Primarie Pd: la sconfitta di Bruno e degli uomini di Oliverio a libro paga della Regione

Date una buona calcolatrice al povero Enzo. Cosa non farebbe l’ex presidente della provincia di Catanzaro per dimostrare che le primarie le ha vinte lui. A Vallefiorita ha fatto un vero e proprio prodigio, alle primarie la sua lista ha preso oltre 300 voti; peccato che alle politiche il Pd si era fermato sotto i 200. Ecco gli uomini che hanno sostenuto Piazza Grande a Catanzaro pagati dalla giunta regionale ma hanno fatto cilecca

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7 marzo 2019
19:24

Sembra che l’ex presidente della provincia di Catanzaro Enzo Bruno da qualche giorno sia alle prese con la calcolatrice nel tentativo di dimostrare al mondo che queste benedette o maledette primarie le abbia vinte lui e non il suo competitor Gianluca Cuda, segretario provinciale del PD catanzarese.  L’ultima frontiera è quella di intestarsi i voti di coloro che, alle primarie, hanno ritenuto di votare esclusivamente Zingaretti e nessuno delle liste in competizione. Già questo la dice lunga, anche perché chi ha ritenuto di votare solo la preferenza a Zingaretti ha voluto marcare le distanze proprio tra tutti i “litiganti”. E tuttavia, nonostante ciò, la percentuale di Piazza Grande, la lista guidata da Bruno a Catanzaro, rimane al di sotto delle percentuali della lista Martina, sostenuta, invece, del segretario PD,  Cuda. Enzo Bruno ha tentato di sommare tutto, anche quello che era impossibile sommare piuttosto di evitare la figura che ha fatto. Ha sommato i voti del circolo fantasma di Catanzaro Lido, seggio sul quale ci sono dei ricorsi e sospeso cautelativamente dalla Commissione per il congresso. Insomma, una sciagura politica quella del “cavallo di razza (?) vallefioritese”.

 

A questo punto, per Enzo Bruno rimane una sola possibilità: consultare i tarocchi nei dintorni di Piazza Navona. Oppure, acquistare una calcolatrice che soddisfa i desideri variando i numeri negativi in positivi. Eppure,  pur di racimolare voti, l’ex presidente della Provincia, aveva compiuto veri e propri miracoli, un po’ come quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche se, in questo caso,  si trattava di voti alle primarie. A Vallefiorita, per esempio,  ha fatto un vero e proprio prodigio, alle primarie la sua lista ha preso oltre 300 voti; peccato però, che alle politiche del 4 marzo il Pd si era fermato sotto i 200. Immaginiamo le domande che Enzo Bruno si stia facendo in queste ore: cosa non ha funzionato nell’organizzazione delle Primarie catanzaresi? Eppure il Presidente Oliverio aveva supportato in tutti i modi il  cavallo razza di Vallefiorita.   Enzo Bruno, infatti, ha avuto a disposizione un vero e proprio apparato. Un “gruppo di fuoco”, tutti con uno stesso comune denominatore, quello cioè di essere a libro paga della Regione. Si,  a libro paga. Pagati dai contribuenti ma al servizio dei capi bastone del Pd. Vediamo chi sono. Si comincia  dallo stesso ex presidente della Provincia, il quale, da dipendente regionale, è collocato nella comoda struttura speciale del capogruppo PD alla Regione Sebi Romeo. Posizione che, di fatto, lo tutela dal lavoro, a dispetto dei comuni mortali. La lista scorre, e nella struttura speciale dell’assessore Rossi, ritroviamo anche Michele Drosi, ex sindaco di Satriano, instancabile, nel corso di questi mesi ha fatto di tutto dalla compilazione della lista di Sindaci che dovevano firmare a favore della ricandidatura di Oliverio a quella dei segretari di circolo.

 

A seguire troviamo, Domenico Giampà, alla testa delle truppe di San Pietro a Maida, ma anche segretario provinciale mancato dei cuperliani, il quale, si era contrapposto proprio a Enzo Bruno, quando l’ex presidente della provincia era renziano di ferro. Giampá, risulta essere  collocato nella struttura speciale del presidente della Regione. Poi c’è l’ex sindacalista della Cgil,  nonché ex minnitiano di ferro, Giovambattista Paola,  contrattualizzato presso Calabria Lavoro. In due strutture speciali, inoltre, ritroviamo  Salvatore Bullotta e Pasquale Squillace, dirigenti catanzaresi, due ex Scalzoboys, l’enfant prodige catanzarese che alcuni anni fa, cercò proprio di ribellarsi ai capi bastone piddini, ovviamente senza successo. Ma il tempo passa e anche i “rivoluzionari” si calmano, e così  Squillace e Bulotta, sono passati alla corte di Bruno e Oliverio. Infine, troviamo  il sindaco di Santa Caterina, Francesco Severino, perennemente nella  struttura del governatore. Insomma un commando d’assalto, ma visto i risultati, hanno fatto cilecca.   Povero Zingaretti, non vorremmo trovarci nei suoi panni, ripulire e rinnovare questo partito sarà dura. Ma statene certi, Enzo Bruno, è inossidabile, sono in tanti a scommettere che lo hanno visto già nei pressi della Cittadella Regionale del Lazio in attesa di parlare con il fratello di Montalbano: forse ha trovato finalmente la calcolatrice dei desideri.

 

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