I giardini di marzo si vestono di vecchi colori

Il 2021 sembrava il futuro a guardarlo dal Novecento e invece stiamo ancora a parlare di peste e ducati. Il diciassettesimo secolo è invece di nuovo tra noi, tornati a far l’amore via missiva coi soldati, conosciuti sul quel campo di battaglia chiamato Tinder

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di Carla Monteforte
10 marzo 2021
19:11
(Foto ansa)
(Foto ansa)

Si chiude il primo anno da prigionieri: prigionieri politici, sanitari, dei talk, delle farine multicereali, della Firm, di Amazon, Netflix, QAnon, ginnastica online, didattica a distanza e congiunti in presenza più che mai. E se i giardini di marzo si vestono di nuovi colori, questi sono la contraffazione di marzo 2020. E di nuovi amori neanche a parlarne.

C’è chi addirittura si lascia generando un piccolo sussulto nei cuori in letargo degli italiani, indignati per la rottura di Zingaretti. Non Nicola, Luca (!) che molla una certa Livia destando più apprensione nel Paese di quanta ottenuta dal fratello friendzonando il Pd. In quest’Italia arlecchina gli unici segnali rossi, del resto, arrivano dal partito dei virologi che vorrebbero uno Stivale total porpora in contrasto con gli inventari dei negozi che si vestono d’azzurro pallido onorando la stagione delle prime comunioni e degli scomunicati: tutti coloro che non si riconoscono nella maggioranza pastello, già a lavoro su un movimento che abolisca i toni moderati. Moderati come i desideri calpestati da mesi di confinamento in cui passione fa rima con alienazione, unico rifugio ad una realtà che è un puzzle decomposto, ricostruito attraverso cinguettii.


Se chiudo gli occhi sento ancora quelli delle gazze che si riappropriarono del mio giardino quando il mondo si silenziò. Ricordo il canale di Venezia limpido, i delfini nei porti, le colonie feline, i panda in dolce attesa, gli animali selvatici avvicinarsi alle nostre gabbie per scrutare il primo zoo in cui le fiere erano umane. «Dev’essere questo il paradiso» avranno pensato osservandoci bloccati sui balconi, un attimo prima di intonare “Abbracciame cchiù forte” e convincerli dell’esatto contrario.

Ma cos’è un abbraccio? Chissà se torneremo a stringerci o le next generation eu udendo la parola registreranno un suono desueto come l’inchino imposto a Meghan innanzi a sua maestà. Mai sottovalutare gli inglesi: più sembrano indietro più sono avanti. Ultimi a considerare la pandemia, primi a immunizzarsi. Detentori unici del brevetto di quel vaccino chiamato aplomb - da conservare a temperature tiepide come la replica di Elisabetta ai prodighi – che dovremmo farci inoculare per sopravvivere a quelle che ci chattano su Instagram mentre attendiamo la risposta dei due metri di franco-ivoriano che da mesi molestiamo per consolidare l’asse con l’Eliseo.

Duemilaventuno, sembrava il futuro a guardarlo dal Novecento ed invece stiamo ancora a parlare di peste e ducati. Manca solo l’istitutore a casa (e poco manca) ed il diciassettesimo secolo è di nuovo tra noi, tornati a far l’amore via missiva coi soldati, conosciuti sul quel campo di battaglia chiamato Tinder.

Per la prima che matcha i fratelli Zingaretti un barattolo di sardine in omaggio!

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