Il movimento esprime solidarietà ai manifestanti e critica la risposta del Governo. Nel mirino il caro carburante e gli squilibri della filiera commerciale: «Non si può cancellare una protesta senza risolvere le ingiustizie che l’hanno provocata»
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«Non basta liberare le strade. Bisogna affrontare le ragioni per cui sono state bloccate». Il Movimento Equità Territoriale interviene sulla protesta di agricoltori e autotrasportatori che sta interessando la Calabria e altre regioni del Mezzogiorno, esprimendo piena solidarietà ai manifestanti e criticando la risposta del Governo. Al centro della presa di posizione non soltanto il caro carburante, ma anche gli squilibri economici nella filiera commerciale e le difficoltà dei piccoli produttori agricoli del Sud.
Il movimento contesta in particolare le conseguenze penali prospettate per chi blocca le strade e l'attenzione rivolta ai danni economici denunciati dalla grande distribuzione organizzata, a fronte delle difficoltà che gli agricoltori sostengono di affrontare da anni.
Sciopero, anche Cadis verso lo stop: «Da lunedì rischio cassa integrazione: pronti a chiedere la scorta per far viaggiare le merci»«Il Governo minaccia conseguenze penali, persino il carcere, per chi blocca le strade. La grande distribuzione denuncia danni economici e chiede interventi immediati. Ma dove erano tutti quando gli agricoltori meridionali denunciavano di essere pagati meno dei costi di produzione, mentre i consumatori continuavano a pagare prezzi sempre più alti?».
Secondo Equità Territoriale, la questione riguarda soprattutto i rapporti di forza all'interno della filiera agroalimentare, con i piccoli produttori che denunciano compensi insufficienti a coprire le spese sostenute.
«Oggi ci si preoccupa dei danni che i blocchi provocano alla GDO, ma chi si preoccupa dei danni che gli squilibri di potere nella filiera commerciale provocano da anni ai piccoli produttori del Sud? Quando perdono soldi i grandi gruppi economici, lo Stato deve intervenire immediatamente. Quando a perdere tutto sono gli agricoltori meridionali, nessuno li ascolta».
Il Movimento Equità Territoriale esprime quindi piena solidarietà agli agricoltori e agli autotrasportatori che manifestano pacificamente, chiedendo all'esecutivo di aprire un confronto sulle ragioni economiche della mobilitazione.
«Il caro carburante è soltanto la punta dell’iceberg. Chiediamo al Governo di affrontare finalmente le cause della protesta, coinvolgendo i piccoli produttori e i comitati spontanei, anziché limitarsi a minacciare sanzioni».
Tra le proposte avanzate anche quella di spostare la protesta davanti ai supermercati, attraverso presidi pacifici che non impediscano l'accesso ai punti vendita. Un'iniziativa che il movimento collega alla necessità di sensibilizzare i consumatori sui prezzi dei prodotti agricoli e sulla remunerazione riconosciuta ai produttori.
«E se il Governo continuerà a ignorare queste richieste, proponiamo di spostare la protesta pacifica davanti ai supermercati, senza impedirne l’accesso. Invitiamo i consumatori a non acquistare da chi non garantisce compensi equi agli agricoltori meridionali e applica prezzi ingiustificatamente elevati!».
La presa di posizione si allarga infine al tema della valorizzazione delle produzioni meridionali e alla possibilità di rafforzare i rapporti economici tra produttori e consumatori del territorio.
«Potrebbe essere il preludio di un cambiamento storico: un Sud che torna a comprare dal Sud, sostenendo i propri produttori e trattenendo ricchezza sul proprio territorio, anziché continuare a essere soprattutto un enorme mercato di consumo per le produzioni e le grandi imprese del Nord».
Per Equità Territoriale, dunque, la fine dei blocchi non può prescindere da risposte alle richieste economiche dei manifestanti. «Non si può pretendere di cancellare una protesta senza risolvere le ingiustizie economiche che l’hanno provocata. Non basta liberare le strade. Bisogna affrontare le ragioni per cui sono state bloccate».



