Da uno studio realizzato negli Stati Uniti da Microsoft Research emerge che solo una percentuale molto bassa di richieste ottiene una risposta compiuta e soddisfacente da parte dell’assistente virtuale
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L’Intelligenza artificiale non è (ancora) in grado di sostituire il lavoro umano. L’automazione può aiutare ad implementare le attività lavorative. Lo sostiene lo studio dal titolo “Misurare le implicazioni occupazionali dell’intelligenza artificiale generativa” realizzato e pubblicato da Microsoft Research, la divisione di ricerca e sviluppo su informatica e innovazione tecnologica e digitale della holding di Redmond. Lo studio è stato realizzato utilizzando 200.000 interazioni reali, ma in forma anonima, tra altrettanti lavoratori americani e Copilot, l’assistente IA sviluppato da Microsoft. Tre gli obiettivi della ricerca: appurare quanto frequentemente i soggetti partecipanti al progetto svolgevano un’attività lavorativa con il supporto dell’intelligenza artificiale; con che frequenza l’intelligenza artificiale concludeva con successo l’attività richiesta; quanto dell’attività richiesta poteva essere svolta in autonomia dall’assistente IA.
Dai risultati emerge che solo una percentuale molto bassa di richieste ottiene una risposta compiuta e soddisfacente da parte dell’assistente virtuale. Tra le attività completate con maggior successo da Copilot vi sono la raccolta di informazioni, la stesura o la modifica di contenuti, l’offerta di assistenza tecnica o consulenze, le attività di traduzione e interpretazione di contenuti linguistici, la risposta a richieste del pubblico e dei clienti.
Le attività svolte con minore soddisfazione riguardano l’analisi complessa di dati, il visual design e le attività statistiche o ingegneristiche. Lo studio è servito a mappare le professioni con la maggiore propensione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale ed a valutare quali categorie potrebbero beneficiare maggiormente dell’utilizzo dei chatbot. Alle risposte emerse dalla ricerca è stato attribuito un voto di pertinenza che ha generato una classifica dei maggiori utilizzatori dell’IA.
L’elenco
Professione
1 Interpreti e Traduttori
2 Storici
3 Assistenti di bordo
4 Venditori di servizi
5 Scrittori e autori
6 Operatori di customer service
7 Programmatori CNC
8 Centralinisti telefonici
9 Agenti di viaggio e biglietteria
10 Annunciatori e speaker radiofonici
11 Impiegati di borsa
12 Educatori per la gestione domestica e agricola
13 Telemarketer
14 Concierge
15 Scienziati politici
16 Giornalisti e reporter
17 Matematici
18 Redattori tecnici
19 Correttori di bozze
20 Host e hostess
21 Editor
22 Docenti di economia (università)
23 Specialisti in relazioni pubbliche
24 Promoter e dimostratori
25 Agenti di vendita pubblicitaria
26 Impiegati nuovi conti
27 Assistenti statistici
28 Impiegati noleggio e sportello
29 Data scientist
30 Consulenti finanziari personali
31 Archivisti
32 Docenti universitari di economia
33 Sviluppatori web
34 Analisti gestionali
35 Geografi
36 Modelli e modelle
37 Analisti di mercato
38 Operatori centrali emergenza
39 Centralinisti
40 Docenti universitari in biblioteconomia
Rivoluzionaria ma non troppo
Dallo studio emerge che l’Intelligenza artificiale può supportare in modo produttivo le attività lavorative ma al momento non è in grado di svolgere integralmente alcuna occupazione. Di certo è in atto una rivoluzione sistemica in cui cambierà il modo in cui il lavoro verrà svolto ma non eliminerà il bisogno di figure umane. L’interazione con l’intelligenza artificiale riguarda le professioni intellettuali senza toccare quelle pratiche e manuali. Può operare sui contenuti testuali ma nulla può sulla dimensione fisica della materia.