È una tradizione che si rinnova quella della Festa della mietitura nella Piana degli Scrisi di Maierato: territorio ad alta vocazione agricola dove si producono diverse tipologie di cereali, su tutte il grano antico Rosìa, di recente inserito dal ministero dell’Agricoltura tra le varietà italiane da conservazione.

L’Associazione contadini di Maierato ha promosso l’iniziativa per il nono anno consecutivo, attraverso l’utilizzo di mietitrici d’epoca e mezzi più moderni, per una dimostrazione dell’evoluzione delle macchine agricole applicate su un campo seminato con il coinvolgimento delle locali scuole.

«Questa iniziativa si va ormai consolidando - spiega Vincenzo Griffo, presidente dell’Acm -. Noi la viviamo come una rievocazione storica, attraverso la dimostrazione della mietitura su un appezzamento che abbiamo seminato insieme ai ragazzi della scuola media di Maierato, dove mostriamo le varie modalità di mietitura che si sono susseguite nel corso del tempo: da quella a mano fino alla grande mietitrebbia, passando dalla vecchia mietilega trainata dal cingolato alla piccola Bcs».

Una sorta di viaggio nel tempo che culmina, a sera, come un tempo, nella convivialità tra musica e grigliate nell’area attrezzata di fronte alla tenuta dei Marchesi Gagliardi, dove l’Acm festeggia la terra e i suoi frutti. «Per noi ogni anno questa è una giornata storica - aggiunge Griffo - e ci fa piacere festeggiarla insieme a tanti amici».

Quest'anno, poi, c’è un motivo in più per fare festa dopo il riconoscimento ministeriale del grano Rosìa. «Si tratta di un progetto che portiamo avanti da anni. Già la Regione Calabria aveva iscritto il nostro grano nel Registro della biodiversità. Adesso anche il ministero lo tutela e per noi tutto ciò è motivo di grande orgoglio. Questo traguardo è stato possibile grazie all’Università di Reggio Calabria, ai professori Monti e Preiti, all'Arsac e alla Regione Calabria e al nostro agronomo Antonino Greco che ha seguito passo passo tutte le procedure. Questo riconoscimento è quindi per tutti noi un bel traguardo ma anche uno stimolo ad essere più incisivi nelle nostre attività agricole e nella conservazione del nostro grano, così come nella crescita di tutta la filiera».

A crescere però nel contempo è anche la preoccupazione per il progetto di un mega-impianto fotovoltaico che una società romana ha in programma di realizzare su questi campi, occupando ben 73 ettari di territorio oggi destinato proprio alla coltivazione del pregiato cereale. «Purtroppo dietro queste medaglie incombe qualcosa di negativo - spiega Griffo -, che ci delude e amareggia. Questo posto così suggestivo, questi riconoscimenti al nostro grano evidentemente non bastano se poi arriva un progetto così imponente che smonta tutto il nostro lavoro, occupando il cuore della produzione del grano Rosìa. Noi però difenderemo queste terre, insieme alle amministrazioni e a quanti vorranno contribuire alla loro conservazione».