Il lavoro portuale è usurante e il riconoscimento ai fini pensionistici non può più essere rinviato. È quanto sostengono Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, che hanno annunciato per lunedì 28 settembre uno sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori portuali. A Gioia Tauro è previsto un presidio dalle 9.30 all'ingresso doganale del porto.

«Il 7 maggio, davanti ai rappresentanti sindacali e a centinaia di portuali scesi a Roma per uno sciopero nazionale con adesioni altissime, il Ministero del Lavoro aveva annunciato la convocazione a breve di un tavolo tecnico per riconoscere il lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici», ricordano Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria.

«Sono passati quasi cinque mesi e quel tavolo non è mai stato convocato», denunciano i sindacati, sottolineando le condizioni nelle quali continuano a operare i lavoratori. «I portuali hanno continuato a lavorare nelle stive a 50 gradi, sulle banchine roventi, su turni che coprono tutte le 24 ore, tra mezzi enormi e carichi sospesi, dove un attimo di stanchezza può costare la vita».

Secondo quanto riportato nella nota, «più della metà degli addetti operativi ha superato i 50 anni». Per le organizzazioni sindacali, il riconoscimento del carattere usurante del lavoro portuale dovrebbe quindi tradursi anche nella possibilità di un'uscita anticipata dal lavoro. «Chiedere di andare in pensione prima, dopo una vita passata così, significa chiedere che la legge prenda atto di quello che i corpi dei lavoratori raccontano da anni», affermano.

«Le risorse ci sono, si tratta di decidere a chi darle»

Nel comunicato viene affrontato anche il tema delle risorse necessarie per un eventuale intervento previdenziale. «Sappiamo già quale sarà la risposta: mancano le risorse», scrivono Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, che contestano questa eventuale motivazione.

«È la stessa classe dirigente che da decenni trova miliardi di soldi pubblici per sostenere le grandi imprese private e che oggi li trova senza difficoltà per i piani di riarmo. Per chi si spacca la schiena sulle banchine, invece, la cassa resta sempre vuota», affermano i sindacati. «Le risorse ci sono. Si tratta di decidere a chi darle».

L'emendamento sulla manodopera

Il secondo fronte indicato dalle organizzazioni sindacali riguarda l'iter parlamentare della riforma dei porti. Nel mirino c'è, secondo quanto riferito nella nota, un emendamento della Lega che punta a consentire alle imprese terminaliste e a quelle autorizzate ai sensi dell'articolo 16 della legge 84/1994 di rifornirsi di manodopera direttamente dalle agenzie per il lavoro, superando il sistema previsto dall'articolo 17.

Una modifica che, secondo Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, avrebbe conseguenze sul lavoro e sulla sicurezza nei porti.

«Ciò significherebbe che lavoratori formati, esperti, che conoscono le banchine e i rischi specifici delle operazioni portuali, saranno sostituiti progressivamente da personale interinale intercambiabile, ricattabile e a bassissimo costo», sostengono i sindacati.

«In un luogo dove la sicurezza dipende dall'esperienza, questa scelta significa più precarietà, più dumping salariale e più infortuni», prosegue la nota, che chiede quindi «il ritiro immediato dell'emendamento».

Il caso di Gioia Tauro

Per Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, il tema della precarietà riguarda da vicino anche il porto di Gioia Tauro.

«A Gioia Tauro sappiamo bene dove porta questa strada, perché la precarietà sulle banchine esiste già», affermano le due organizzazioni. Nel comunicato viene richiamata in particolare la situazione dei giovani che entrano nel porto attraverso tirocini.

«Ci sono giovani che entrano in porto come tirocinanti con compensi di poche centinaia di euro al mese e responsabilità da operatore esperto, e che si vedono rinnovare il tirocinio più volte invece di ottenere un contratto», denunciano i sindacati.

Secondo la nota, «è su di loro che si scarica il costo di un modello che pretende professionalità senza pagarla e sicurezza senza garantire stabilità».

Le richieste dei sindacati

Le richieste avanzate da Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria sono quindi quattro: la convocazione immediata del tavolo tecnico al Ministero del Lavoro, il riconoscimento del lavoro portuale come usurante all'interno del sistema previdenziale, il ritiro dell'emendamento che interviene sull'articolo 17 e maggiori garanzie sul piano della stabilità, della formazione e della sicurezza.

Lo sciopero, sottolineano le organizzazioni, «è aperto a tutti i lavoratori portuali, iscritti o non iscritti a un sindacato, compresi quelli assunti tramite agenzia». I sindacati ricordano inoltre che, secondo quanto previsto dalla normativa, i lavoratori somministrati non possono essere utilizzati per sostituire quelli che partecipano allo sciopero.

«Il tempo delle promesse e dei rinvii è finito», concludono Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria. L'appuntamento è per lunedì 28 settembre alle 9.30, all'ingresso doganale del porto di Gioia Tauro, dove si terrà il presidio.