Occhiuto, il sindaco fallito, vuole un posto a tavola nel governo regionale

Il primo cittadino di Cosenza, e il fratello parlamentare azzurro, pretendono la nomina di un loro uomo nella giunta regionale.  L’eco degli insulti, delle accuse di tradimento, del dileggio affidato a giannizzeri e galoppini del primo cittadino di Cosenza non si sono ancora sopiti ma già i due fratelli cosentini a colpi di cuoricini e di attestati di affetto sui social verso la neo governatrice chiedono spazi di potere

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17 febbraio 2020
19:26

L’epoca della prima donna presidente della regione Calabria si è aperta ufficialmente stamattina alle 10:00. La vittoria del centrodestra e l’elezione di Jole Santelli è apparsa scontata fin dal primo momento. La Calabria ora ha la sua Presidente, ma soprattutto, è stato sventato un rischio devastante per la già nostra sfortunata terra e cioè che, un modello bancarottiero, spacciato per un sogno, diventasse il modello del futuro della Regione, nella sciagurata ipotesi che il centrodestra avesse scelto Mario Occhiuto come candidato a presidente.  

 

Una regione con tutti i suoi problemi politici, amministrativi, finanziari e di sottosviluppo irrisolti da decenni, infatti, non avrebbe retto ad una sciagurata ipotesi del genere. Per fortuna, pericolo scampato. Ora tocca alla neo presidente, applicare la propria ricetta di governo e, nelle prossime ore, vedremo di che taglia sarà fatta. Paradossalmente, mentre la Presidente si insediava in cittadella, pochi giorni fa, una commissione prefettizia, invece, si insediava a palazzo dei Bruzi a Cosenza per gestire il dissesto finanziario targato Occhiuto. In sostanza, i componenti di questa commissione, sarebbero i liquidatori della “ditta”. Non a caso, tale organismo, si chiama Osl (organismo straordinario di liquidazione). In qualsiasi parte del mondo e nel mondo dell’impresa, l’insediamento dei liquidatori presupporrebbe la scomparsa del titolare della ditta. In Italia invece, nell’amministrazione pubblica, le norme consentono, al “titolare fallito” di continuare a guidare l’azienda che egli ha portato alla bancarotta. I soliti paradossi italiani.

 

Mario Occhiuto, dunque, continuerà a fare il sindaco della città che ha portato al fallimento. Non solo. Politicamente, pretende anche di continuare ad avere voce in capitolo, chiedendo la gestione di una fetta di potere, alla nuova Presidente della Regione. La stessa che, non più tardi di qualche giorno fa, aveva insultato e dileggiato al momento della candidatura a Presidente per il centrodestra. Un’amnesia intrisa di ipocrisia. Una faccia tosta difficilmente misurabile con il metro conosciuto nella geometria convenzionale.   

 

Diceva Seneca che “La prima arte che devono imparare quelli che aspirano al potere è di essere capaci di sopportare l’odio.” Mai affermazione si rivelò così vera, piena di migliaia di esempi e aneddoti storici. Ma lasciamo stare gli aneddoti. Restiamo al presente. La sera della vittoria di Jole Santelli, c’è una immagine fissata nell’immaginario collettivo che rimarrà indelebile, quella dei fratelli Occhiuto attaccati alla gonnella della neo presidente della regione. L’eco degli insulti, delle accuse di tradimento, del dileggio affidato a giannizzeri e galoppini del Sindaco di Cosenza, ai danni di colei che fino a qualche giorno prima era stata la vice della città bruzia, non si erano ancora sopiti, che già coloro che li avevano commissionati erano lì a baciare la mano di colei che aveva preso in mano per mandato popolare il destino della Calabria.

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Ora ci chiediamo: Jole Santelli che ora ha conquistato il potere saprà attuare la lezione di Seneca sulla sopportazione dell’odio? Ma soprattutto, saprà resistere alle lusinghe dell’ipocrisia e dell’opportunismo spregiudicato? L’odio degli Occhiuto verso di Lei, ormai è noto. L’ipocrisia, invece, si è manifestata subito, fin dai primi minuti dell’elezione della Santelli. Frasi e attestazioni di amicizia verso la neo presidente della Regione, si sono sprecati e continuano a sprecarsi da parte dei due fratelli Occhiuto. Insomma, se nella filiera agroalimentare esiste un prodotto a kilometro zero, nella filiera delle relazioni umane, indubbiamente, esiste un rapporto a dignità zero, e per trovarlo in questi giorni nel fronte del centrodestra, basta dare una sbirciata alla corte del sindaco di Cosenza e del fratello parlamentare. Autenticità poi, ancor meno di zero. Nell’antica Grecia “l’ipocrita” era un attore, il problema è nato quando l’ipocrita è sceso dal palco continuando a recitare il suo ruolo. Roberto e Mario Occhiuto, ordunque, ora sono li, carichi di ipocrisia e assolutamente vuoti di dignità, a rivendicare (magari a pretendere) la loro quota di prebenda, magari in cambio di qualche cuoricino a buon mercato postato su Facebook.  

