Tirocinanti calabresi: «Si cerchino soluzioni per garantire pari dignità»

Per la Cisal-Fpc «si deve affrontare questa “emergenza” partendo dall’assunzione di responsabilità da parte dei ministeri»

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11 marzo 2019
19:08

«In relazione all’incontro sulla delicata e drammatica situazione dei “tirocinanti” avviata per politiche attive in Calabria che si è tenuto sabato scorso presso la Cittadella, la Cisal come Confederazione presente all’incontro e la Csa come Federazione, non possiamo  che favorire una soluzione che abbia ampio respiro e pari dignità per tutti i soggetti coinvolti nelle “Politiche Attive” avviati  nei procedimenti attivati per tamponare la “crisi occupazionale”. Del resto, l’accordo che scaturisce nel 2016 a causa di una misura nazionale attivata per frenare il sostegno al Reddito e favorire le politiche attive ha, di fatto, gettato nello sconforto migliaia di famiglie calabresi che avevano, come unica fonte di sostentamento, la percezione degli ammortizzatori sociali». Queste le parole della Cisal-Fpc, segreteria regionale che in una nota rimarca: «A causa di quelle scelte Ministeriali, questa Regione si è dovuta adeguare puntando come misura “tampone” per alleviare le sofferenze e consentire di ottenere risultati proficui in materia di politiche attive per una platea di “percettori” che ancora oggi, nonostante gli incontri Ministeriali, l’Inps fatica a circoscrivere al contrario della Regione che ha costituito una piattaforma “informatica”».

 

Per la sigla sindacale «si deve affrontare questa “emergenza” partendo dall’assunzione di responsabilità da parte prima dei Ministeri, infatti quello di “Grazia e Giustizia” continua ad ignorare la normativa vigente e le regole che disciplinano la materia e, soprattutto, a diversificare la platea dei “Tirocinanti”, non si può certo dimenticare quanto accaduto in passato per scelte non coerenti con la durata vedi “Conferenza Stato Regioni” e “Linee Guida”ed oggi, nonostante le Regioni abbiano finanziato i tirocini da svolgere negli stessi Uffici,  continua imperterrito a generare disparità di trattamento tra gli stessi “percettori di ammortizzatori sociali” che partirono a suo tempo con gli ex tirocini formativi disciplinati dall’art. 37 della l. 111/2011 passati, a seguito di palese discriminazione con gli stessi colleghi dell’UDP avviati con un bando di ottobre 2015 ad essere esclusi dalle scelte del Dicastero e poi finiti nei Bandi regionali come quello Calabrese che ha coinvolto mille unità rimaste nel “limbo” a causa dei continui ripensamenti degli organi amministrativi che a suo tempo avevano sottoscritto la convezione».

 

Ad oggi «i tirocinanti coinvolti negli Enti Locali, facenti parte dello stesso bacino degli ammortizzatori sociali reclamano pari dignità, ovviamente non conoscendo alcuni passaggi che hanno visto la Regione soccombere a scelte assolutamente “unilaterali” da parte dei Ministeri Competenti nonostante gli stessi “tirocinanti” in tutte le esperienze attivate per le politiche attive in Calabria, sia per i Progetti Ministeriali che per gli Enti locali hanno conseguito “proficui” risultati soprattutto in un momento storico di ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione, per cui, con grande senso di Responsabilità e soprattutto senza generare aspettative che, per la stessa natura del “percorso formativo” non possono dar luogo a rapporti di lavoro, occorre ricercare soluzioni condivise da tutti i soggetti, in primo luogo i Ministeri Competenti, per poi passare dalla “Conferenza Stato Regioni” e per finire ai soggetti pubblici coinvolti e le parti sociali affinchè si possa continuare con  l’esperienza positiva per tutti, senza disparità di trattamento perché non può essere che nei Concorsi del Ministero Della Giustizia il periodo di “tirocinio” costituisca un punteggio, mentre negli altri Ministeri e soprattutto negli Enti Locali non si possa contare nemmeno su questo». «Occorre un confronto serio e propedeutico per valorizzare tutte le professionalità acquisite fornendo proposte percorribili dal punto di vista normativo», concludono infine.

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