Pnrr e fondi al Sud: «Necessario vigilare e recuperare una visione complessiva del Paese»

VIDEO | È quanto affermato dal presidente Unindustria Calabria Aldo Ferrara e dal docente Vittorio Daniele ospiti del format Dopo la notizia che ha avuto come filo conduttore la ripartizione delle risorse che penalizzerebbe ancora una volta il Meridione

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di Redazione
8 luglio 2021
12:00
Pino Aprile in studio. Nel riquadro Ferrara e Daniele
Pino Aprile in studio. Nel riquadro Ferrara e Daniele

Perché l'economia meridionale non si fa valere? È questo il titolo della puntata di Dopo della notizia, il format di approfondimento condotto dal direttore Pino Aprile, in onda tutti i giorni dopo il tg serale di LaC News24 che ha visto ospiti il presidente Unindustria Calabria Aldo Ferrara e Vittorio Daniele, docente di Politica economica all'Università Magna Graecia di Catanzaro.


Punto di partenza l’articolo del professore di Economia applicata dell’Università di Bari, Gianfranco Viesti che ha svelato l’inganno nascosto tra le pieghe del Piano nazionale di rilancio e resilienza nella ripartizione dei fondi. Al Sud spetterebbero infatti solo 22, non 82 miliardi. Non 70 dunque, non il 40 per cento, ma appena il 10 per cento. 

«Necessario vigilare»

«C'è un po' il balletto dei numeri. Sappiamo che questi soldi sono stati dati per la riduzione dei divari. Bisogna quindi vigilare e approfondire i dati che ci vengono forniti» - ha detto Ferrara.  «Non dobbiamo poi dimenticare un altro aspetto, al di là della quantità dei soldi, è necessario sapere come saranno utilizzati».

Traffico commerciale ridotto

Ma quanto costa al Sud non avere le infrastrutture adeguate? «Non esiste una cifra o una stima per capire quanto pesi la carenza infrastrutturale» ha affermato il professor Daniele. «Sicuramente però ha un peso notevole da un punto di vista storico la perifericità del Meridione rispetto ai grandi mercati del Nord Italia e d'Europa.

Possiamo dire quanto pesa dal punto di vista commerciale. Nel 2008 il nostro Paese era il secondo destinatario per traffici commerciali che passavano attraverso il canale di Suez, 10 anni dopo siamo passati al decimo posto. Si è perso molto nello scambio di merci che avviene tra navi portacontainer. Altri porti sono cresciuti nel Mediterraneo, noi abbiamo perso quote di mercato e quindi il nostro traffico si è ridotto passando dal 37% al 25%».

Il progetto Costruire il Mediterraneo

«Unindustria fece un appello al presidente della Repubblica per sollecitare il divario che divide il nord dal sud, gli industriali hanno fatto sentire la propria voce. Noi per la prima volta abbiamo elaborato il progetto Costruire il Mediterraneo che è centrato proprio sul tema dell'economia del mare. Noi siamo un'hub logistica naturale, con il porto di Gioia, Crotone e Corigliano. Siamo al centro del Mediterraneo» - ha poi sottolineato Ferrara.

È essenziale infatti anche per il professore Daniele «recuperare una visione complessiva del paese, non si può pensare che solo una parte del paese si sviluppi e un'altra resti indietro, è un principio di equità».

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