Vibo, il rudere della Provincia non si vende più: diventerà una casa museo

L’asta per l’acquisto dell’immobile si era conclusa con un nulla di fatto. Perciò, dopo un incontro con le associazioni cittadine, si è optato per una sua destinazione pubblica

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di S. M.
18 giugno 2020
08:06
Il rudere inizialmente messo all’asta dalla Provincia di Vibo
Il rudere inizialmente messo all’asta dalla Provincia di Vibo

Asta deserta. Nessun acquirente all’orizzonte. La procedura di pubblico incanto bandita dalla Provincia di Vibo per l’alienazione di un compendio immobiliare – già di proprietà del Demanio – composto da un rudere un tempo adibito a poligono di tiro e da un annesso terreno, in via Murat a Vibo, non ha suscitato alcun interesse né solleticato l’appetito dei temuti speculatori immobiliari.

La reazione delle associazioni cittadine

L’iniziativa dell’Ente intermedio aveva però provocato la reazione del mondo culturale vibonese che – attraverso l’archeologa Anna Rotella – metteva in guardia rispetto al rischio di depauperamento di un’area di grande interesse storico, ricadente nel cuore di un sistema legato al sacro greco sull’asse Cofino-Scrimbria. Rischi che sembrano ora non solo scongiurati ma addirittura ribaltati in opportunità. Nelle more dell’espletamento dell’asta, le cui richieste di adesione sarebbero dovute pervenire entro il 12 giugno scorso, un incontro dagli esiti inattesi ha infatti impresso una decisa svolta nel destino di quella che fu la dimora del pittore vibonese Josè Cesareo.


L’idea della casa museo e orto urbano 

Ricevute dal presidente della Provincia Salvatore Solano, le associazioni Archeoclub, Italia nostra, Wwf e Forum delle associazioni, hanno esposto le loro ragioni ed esplicitato i loro timori, trovando la disponibilità della Provincia a rivedere i suoi piani. Non più dunque un’alienazione ma un recupero del compendio immobiliare con un’idea precisa proposta dalle stesse associazioni: trasformare il vecchio rudere nella Casa museo di Cesareo e l’annesso terreno in orto urbano a beneficio dei cittadini.

«È stata un’esperienza veramente entusiasmante – ha commentato Anna Rotella -, che ci ha restituito fiducia, dopo tanti anni, nella possibilità di poter realizzare qualcosa di buono in questa città. In tanti, già all’indomani dell’intervento sulla stampa, hanno condiviso con noi l’idea di non rassegnarci ad un utilizzo privato di quel bene. E anche nel presidente Solano abbiamo poi trovato un amministratore molto disponibile all’ascolto e ben disposto verso le nostre proposte che ha spostato in pieno. Anche perché egli è firmatario, da sindaco di Stefanaconi e presidente della Provincia, dell’iter del Parco archeo-agro-naturalistico Croce Neviera, nel cui solco il progetto sul sito del Tiro a segno si inserisce a pieno titolo. A nome di tutte le associazioni che hanno sposato questa iniziativa e di quelle che da adesso in poi vorranno aggiungersi – ha concluso – non posso che essere soddisfatta per il risultato ottenuto».    

L’utilizzo pubblico del bene

Solano, dal canto suo, ha chiarito che: «in presenza di una proposta alternativa così ben motivata e concreta e, complice l’asta andata deserta, non c’è motivo per non rivedere tutta la procedura e indirizzarsi verso un utilizzo pubblico del bene in questione, nel solco di una valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio che vedrà, da qui a breve, la Provincia impegnata su vari progetti anche nell’ambito dei Contratti istituzionali di sviluppo. L’Ente si impegnerà in tal senso anche sul compendio del Tiro a segno e ci auguriamo che anche da altre istituzioni giungano segnali di rinascita per una città che, partendo proprio dal suo passato, può tracciare significative traiettorie di sviluppo per il futuro».   

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