Por Calabria

La Regione tarda a rispondere a Bruxelles e l’ok al programma da 3,2 miliardi ancora non c’è

Ad aprile il presidente Occhiuto aveva presentato la pratica ma poi la Cittadella non ha apportato le modifiche richieste dalla Commissione europea. Intanto 15 regioni hanno già avuto il via libera definitivo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesco Rende
5 ottobre 2022
17:20

Ad aprile i festeggiamenti, a giugno la doccia fredda, a settembre ancora tutto tace. Solo pochi mesi fa, il presidente Occhiuto aveva annunciato che la Regione Calabria era tra le prime in Italia ad aver presentato il proprio documento alla Commissione Europea circa il Por Calabria 2021-2027. Eppure, sei mesi dopo, lo scenario si è ribaltato: la Calabria è una delle poche regioni italiane il cui programma non è stato ancora approvato.

La Commissione Europea non ha ritenuto sufficientemente valido il documento presentato dalla Calabria ed ha chiesto delle modifiche, che dovevano arrivare entro la fine di settembre: la Regione non ha ancora risposto, accumulando così un importante ritardo. E adesso i tempi fremono, perché il ritardo nella risposta da parte degli uffici di Germaneto è evidente e stride ancor di più con le necessità delle aziende, che avrebbero bisogno di supporto in un momento così delicato. Anche perché, non bisogna dimenticarlo, la Calabria è particolarmente attenzionata sia per i blocchi alla spesa che ha subito sia per la difficoltà nella spesa della programmazione 2014-2020, con il rischio che alcuni fondi tornino a Bruxelles. Ma riavvolgiamo il nastro di una vicenda complessa, fatta di cifre e documenti


Por Calabria, ad aprile Occhiuto annunciò: «Tra i primi in Italia»

Come tutte le regioni italiane, anche la Calabria sin dallo scorso anno è stata impegnata nella redazione del nuovo Programma Operativo Regionale, lo strumento attraverso il quale l’Europa sostiene i territori, in particolar modo quelli disagiati. La Calabria, ça va sans dire, è una delle regioni ad obiettivo convergenza: si tratta di zone sottosviluppate, con indicatori economici lontani dalla media europea, e che quindi hanno bisogno di maggiori risorse per poter colmare il gap con il resto del continente. L’Europa, si sa, è sempre stata generosa con la Calabria, anche se non sempre questo sentimento benevolo è stato ricambiato a dovere. Tra ritardi, spese mancate e brogli, la Commissione è spesso intervenuta bacchettando pesantemente le istituzioni regionali.

Appena insediato, tra l’altro, il presidente Occhiuto dovette affrontare prima la grana del blocco dei pagamenti della Regione Calabria e poi un difficile Comitato di Sorveglianza, dal quale emergeva che la spesa della programmazione 2014-2020 era ben al di sotto delle aspettative. Una situazione complessa, che il presidente affrontò di petto andando direttamente a Bruxelles e rassicurando gli uffici sul nuovo corso.

Proprio sulla scia di queste premesse, nello scorso mese di aprile, la Regione annunciò un risultato lodevole: proprio la Calabria, abituata ad essere la cenerentola d’Europa, era adesso tra le prime regioni ad avere inviato il proprio programma a Bruxelles per la valutazione. Una dotazione finanziaria importante, superiore ai 3 miliardi di euro, e un’attività di programmazione che veniva annunciata come imponente, in linea con le sfide che proprio questo territorio ha necessità di affrontare. 

La bocciatura di Bruxelles

Il documento programmatico, però non ha ancora ricevuto l’ok dei revisori della Dg Regio (Direzione generale politica regionale e urbana) di Bruxelles. Tra le contestazioni, i valutatori hanno richiesto una maggiore concretezza nella costruzione dei documenti metodologici che sono alla base del programma e sui quali si richiedono i finanziamenti, una maggiore coerenza tra le cifre ad integrazione tra i vari fondi ed una maggiore attenzione per far sì che si evitino sovrapposizioni tra le programmazioni, come ad esempio il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Por 2014-2020 e per l’appunto il costruendo Por 2021-2027.

