Fondi Cipess

Opere pubbliche, in Calabria mancano i progetti e i soldi vanno alle altre regioni

Su sei miliardi di finanziamenti arrivano solo le briciole: 1,7 alla Campania, 1,2 alla Sicilia e 985 milioni alla Puglia. Solo 465 milioni ad un territorio che paga venti anni di immobilismo, debolezza amministrativa e veti incrociati in materia di progettazione (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesco Rende
3 marzo 2022
09:00

C’è una formulina, due parole soltanto, che inchioda la politica calabrese a livello regionale, comunale e provinciale di ogni schieramento: “immediata cantierabilità”. È il motivo per il quale la Calabria, nelle ultime settimane, pur senza saperlo ha perso centinaia di milioni a discapito delle altre regioni del Sud, come la Campania, la Sicilia e la Puglia.

Si tratta dei fondi Cipess, per i quali la Regione Calabria ha ottenuto 465 milioni di euro per la realizzazione di tre opere specifiche: un risultato importante, sottolineato anche dalle dichiarazioni del presidente Occhiuto che ha inserito queste cifre anche nelle opere realizzate nei suoi primi 100 giorni di governo. Peccato che alla Campania siano toccati quasi due miliardi di euro (1,7 miliardi per la precisione), alla Sicilia 1,2 miliardi, alla Puglia 985 milioni. Il motivo è chiaro: in Calabria non mancano i soldi, ma i progetti. E nella narrazione, stavolta è necessario dire che i soldi non li ruba il nord, non li rubano le altre regioni, ma li hanno rubati anni di incapacità e debolezza amministrativa.


Opere pubbliche, mancano i progetti e i soldi vanno altrove

Per capire bene la questione è necessario riavvolgere il nastro e tornare indietro, al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il massiccio piano di investimenti dell’Unione Europea ha dei limiti, di due tipi: uno è di carattere temporale, ovvero tutte le opere devono essere chiuse entro il 2026. L’altro riguarda la tipologia di investimenti: non si possono finanziare investimenti di manutenzione o realizzazione di arterie stradali.

Questo vincolo, però, è stato aggirato tramite uno strumento apposito, quello del “Fondo complementare”, un insieme di risorse che si combinano agli investimenti del Pnrr per poter finanziare opere collegate come strade, autostrade e altre opere collegate. Le gestisce il Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, con risorse provenienti dal FSC Fondo di Sviluppo e Coesione, il cui utilizzo è destinato per l’80% al Sud. Risorse importanti, dunque, che però hanno dei vincoli: devono essere complementari o addizionali alle risorse del Pnrr o del Piano Complementare, essere inserite nell’Allegato Infrastrutture al DEF 2021, al Piano Sud 2030 ed alla immediata cantierabilità dei progetti.

Gli interventi camminano su tre linee: la rete stradale, la rete ferroviaria e le infrastrutture idriche, suddivisi tra risorse gestite a livello centrale, a livello regionale o destinato a singole opere specifiche. Sono tutte opere che devono rispondere ad una serie di condizioni: prima tra tutte, la fase progettuale o realizzativa raggiunta. Sono accettate, infatti, solo opere nelle quali siano presenti progetti definitivi, progetti esecutivi o quantomeno progetti di fattibilità tecnica ed economica. Diversamente, il progetto non passa.

Opere pubbliche in Calabria, senza progetti i soldi vanno ad altre regioni

Questo è proprio il caso dell’anticipo delle risorse dell’Fsc, 6,3 miliardi di euro di cui l’80% destinato direttamente al Sud. Si tratta in totale di 273 opere, che portano al Sud quindi un totale di 5,1 miliardi come anticipo della programmazione 2021-2027. Nello specifico, si tratta di 42 “opere bandiera”, per un totale di 4 miliardi, e 164 opere minori di interesse regionale, dal valore complessivo di 583 milioni quasi totalmente al sud. Strade provinciali, strade di collegamento, opere di collegamento interno.

Tantissime risorse, se si pensa alle cose da fare nella nostra regione, ma qui arriva l’inghippo: si possono finanziare, tra le opere bandiera e le opere secondarie, solamente le attività “immediatamente cantierabili”. A questo punto il meccanismo delle assegnazioni per la Calabria si inceppa: dove sono i progetti? Dove sono le richieste inserite nel piano delle infrastrutture? Dove sono quantomeno i progetti di fattibilità tecnico-economica? Non ci sono, sono pochi, non sono depositati. In questo modo, la Calabria rimane inchiodata alle sue responsabilità, a quelle di una classe amministrativa incapace di progettare o di superare i veti incrociati. Niente progetti, quindi, e niente soldi. La maggior parte delle risorse, soprattutto quelle per la rete viaria secondaria, vanno a Campania, Sicilia e Puglia, mentre alla Calabria restano solo 465 milioni.

Briciole rispetto alle necessità, ma la conseguenza di venti anni di mancata progettazione, debolezza di un sistema burocratico che continua a non prendere responsabilità, di un comparto amministrativo incapace di progettare, di una classe politica che non riesce a guardare oltre alla Calabria del domani.

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