La transumanza in Sila Grande: si ripete il viaggio di Antonio

L'amministratore di Ismea Franco Laratta ha partecipato alla migrazione dei bovini sull'appennino calabrese che da secoli è uno dei pilastri su cui si basa l'economia regionale

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di Redazione
11 gennaio 2021
14:26

«Mai prima d’ora abbiamo cominciato la transumanza nel mese di gennaio! I mutamenti climatici stanno cambiando tutto, pure le nostre tradizioni millenarie» Antonio Paese, una laurea, ultima generazione di una famiglia della Sila Grande, che da secoli vive di agricoltura e allevamento di bovini. Ha accolto Franco Laratta, amministratore Ismea, l’ente economico del governo che si occupa di credito per le imprese agricole.


Antonio, con i suoi vaccari, lo ha giudato verso la transumanza dei suoi 90 bovini che dalla zona del Lago Cecita andranno a trascorrere l’inverno nelle miti pianure crotonese, a 60 km dalla Sila. Un viaggio che dura alcuni giorni e che si ripete da sempre lungo un tracciato che solo i vaccari conoscono. Dal 3000 avanti Cristo va avanti questo ‘rito’ che appartiene alla nostra storia, alla nostra secolare tradizione. Dove si ritrovano in un tutt’uno l’uomo, gli animali, la terra. Dalla Sila Grande alla marina, quest’anno eccezionalmente a gennaio, segno evidente dello stravolgimento delle stagioni. La transumanza silana è una delle ultime d’Italia.

Franco Laratta intende chiedere alla Regione e alle altre istituzioni di proteggerla e sostenerla: «Dobbiamo valorizzare e nobilitare quello che è rimasto dell’antica transumanza, dobbiamo trasformarla in una festa in ogni paese che i bovini attraversano. Dobbiamo coinvolgere i giovani, le scuole e le famiglie affinché non si perda per sempre una tradizione millenaria».

Con Antonio, i vaccari e 90 bovini si arriva lungo le sponde del Lago Cecita, in Campo San Lorenzo. Sono le prime ore del giorno, gli animali fanno una prima tappa, Antonio e i suoi vaccari accolgono gli ospiti, anche alcuni bambini con le famiglie. Ed è una gioia fra foto e selfie. Il panorama è insolito per essere a 1300 metri slm: non c’è traccia di neve, il lago è ai minimi, il freddo è appena avvertito. 

Dopo un’ora circa, mentre la pioggia si avvicina e la nebbia si fa minacciosa, si riparte. Il cammino è lungo. Gli animali sono in gran forma, è l’ora di raggiungere le pianure, dove l’erba è fresca. E dove aspetteranno l’arrivo della primavera.

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