Nuovo scenario

Ponte sullo Stretto anche con fondi europei: l’ipotesi ora si fa strada a Bruxelles

Per la prima volta grazie ai nuovi regolamenti emerge la possibilità che l’opera possa essere finanziata con risorse comunitarie. Il precedente in Croazia e il contesto politico rappresentano una congiuntura estremamente favorevole per la grande opera (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesco Rende
11 ottobre 2022
17:40

Uno spiraglio di luce, in una classica e grigia giornata belga, potrebbe cambiare totalmente le sorti della realizzazione di un’infrastruttura come il Ponte sullo Stretto. Per la prima volta infatti, durante la European Region Week la Commissione Europea ha aperto alla possibilità che il ponte che collega la Sicilia al “continente” possa essere finanziato, magari anche solo in parte, con risorse europee.

Un enorme passo in avanti, per un ente che finora formalmente o informalmente aveva sempre opposto un secco niet alle richieste di supporto per la costruzione dell’opera: adesso i nuovi regolamenti europei, la possibilità di combinare più risorse e una rinnovata filiera politica potrebbero davvero modificare le sorti dell’opera.


Bruxelles, la mancata smentita che può rendere possibile il Ponte

Il burocratese degli enti europei sa che ogni mancata smentita è un’indiretta conferma: per questo durante la European Region Week, la volontà di non prendere una posizione di netta contrarietà da parte dei funzionari della Commissione alla realizzazione del Ponte sullo Stretto significa che l’aria è totalmente cambiata. La nuova programmazione 21-27, che si sta costruendo in queste ore e che vede le regioni impegnate nel rush finale degli ultimi passaggi propedeutici alle approvazioni, pare mostrare molta più elasticità rispetto alle precedenti per inserire un’opera (o quantomeno una sua parte) enormemente importante sia nella progettazione che nella realizzazione.

Inoltre, questa volta c’è un precedente: in Croazia, un paese che ha condizioni simili a quelle calabresi. Si tratta del Peljasac Bridge, il più grande progetto finanziato dall’Unione Europea nel paese balcanico e uno dei più importanti progetti mai realizzati a livello continentale. SI tratta di un’opera sostenuta dai fondi di coesione, con un contributo di 357 milioni di euro e per una spesa totale di circa mezzo miliardo. L’approvazione arrivò nel giugno 2017 e l’opera è stata presentata nel luglio del 2022, in soli cinque anni, ricevendo anche i complimenti della stessa Commissione per l’enorme lavoro svolto in così poco tempo.

La filiera politica che può sostenere il Ponte sullo Stretto

Alla mutata situazione dei fondi europei si deve aggiungere un fattore, che è totalmente politico e che è frutto dei nuovi assetti politici venuti fuori dalle elezioni di fine settembre. Per la prima volta, infatti, vi è una filiera politica che è totalmente a favore della realizzazione del Ponte: il presidente Occhiuto, infatti, ha più volte ribadito come quell’infrastruttura sia uno snodo fondamentale per il rilancio del Mezzogiorno d’Italia, e l’elezione di Schifani a presidente della Regione Siciliana ha rilanciato questa congiuntura. Lo stesso Schifani, in più interviste, ha detto chiaramente che è il momento buono: “Il ponte sullo stretto si fa .- ha detto in una recente intervista - i fondi ci sono”. Ai due governatori si aggiunge la vittoria del governo di centrodestra, che proprio in campagna elettorale (con Forza Italia in testa) ha più volte sostenuto che è arrivato il momento di realizzare il ponte sullo stretto.

Ponte sullo stretto con fondi europei, ecco alcune ipotesi

Resta da capire, intanto, con quali fondi ed in che modo si potrebbe finanziare un’opera così importante. Mai come stavolta, ed è il caso di dirlo, non è un problema di risorse: i soldi ci sono, tanti, e le difficoltà nella spesa di molte regioni sta a significare che al massimo vi sono problemi di carattere amministrativo, ma non ristrettezze economiche. Il primo pensiero è quello del Pnrr, ma da più parti si ricorda che non potrebbe in teoria finanziare infrastrutture viarie: il Ponte però fa parte del corridoio Ten-T, infrastruttura di interesse europeo, e quindi le resistenze potrebbero già vacillare. Anche il fattore tempo gioca dalla parte del Ponte: se si è finora mantenuto fuori dal Piano Nazionale di RIpresa e Resilienza è perché i lavori devono essere chiusi e consegnati entro il 2026. Ma nei giorni scorsi la Commissione Europea ha reso noto che, in casi particolari, i progetti non finiti nel PNRR potranno transitare nelle programmazioni 2021-2027 (e di conseguenza essere spesi entro il 2030). Un cambio di paradigma non da poco, insomma, che apre un altro possibile “bocchettone” di risorse economiche.

A queste si aggiungono le due programmazioni regionali, quella calabrese e quella siciliana, che potrebbero concorrere in quota parte per i lavori da effettuare nei singoli territori, e le programmazioni nazionali, che potrebbero concorrere ed aggiungersi nel caso in cui il Governo decidesse di spingere sull’acceleratore.
Insomma, pare che sia tutto pronto: adesso mancano solo gli ok definitivi, ma mai come stavolta il Ponte sullo Stretto pare vicino a diventare realtà.

 

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