Tragedia sfiorata

Malore in Cittadella, il sindacato Csa-Cisal: «Dipendente adagiata su una sedia mentre l’ambulatorio resta chiuso»

La sigla sindacale: «Pur con locali e dispositivi disponibili, il soccorso è avvenuto in ufficio, con la flebo sostenuta da un attaccapanni»

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di Redazione
17 dicembre 2021
08:37

Nella giornata di martedì 14 dicembre una dipendente regionale ha accusato un improvviso malore per cui è stato necessario l’intervento del 118. Ne dà notizia il sindacato Csa-Cisal che specifica: la lavoratrice colta da malessere è in servizio presso il dipartimento “Turismo”. L’episodio è avvenuto alle 13.17 presso il quarto piano (lato Scirocco della Cittadella regionale). In prima istanza, a soccorrere la povera malcapitata è stato il dirigente sindacale del Csa-Cisal che, si legge in una nota stampa, si è visto svenire fra le braccia la dipendente regionale. «Una “presa” che, per fortuna, ha evitato che la stessa potesse sbattere pericolosamente la testa alla scrivania, trasformando così un malessere in una potenziale tragedia. Il dirigente sindacale a cui si sono aggiunti successivamente altri colleghi, dopo aver prestato i primi soccorsi – si fa presente- ha provveduto subito ad avvisare della situazione il 118 e il dirigente di settore “Ricettività Alberghiera ed extra alberghiera, Sistema termale - Funzioni territoriali” dello stesso dipartimento “Turismo”».

L’intervento del 118

«Occorre precisare - fa notare il sindacato - che l’intervento del servizio emergenza urgenza è stato tempestivo, tant’è che alle ore 13.37 l’équipe di sanitari giunta sul posto era già con la dipendente che veniva sottoposta a primi sommari esami (controllo glicemico, controllo della pressione arteriosa ed elettrocardiogramma). Alla fine, l’ipotesi più accreditata dagli operatori sanitari è che si trattasse di un episodio di lipotimia. Tuttavia, poiché la situazione andava approfondita, si è deciso ugualmente di procedere con l’ospedalizzazione della dipendente. Va aggiunto che la stessa lavoratrice si è recentemente - in data 9 aprile 2021 - sottoposta ad un intervento che ha comportato l’installazione di un dispositivo cardiaco (Icm) presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro. Dunque, si trattava di una dipendente potenzialmente fragile. L’équipe del 118 – si rimarca - è intervenuta per prestare il primo soccorso con il servizio “automedica”, servizio oltretutto avviato in via sperimentale lo scorso 9 dicembre dall’Asp di Catanzaro. Tuttavia, constatata la necessità di ricoverare in ospedale la dipendente, la stessa équipe è stata costretta a chiamare l’ambulanza, in quanto l’automedica non è preposta al trasporto di pazienti».


L’ambulatorio della Cittadella rimane chiuso

«A questo punto, auguriamo alla dipendente di ristabilirsi quanto prima e ringraziamo gli operatori del 118 intervenuti tempestivamente. Teniamo ringraziare - sottolinea il sindacato - la dottoressa Francesca Riitano e gli infermieri Donato Paparo e Roberto Russo, la cui tempestività, professionalità e sensibilità nei confronti della collega è stata massima. Tuttavia, lo spiacevole evento non può che far riportare alla mente un qualcosa di inaccettabile: da ormai circa 630 giorni, praticamente oltre due anni, l’ambulatorio infermieristico della Cittadella regionale è incredibilmente chiuso. È una vergogna che pur in presenza di una struttura logisticamente presente nella Cittadella regionale non sia possibile la fruizione di questo servizio essenziale. Non è ben chiaro quale sia il motivo ostativo per cui ancora oggi non è stato ripristinato. Non avere la possibilità, in casi così urgenti - come questo del 14 dicembre -, quantomeno di prestare un primo soccorso e verificare i parametri vitali è un insulto al buon senso.

E se la dipendente avesse avuto una crisi ipoglicemica - si chiede il sindacato - cosa sarebbe successo? E se l’automedica prima e l’ambulanza dopo non fossero stati tempestivamente disponibili che conseguenze poteva subire la povera dipendente? E se l’equipe del 118 fosse stata impegnata in un’altra emergenza, chi avrebbe assisto la lavoratrice? Tutti sanno bene che la tempestività del soccorso è un fattore fondamentale per la tutela della salute delle persone, invece in Regione ci si affida al puro caso».

L’ambulatorio chiuso da due anni

Già la scorsa estate il sindacato Csa-Cisal «aveva chiesto a gran voce la riattivazione dell’ambulatorio infermieristico che era stato inaugurato nel 2016 e che, finché operativo, costituiva un punto su cui i dipendenti regionali potevano contare in caso di bisogno. Ricordiamo anche all’attuale Amministrazione – afferma la sigla sindacale - che la Cittadella regionale è “popolata” da circa 2mila dipendenti, di cui 185 lavoratori sono da annoverare nella categoria “fragili”, dunque con patologie, e molti dei lavoratori sono oltre la soglia dei 60 anni. In pratica, la Cittadella regionale, è un piccolo paese e come ogni paese dovrebbe avere almeno una postazione di guardia medica. Ma così non è.  Purtroppo, si preferisce mantenere locali vuoti e strumentazioni impolverate, seppure profumatamente pagate e inutilizzate, quando invece potrebbero essere adoperati per soccorrere i lavoratori che ne hanno bisogno. L’ultimo caso è emblematico. Pur con locali e dispositivi disponibili, il soccorso della dipendente del dipartimento “Turismo” è avvenuto su una sedia d’ufficio, con la flebo sostenuta da un semplice attaccapanni». 

In tale circostanza «l’équipe degli operatori sanitari è stata costretta ad intervenire all’interno di un open space e su una scrivania di lavoro dove appoggiare la strumentazione medica (dallo zaino di soccorso al monitor defibrillatore fino alla bombola di ossigeno). Tutto questo mentre l’ambulatorio infermieristico è desolatamente abbandonato a sé stesso e inutilizzato».

L’appello del sindacato

Dopo questo episodio, che poteva trasformarsi anche in una tragedia, «chiediamo al dirigente “Datore di Lavoro” di adottare ogni atto formale affinché torni in funzione l’ambulatorio infermieristico attraverso le forme amministrative più efficaci e celeri, che si tratti di una convenzione con un’azienda sanitaria provinciale (o ospedaliera) o comunque che si trovi il modo (magari con un contratto di collaborazione) di reclutare gli infermieri necessari. Non c’è più tempo da perdere per evitare che fatti analoghi si ripetano o, addirittura, abbiano un epilogo peggiore. Chiediamo - conclude il sindacato Csa-Cisal - al presidente della Giunta Roberto Occhiuto di mettere mano a questa indecorosa situazione della Cittadella regionale. Non è possibile che i lavoratori non possano contare su un presidio che serve a tutelare la salute dei dipendenti, soprattutto perché già c’è ma rimane misteriosamente avvolto nella polvere. Nel caso in cui la situazione non dovesse sbloccarsi, il sindacato non esclude l’adozione di misure fortemente simboliche e rappresentative al fine di ripristinare il presidio di sicurezza per i lavoratori».

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