Dalla Prima guerra mondiale alla minaccia nucleare, passando per Hitler, la Guerra fredda e i conflitti in corso: la nuova stagione di “I Giorni della Storia”, su LaC Tv, riparte da una domanda che inquieta il mondo
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Dalle trincee della Grande guerra alle crisi internazionali di oggi, passando per i totalitarismi, la minaccia nucleare e il fragile equilibrio tra le potenze mondiali. La storia torna a interrogare il presente nella prima puntata della nuova stagione di “I Giorni della Storia”, il programma ideato e condotto da Franco Laratta, andato in onda giovedì 22 ottobre su LaC Tv con una domanda che attraversa il dibattito pubblico internazionale: «Verso la Terza guerra mondiale?».
Una questione che supera i confini della cronaca e investe la memoria collettiva, la responsabilità politica e la capacità delle società contemporanee di riconoscere i segnali che precedettero le grandi catastrofi del Novecento.
Il programma ha ripercorso le tappe fondamentali di un secolo segnato da milioni di vittime, imperi dissolti e assetti geopolitici profondamente trasformati. Il racconto è partito dall'attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, detonatore di un sistema europeo già lacerato da nazionalismi, rivalità imperiali e corsa agli armamenti. Da qui, il passaggio alla Prima guerra mondiale, con le trincee, i gas e i bombardamenti di un conflitto che inaugurò una stagione di distruzione su scala industriale.
Lo sguardo si è poi spostato sulla Seconda guerra mondiale, sull'invasione della Polonia, sulla propaganda nazista e sulla costruzione del nemico, fino alle responsabilità delle democrazie europee nell'ascesa di Hitler. Particolare attenzione è stata riservata alla storia italiana attraverso i filmati dell'Istituto Luce: dalla dichiarazione di guerra di Benito Mussolini, il 10 giugno 1940, all'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, fino all'esilio di Umberto II dopo il referendum istituzionale del 1946.
Dalla Guerra fredda alle nuove tensioni internazionali
Il percorso storico ha attraversato anche il secondo dopoguerra, la nascita delle Nazioni Unite e la contrapposizione tra i due blocchi della Guerra fredda. Al centro del racconto, la crisi dei missili di Cuba del 1962, uno dei momenti nei quali il rischio di uno scontro nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica apparve più concreto.
Il confronto con il presente ha condotto alle guerre e alle tensioni che ridisegnano gli equilibri internazionali: il conflitto tra Russia e Ucraina, la crisi in Medio Oriente e la tragedia di Gaza, le tensioni con l'Iran, la rivalità tra Cina e Taiwan, il ruolo degli Stati Uniti e il ritorno del riarmo al centro delle strategie delle grandi potenze.
Da qui, gli interrogativi che hanno orientato la puntata: il mondo contemporaneo è più esposto al pericolo di una guerra globale rispetto agli anni della Guerra fredda? Le istituzioni internazionali nate dopo il 1945 conservano la capacità di prevenire i conflitti? E quanto pesa, nelle decisioni dei governi, la memoria delle tragedie già vissute dall'umanità?
Gli ospiti: storia, fede e musica al servizio della memoria
Ad accompagnare Franco Laratta nel confronto sono stati Simone Tropea, docente universitario e giornalista, monsignor Attilio Nostro, vescovo, e Francesco Perri, musicista. In collegamento è intervenuto lo scrittore gesuita Giancarlo Gola, chiamato a offrire una riflessione sul valore della pace, sulla responsabilità individuale e sull'educazione delle nuove generazioni alla convivenza.
La pluralità delle prospettive ha costituito uno degli elementi centrali dell'impianto della trasmissione: la ricostruzione storica si è intrecciata con la riflessione etica e spirituale, mentre la musica ha restituito alle vicende belliche la dimensione umana, spesso soffocata dalle cifre e dalle strategie militari.
A Francesco Perri è stato affidato il compito di accompagnare il racconto attraverso alcune canzoni diventate simboli della memoria e dell'opposizione alla guerra. Dal Testamento del capitano a Blowin' in the Wind di Bob Dylan, fino a C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, il repertorio musicale ha richiamato il dolore dei soldati, le aspirazioni alla libertà e la protesta contro la violenza dei conflitti.
Ad aprire idealmente questo viaggio, le immagini di Charlie Chaplin e le parole di Papa Francesco sul commercio delle armi: due richiami differenti, ma convergenti nella denuncia di una civiltà capace di raggiungere straordinari traguardi e, al tempo stesso, di alimentare strumenti di distruzione sempre più potenti.
La lezione del Novecento
La prima puntata della nuova stagione di “I Giorni della Storia” ha riportato al centro una questione che riguarda tanto la politica internazionale quanto la coscienza dei cittadini: quale valore conserva la memoria quando le tensioni tra gli Stati tornano a evocare lo spettro di un conflitto su scala mondiale?
Ripercorrere le guerre del secolo scorso significa riconoscere le conseguenze dell'odio ideologico, del nazionalismo esasperato, della propaganda e della rinuncia alla diplomazia. Significa anche interrogarsi sulla responsabilità delle istituzioni, sul ruolo dell'informazione e sulla necessità di educare le nuove generazioni alla pace.
La domanda da cui è partita la trasmissione resta aperta. Più che alimentare previsioni catastrofiche, il confronto tra passato e presente invita a comprendere la complessità degli equilibri internazionali e il peso delle scelte compiute dai governi.
Perché la storia, quando viene sottratta alla semplice celebrazione delle ricorrenze e restituita alla sua funzione critica, diventa uno strumento per leggere il presente. E la lezione più difficile del Novecento rimane forse proprio questa: la pace richiede consapevolezza, responsabilità e volontà politica. La memoria, da sola, non basta se non diventa capacità di agire.

