 2026 di Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL in collaborazione con la Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.

In questo scenario, la Calabria si conferma una delle realtà più fragili del Paese, condizionata da un ampio divario socio-economico rispetto ad altre aree della penisola. La regione paga lo scotto di bassi gettiti pro capite e di un'elevata incidenza dell'economia sommersa. Il contesto locale risulta fortemente dipendente dai meccanismi di redistribuzione nazionale.

Irpef e redditi: un gettito pro capite ai minimi nazionali

Secondo i dati analizzati nel rapporto, la Calabria registra un’Irpef pro capite pari a 2.090 euro per abitante. Si tratta del dato regionale più contenuto dell'intero Paese, nettamente inferiore sia alla media della macroarea del Sud (2.371 euro pro capite), sia ai valori riscontrati nel Centro (4.020 euro) e nel Nord Italia (4.448 euro).

Nell'arco temporale compreso tra il 2008 e il 2024, il numero complessivo dei dichiaranti Irpef in Calabria ha subito una flessione del 5,76% (attestandosi a un indice di 94,24 rispetto alla base 100 del 2008). In controtendenza si attesta invece l'andamento dei versanti (ossia coloro che corrispondono effettivi versamenti d'imposta), cresciuti del 16,30%, a fronte di un incremento dell'ammontare complessivo dell'imposta versata pari al 37,90% nello stesso periodo di 17 anni.

L'Iva e il nodo dell'economia sommersa

L'analisi dell'Imposta sul valore aggiunto regionalizzata per l'anno fiscale 2024 evidenzia per la Calabria un gettito complessivo pari a 1.012,81 milioni di euro su una popolazione di 1.834.646 abitanti. Questo dato si traduce in un gettito Iva pro capite di soli 552,05 euro all'anno, che colloca la regione all'ultimo posto nazionale assieme alla Sicilia (694,83 euro).

Il divario risulta particolarmente marcato se confrontato con la media del Nord (3.613,69 euro pro capite) o con i vertici della graduatoria come la Lombardia (5.565,96 euro). Come evidenziato dall’Osservatorio sulla spesa pubblica, una spesa pro capite Iva così ridotta non è giustificabile con livelli di consumo reale quattro o cinque volte inferiori rispetto alle regioni settentrionali, bensì segnala una rilevante presenza di evasione fiscale e di lavoro sommerso sul territorio.

Il gettito dell'Imposta sul reddito delle società generato in Calabria per l'anno di riferimento ammonta a 392,31 milioni di euro, rappresentando circa lo 0,69% del totale nazionale (pari a 56,41 miliardi di euro).

Il gettito dell'Imposta regionale sulle attività produttive ammonta a 293,99 milioni di euro. Di questa cifra, ben 140,94 milioni di euro (pari a circa il 47,9% del totale regionale) provengono dalla Pubblica Amministrazione, mentre il settore privato contribuisce per 153,04 milioni di euro. La Calabria figura tra le regioni sottoposte a piano di rientro dal deficit sanitario, condizione che comporta la maggiorazione automatica dell'aliquota ordinaria Irap di 0,15 punti percentuali.

Welfare e sostenibilità: la sfida della redistribuzione

Il rapporto pone l'accento sulla sostenibilità del sistema di protezione sociale, sottolineando come la spesa per i servizi essenziali - in primis la sanità (il cui costo medio nazionale nel 2024 è stato di 2.347 euro pro capite) e le prestazioni assistenziali - necessiti nei territori a basso gettito di una consistente compensazione da parte della fiscalità generale e dei trasferimenti erariali.

L’analisi dell’Osservatorio evidenzia inoltre come la forte concentrazione di agevolazioni legate all'Isee, del Trattamento integrativo dei redditi e delle misure di sostegno socio-assistenziale (come l'assegno di inclusione) rischi di alimentare un circolo vizioso: in assenza di adeguati controlli e di un effettivo contrasto al sommerso, l'eccesso di assistenzialismo rischia di disincentivare la regolarizzazione del lavoro e l'emersione delle basi imponibili. Tutto ciò fa leva sulle fragilità strutturali della Calabria. La regione si ritrova così stretta tra una ridotta capacità contributiva formale, una elevata evasione fiscale  e la forte dipendenza dalle risorse centrali.