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Il Pnrr si è fermato a Eboli: i primi bandi confermano che il gap Nord-Sud aumenterà

Continua il viaggio nel direttore Aprile nel Piano di ripresa e resilienza: tra soldi promessi e nessuna garanzia di assegnazione, le risorse europee che dovevano essere dirottate alle regioni meridionali hanno preso invece altre strade

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di Redazione
23 novembre 2021
15:56

Il Pnrr si è fermato a Eboli: sembra assurdo a dirlo, ma progetti sbagliati e incertezze in questa prima fase di attuazione hanno mostrato plasticamente a tutti quanto le preoccupazioni della vigilia fossero realistiche: nei primi bandi, il divario tra Nord e Sud si è addirittura allargato.

Reti idriche, asili, porti, assunzioni: i primi bandi infatti non consentono al Meridione di recuperare il gap con il resto del Paese. E la soglia del 40 per cento, anche se sarà rispettata, non tiene conto di popolazione, Pil e disoccupati


La prima cosa che salta all’occhio è la quota del 40% destinata al Mezzogiorno (al momento solo su carta), inferiore al 50% promesso (c’è da dire, solo a parole) dal precedente Governo Conte. Una quota soprattutto nettamente inferiore rispetto a quanto richiesto dalla maggioranza parlamentare che in ben 4 testi ufficiali aveva intimato di applicare, per la distribuzione dei fondi tra le macro-regioni italiane, gli stessi parametri di Bruxelles per ripartire le risorse tra gli Stati membri. In tal modo, al Sud sarebbe andato dal 65 al 70 per cento dei soldi. Richiesta bocciata dal Ministro per il Mezzogiorno, Mara Carfagna.

E quando si va a guardare come vengono usati nel Pnrr i fondi europei che dovrebbero far decollare il Sud, si scopre che con quei soldi si potenziano i porti di Genova e Trieste, mentre si escludono quelli del Mezzogiorno, capaci di intercettare prima e meglio i traffici intercontinentali; si tagliano di circa 8-9 miliardi gli stanziamenti già previsti per la coesione territoriale: si riducono di più della metà i fondi per il sostegno alle aree interne; non si conferma al Sud lo stanziamento del 50% delle risorse per la componente “Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile”. Anzi, per il collocamento delle stazioni di rifornimento di idrogeno, il Piano considera solo le “Regioni del Nord Italia fino alla Pianura Padana”.

E sono solo alcune delle novità del Pnrr di Mario Draghi, a capo di un governo a trazione prettamente settentrionale che, in aprile 2021 fa approvare dal Parlamento un Piano diverso da quello consegnato a Bruxelles e, soprattutto, dato ai Parlamentati appena 48 ore prima del voto: deputati e senatori hanno avuto a disposizione solo una manciata di ore per leggere il testo economico più importante della storia d’Italia e su cui, a distanza di mesi, docenti ed economisti ancora studiamo. Testo che successivamente risulterà nuovamente stravolto in sede di inoltro alla Commissione Europea.

Il governo ha cambiato il Pnrr e nasconde gli allegati di dettaglio Next generation Eu. In base alle nostre ricostruzioni il governo avrebbe inviato alla commissione europea un testo diverso da quello presentato al parlamento la scorsa settimana. Tra le due versioni, oltre 400 milioni di euro avrebbero cambiato destinazione.   

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