Scioperare ha un costo. Lo paga chi manfesta e lo pagano quanti restano invischiati nella protesta. Ma la Calabria paga meno rispetto ad altre regioni italiane. Un'analisi condotta dall'ufficio studi della Cgia esamina l'impatto economico di uno sciopero nazionale in Italia stimando una perdita complessiva vicina al miliardo di euro, considerando sia i costi diretti che quelli indiretti.

Il calcolo è stato fatto ipotizzando una adesione del 20% tra i lavoratori dipendenti.

Secondo l’associazione degli artigiani l'astensione dal lavoro indetta a livello nazionale comporta una perdita stimata per il sistema Paese di 817 milioni di costi diretti.

Nel 2026, l'economia italiana esprime mediamente circa 6.361 milioni di Pil al giorno, corrispondenti a 5.676 milioni di valore aggiunto giornaliero.

La Calabria esprime un valore aggiunto giornaliero di 102,3 milioni.

Ipotizzando anche a livello regionale un grado di adesione allo sciopero del 20% tra i lavoratori dipendenti, la perdita di valore aggiunto stimata per la Calabria è di 13,7 milioni per la singola giornata di astensione.

Questo dato colloca la Calabria al 16° posto in Italia per perdita monetaria assoluta, preceduta dalle regioni a più elevata industrializzazione come Lombardia con 193,6 milioni, Lazio con 94,3 milioni, Veneto con 75,3 milioni ed Emilia-Romagna con 74,6 milioni. La nostra regione è seguita da Umbria (9,9 milioni), Basilicata (5,3 milioni), Molise (2,7 milioni) e Valle d'Aosta (2,1 milioni).

Un elemento determinante del dato calabrese risiede nella composizione dell'occupazione: l'incidenza dei lavoratori dipendenti sul totale degli occupati in Calabria è pari al 66,6%. Questo valore è tra i più bassi d'Italia, a fronte di una media nazionale del 72,0% e di picchi regionali come la Lombardia (74,4%) o il Friuli-Venezia Giulia (74,2%). La minore quota relativa di lavoro subordinato fa sì che la perdita complessiva di valore aggiunto sia proporzionalmente contenuta rispetto alle aree del Paese a forte prevalenza di lavoro dipendente.

All'interno dell'intera ripartizione del Mezzogiorno - che registra un valore aggiunto giornaliero di 1.260,6 milioni di euro e una perdita stimata di 175,8 milioni di euro - , la Calabria si posiziona dietro a Campania (49,9 milioni di perdita), Sicilia (40,2 milioni) e Puglia (33,6 milioni).

Pur registrando importi assoluti inferiori rispetto ai grandi poli industriali del Nord, l'interruzione della produzione e dei servizi dipendenti rappresenta una contrazione significativa per l'equilibrio economico della regione.

Diritto allo sciopero e taglio dello stipendio

Lo sciopero costituisce un diritto fondamentale garantito dall'articolo 40 della Costituzione, rappresentando uno strumento essenziale di rivendicazione democratica e sociale dei lavoratori.

A chi aderisce all'astensione viene infatti trattenuta una quota pari a circa 1/20 della retribuzione mensile, oltre alla mancata maturazione della tredicesima per quel periodo nella maggior parte dei contratti collettivi nazionali. Si tratta di un sacrificio finanziario concreto e di una rinuncia diretta, scrive la Cgia, particolarmente avvertito dai redditi meno elevati.

Disagi collaterali: sanità, logistica, trasporti e famiglie

Lo studio dell’associazione degli artigiani di Mestre evidenzia poi che oltre alla perdita diretta di ore lavorate, la giornata di sciopero genera una serie di costi indiretti che ricadono su cittadini e imprese.

Spesso il solo "effetto annuncio" condiziona i comportamenti degli utenti, spingendoli a rinunciare agli spostamenti anche quando i servizi pubblici risultano poi regolari.

Il Servizio sanitario nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni. L'astensione provoca la cancellazione e la riprogrammazione di visite ed esami, allungando le liste d'attesa e gravando sui pazienti più fragili.

Il funzionamento a singhiozzo dei treni merci e la chiusura parziale o totale di porti e interporti provocano il blocco dei container e lo slittamento degli approvvigionamenti per l'industria.

L’eventuale stop alle lezioni negli istituti materni e dell'obbligo costringe molti genitori a richiedere permessi dal lavoro.

La carenza di mezzi pubblici spinge molti lavoratori del settore privato ad utilizzare il proprio veicolo, facendosi carico di costi straordinari per carburante, parcheggi e pedaggi autostradali.

La geografia delle perdite

L'impatto economico dell'astensione si distribuisce in modo disomogeneo sul territorio nazionale, concentrandosi nelle aree a più elevata industrializzazione e con la maggiore incidenza di lavoro subordinato.

Il Nord-Ovest guida la classifica con 277,2 milioni di euro di perdita (su un valore aggiunto giornaliero di 1.883,3 milioni e un'incidenza di dipendenti del 73,3%). Segue il Nord-Est con 189,8 milioni di euro (su 1.296,9 milioni di valore aggiunto giornaliero e 73,0% di dipendenti). Il Mezzogiorno perde 175,8 milioni di euro (su 1.260,6 milioni di valore aggiunto giornaliero e 69,5% di dipendenti). Ed il Centro paga 174,6 milioni di euro (su 1.201,8 milioni di valore aggiunto giornaliero e 72,3% di dipendenti).

Lombardia al primo posto tra le regioni

A livello regionale, la graduatoria dei costi attribuisce la quota più consistente della perdita alle regioni trainanti del Paese. La Lombardia guida la classifica con 193,6 milioni di euro di valore aggiunto perso in un giorno (valore aggiunto giornaliero di 1.297,1 milioni e incidenza dei dipendenti al 74,4%). Il Lazio è al secondo posto con 94,3 milioni di euro (valore aggiunto giornaliero di 634,2 milioni e 74,2% di dipendenti). Al terzo posto c’è il Veneto con 75,3 milioni di euro (valore aggiunto di 516,0 milioni e 72,8% di dipendenti). Al quarto c’è l’Emilia-Romagna con 74,6 milioni di euro (valore aggiunto di 510,0 milioni e 72,9% di dipendenti). Al quinto il Piemonte con 60,2 milioni di euro (valore aggiunto di 420,4 milioni e 71,4% di dipendenti).

Seguono Toscana (52,1 milioni), Campania (49,9 milioni), Sicilia (40,2 milioni) e Puglia (33,6 milioni), fino ad arrivare alle perdite contenute delle regioni geograficamente più piccole, come il Molise (2,7 milioni) e la Valle d'Aosta (2,1 milioni).