Quale sarà l’atteggiamento della Santelli? In molti giurano che sarà costretta a perdonare e, di conseguenza, a “donare”, per intercessione dell’ex cavaliere di Arcore, il quale sembra suggerire la concessione di una postazione di potere ai fratelli Occhiuto. Qualcuno dell’entourage del sindaco azzarda pure qualche nome.  E così, Mario Occhiuto, che aveva affidato alla stampa meno di un mese fa parole di fuoco contro l’ex amica Jole, ora, invece, è tutto sdolcinato e posta frasi con la cornice di tanti cuoricini: “Auguri di cuore alla mia amica Jole Santelli che ha stravinto le elezioni ed è il primo Presidente donna della Calabria. È stata in campagna elettorale molto brava, sensibile ma determinata, instancabile, delicata e corretta con gli avversari, garbata con tutti e capace di unire. Sono molto contento per lei”.

 

È risbocciato l’amore? A parole, parrebbe di sì, realmente sembra un’impresa difficile, Facebook, tra l’altro, è un archivio implacabile e ci ricorda le parole di fuoco che circa un mese fa, il  primo cittadino Cosenza, riservò alla neo governatrice della Calabria  nell’immediatezza dell’indicazione della candidatura, il quale,  velenosamente, scriveva: “Capisci sulla tua pelle il dispiacere e l’amarezza del tradimento da parte di persone che ritenevi amiche e che hai sempre gratificato e che trovi oggi impegnate, con manovre davvero misere, nel tentativo di sostituirti. (…) Non riesci neppure a crederci all’inizio, ma dopo qualche giorno metti in fila tante parole e tanti avvenimenti, ricordi di situazioni simili, e capisci. (…) Dobbiamo ribellarci a tanta violenza e miseria umana travestita di opportunità politica.” La traditrice era Jole. Ora viene da chiedersi: sono veri i cuoricini rossi di oggi, oppure la bile vomitata qualche giorno fa? Bile in quantità industriale.


Affermazioni rancorose diffuse a mani basse e raddoppiate, nelle stesse ore, dal fratello Roberto, parlamentare azzurro: “Quanto accaduto rappresenta però una ferita profonda, che non potrà essere lenita da incarichi o ruoli di qualunque genere, -scriveva il vice presidente del gruppo FI alla Camera- che peraltro ho già avuto occasione di rifiutare. Sono convinto che la dinamica che ha portato alla scelta del candidato Presidente della Regione Calabria sia profondamente ingiusta e molto triste. Ingiusta perché non credo che gli amministratori locali calabresi debbano venire fuori da decisioni maturate in palazzi milanesi della Lega.  È triste perché il mio partito, Forza Italia, è stato costretto a subire il diktat di un alleato che non conosce il territorio e impone le sue decisioni sfruttando vicende ed equilibri che con la nostra realtà c’entrano poco o nulla.” Insomma per l’Occhiuto deputato non sarebbero stati gli incarichi a lenire le ferite.

 

Eppure oggi, Mario e Roberto, anche loro sono in fila dietro la porta della Santelli con la speranza di ritirare la loro porzione di prebende di potere che, comunque, – a detta dello stesso Occhiuto- non lenirà le ferite e quindi l’odio. Machiavelli, paradossalmente, potrebbe fornire alla neo-governatrice diverse formule per liquidare questa vicenda per il bene del proprio futuro e farebbe cosa saggia a dare una rinfrescata alle nozioni de’ “Il Principe”. Il vecchio Nicolò, infatti, a distanza di secoli, continua a fornire soluzioni miracolose. “Meglio è vincere il nemico con la fame che col ferro, nella vittoria del quale può molto più la fortuna che la virtù”. Insomma, il vecchio consigliere di principi e re, di qualche secolo fa, avrebbe consigliato alla Presidente Santelli di lasciare a digiuno i propri nemici. Cosa succederà? Lo vedremo nelle prossime ore. Se saranno rose oppure crisantemi, comunque, sbocceranno.

Pablo

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