Una ventina di pagine di richieste, in linea comunque con quelle che furono le richieste verso le altre regioni: tutto nella norma, adempimenti tecnici da portare avanti e nessuna criticità grave, solo uno stallo da risolvere con un po’ di impegno. Qui, però, succede qualcosa: mentre le altre regioni che hanno avuto sostanzialmente le stesse bocciature si sono impegnate ed hanno portato da subito ad approvazione i piani modificati, in Calabria qualcosa s'è inceppato. Forse la difficoltà di irrobustire la parte metodologica, forse lo svolgimento della campagna elettorale, fatto sta che in Cittadella qualcuno si è “dimenticato” di dover lavorare al nuovo Por, modificato e corretto, per poterlo poi inviare. Il resto d’Italia ha ripreso a correre, la Calabria è rimasta totalmente indietro: sono stati infatti corretti, modificati ed infine approvati i programmi di 15 regioni italiane ma nessuna notizia è arrivata dalla Calabria. 

Por 2021-2027, i lunghi tempi per la risposta e l’irritazione di Bruxelles

La procedura prevede che vi siano cinque mesi di tempo per chiudere la procedura negoziale: il 23 settembre sono passati tre mesi dall’invio delle deduzioni della Commissione, una scadenza non vincolante ma un orizzonte temporale di buon senso. Nonostante ciò, ancora nessun documento ufficiale è pervenuto negli uffici della Dg Regio e sulle piattaforme per l’interscambio delle informazioni.

Qualcosa deve essersi inceppato nei meccanismi della programmazione regionale calabrese, se si è passati da un momento di grande euforia per essere stati tra i primi ad inviare la proposta di Por della Regione Calabria addirittura ad aprile del 2022 fino ad arrivare ad ora, ottobre 2022, con la Regione Calabria che è tornata ad essere fanalino di coda, una delle cinque regioni ad non aver ricevuto nemmeno l’approvazione di un solo programma. A questo si aggiungono i tempi tecnici: dall’invio della documentazione ufficiale da parte degli uffici di Catanzaro, infatti, la Commissione Europea dovrà effettuare le dovute verifiche e le analisi tecniche sui contenuti della nuova bozza aggiornata.

A voler essere buoni ed alla luce di quanto già avvenuto, un tempo minimo di almeno due settimane è da tenersi in considerazione anche alla luce della mole di lavoro che proprio in questo periodo si sta affrontando a Bruxelles. Proprio in questi giorni, da quanto si apprende, la Regione Calabria ha iniziato a caricare una parte della documentazione ed a popolare le informazioni richieste: nessun documento definitivo però è stato caricato.

Il Por Calabria la prima grana che dovrà affrontare Miozzo? 

Potrebbe essere questa la prima grana che dovrà affrontare Agostino Miozzo, che solo qualche settimana fa ha preso in carico l’onere di gestire le relazioni esterne tra Germaneto, Roma e Bruxelles. Il superconsulente di fiducia del presidente Occhiuto, che ha grande esperienza tra gli uffici della Commissione Europea e delle istituzioni europee in generale, troverà davanti a se un limite formale non di poco conto: nelle interlocuzioni ufficiali tra la Commissione Europea e le regioni, infatti, l’unico riferimento ufficiale è l’Autorità di Gestione dei singoli programmi.

Nel caso della Regione Calabria questa figura è il direttore generale del Dipartimento Programmazione, Maurizio Nicolai, ed è lui l’unico interlocutore autorizzato e riconosciuto dagli uffici di Bruxelles. Se poi Nicolai dovesse avere a riferimento Miozzo, questo non è dato sapersi, ma la gerarchia nel flusso delle informazioni è chiara: la Commissione Europea ha come riferimento l’Adg, la persona che ha dovuto anche gestire il blocco dei pagamenti e che si occupa dell’attuazione del programma 2014-2020 che sta subendo pesanti ritardi, come registrato dai Comitati di Sorveglianza.

Si apre quindi un periodo delicato, che vede la Calabria impegnata in diversi fronti e che dovrà far seguire i fatti ai proclami sul “nuovo corso” in regione. Tra mancata spesa del vecchio Por, attuazione del Pnrr e nuova programmazione balla un totale di circa 10 miliardi. Un’occasione che la Calabria proprio non può perdere se il presidente Occhiuto vuole dimostrare con i fatti, così come sta cercando di fare, che a Germaneto “la musica è cambiata”.

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