Pagamenti della Pubblica amministrazione, in Calabria record di ritardi

È quanto emerge in una recente indagine realizzata dalla società Cribis. Male anche Sicilia, Campania, Molise e Lazio 

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di Redazione
10 dicembre 2020
11:42

La puntualità dei pagamenti della Pubblica Amministrazione in Italia migliora nel terzo trimestre del 2020 di 2,9 punti percentuali rispetto a fine 2019 e diminuiscono dello 0,5% quelli in grave ritardo (oltre 30 giorni). La Calabria, tuttavia, rimane fanalino di coda. È quanto emerge dallo Studio sulle abitudini di pagamento della a aggiornato al 30 settembre 2020, realizzato da CRibis, società del gruppo Crif specializzata nella business information. «I tempi di pagamento della pa - si legge in un comunicato - restano però sempre sotto la media delle imprese italiane: solo il 29,8% nella pubblica amministrazione rispetta la scadenza fissata (a fronte del 35,2% delle imprese), mentre i ritardi gravi (oltre 30 giorni) sono al 18,9% contro il 12,7% delle imprese. Il Nord Ovest è l’area geografica più affidabile, con il 34,5% di pagamenti puntuali, mentre il Sud e le Isole sono le zone più in difficoltà, con il 31,8% di ritardi gravi a fronte del 23,1% del Centro, del 12,2% del Nord Ovest e del 9% del Nord Est».

 


«Nel Sud e nelle Isole - osserva Marco Preti, amministratore delegato di Cribis - la pubblica amministrazione però è più puntuale delle imprese: solo il 22,6% di queste ultime, infatti, paga i propri fornitori alla scadenza, contro il 27,9% delle aziende pubbliche». Il record negativo dei ritardi oltre 30 giorni spetta alla Calabria con il 52,6%, seguita da Sicilia (32,5%), Campania (32,2%), Molise (30,9%) e Lazio (30,7%).

 

Le regioni con meno ritardi gravi sono invece Valle d’Aosta (5,1%), Trentino-Alto Adige (6,2%) e Friuli-Venezia Giulia (7,7%). Nel settore Asl e sanità, lo studio di Cribis evidenzia negli ultimi due anni un calo progressivo dei ritardi gravi che, dal 41,6% del 2018, sono passati al 25,5% di fine settembre. Di contro, sono aumentati i ritardi fino a 30 giorni: erano il 57,9% nel 2018, sono saliti al 62,2% nel 2019 e a settembre hanno raggiunto il 74%. Nella sanità sono però quasi inesistenti i pagamenti puntuali, che oscillano dallo 0,5% del 2018 all’1% dell’anno scorso, per tornare allo 0,5% nell’ultimo trimestre del 2020.

Per quanto riguarda gli enti territoriali, l’ente rileva un miglioramento sia nei pagamenti alla scadenza (21,3%, vs il 19,1% del 2019 e il 16,5% del 2018), sia in quelli oltre 30 giorni che sono oggi il 23,7%, a fronte del 24,1% dello scorso dicembre.

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