Cambiamenti climatici sempre più veloci, l’Onu lancia l'allarme: «Crisi da codice rosso»

Secondo uno studio condotto dall'Ipcc tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico stanno cambiando a causa delle attività umane. L'Artico scomparirà, aumenteranno le temperature e le inondazioni

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10 agosto 2021
20:53
Siccità, foto da pixabay
Siccità, foto da pixabay

I dati del sesto Rapporto dell’Ipcc (AR6), l’International Panel on Climate Change, riassunti e forniti da Cnr-Isac non lasciano dubbi: «L’uomo ha causato il riscaldamento del clima». A confermare tale tesi anche Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori Rapporto Ipcc. «È ormai accertato che le attività dell’uomo hanno causato il riscaldamento del clima e che questo sta evolvendo in modo molto più rapido rispetto al passato a causa delle sempre crescenti emissioni antropiche di gas serra, principalmente CO2 e metano, che hanno raggiunto livelli di concentrazioni in atmosfera mai riscontrati negli ultimi 800mila anni».

Il clima sta cambiando

Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni. Mai così veloce l’innalzamento del livello del mare; mai così elevata la concentrazione dei principali gas serra e nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura del nostro Pianeta è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni.


La temperatura del Pianeta aumenta 

La temperatura media globale del pianeta, ad esempio, nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 °C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. E la parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane. Come riporta il Corriere della Sera, un surriscaldamento che così rapido che non si registrava da almeno 2000 anni, temperature così elevate da 6.500 anni, con l'Artico con i suoi ghiacci è quello che soffre di più.

Dal rapporto Ipcc emerge anche come «l’estensione dei ghiacci dell’Artico ha raggiunto oggi il suo minimo rispetto agli ultimi mille anni e la frequenza e intensità di eventi estremi sono cresciute rapidamente negli ultimi decenni in ogni regione del globo».

Siccità e innalzamento del livello del mare

Il surriscaldamento climatico sta provocando un conseguente aumento di fenomeni di siccità e un innalzamento del livello del mare che, fra il 1901 e il 2020 è stato di 20 cm, con una crescita media di 1,35 mm/anno dal 1901 al 1990 e una crescita accelerata di 3,7 mm/anno fra il 2006 e il 2018. L’aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai prima sperimentata, almeno negli ultimi 3.000 anni e l’acidificazione delle acque dei mari sta procedendo a una velocità mai vista in precedenza, almeno negli ultimi 26.000 anni. Un fenomeno che spesso provoca inondazioni, più intense e frequenti, che colpiscono già il 90% delle regioni del mondo. Fenomeni atmosferici capaci di provocare delle vere e proprie catastrofi, come di recente in Germania, dove il maltempo ha causato alluvioni che hanno lasciato un segno profondo con morti e devastazione. 

La situazione del mare italiano

Anche la Nasa è intervenuta sul problema del cambiamento climatico e sull'innalzamento del livello del mare. Il livello del mare lungo le coste italiane sembra destinato a salire nei prossimi anni e le nuove stime elaborate dalla Nasa indicano che entro il 2100 si prevede un aumento di oltre mezzo metro. La previsione, rileva la Nasa, è comunque soggetta a variazioni che dipendono dalle città, dalle eventuali modifiche al modello economico adottato, dagli interventi adottati o meno di riduzione delle emissioni di gas serra. Le proiezioni sono segnalate nella mappa globale delle variazioni del livello dei mari pubblicata dalla Nasa. Le proiezioni della Nasa considerano scenari a basse emissioni di gas serra, con emissioni come quelle attuali o ancora più accelerate. 

Aumento dei gas serra

Nel corso degli anni si è avuto anche un particolare aumento delle emissioni antropiche dei principali gas serra, che hanno raggiunto nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano. La concentrazione dei principali gas serra è oggi la più elevata degli ultimi 800.000 anni.

L'effetto Covid-19

Sempre dal rapporto Onu emerge come «la pandemia da Covid-19 ha permesso di condurre un esperimento altrimenti impensabile: la riduzione in tempi brevissimi delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra dovuta ai lockdown estesi praticamente in tutto il mondo».

Mentre la riduzione delle emissioni inquinanti ha portato a un seppur «temporaneo miglioramento della qualità dell’aria a livello globale, la riduzione del 7% delle emissioni globali di CO2, una riduzione enorme mai sperimentata nei decenni passati, non ha prodotto – si legge ancora - alcun effetto sulla concentrazione di CO2 in atmosfera e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta».

Cosa ci aspetta?

«La temperatura superficiale globale del Pianeta intorno al 2050 sarà superiore a quella attuale in tutti gli scenari di emissione considerati. I livelli di riscaldamento globale di 1,5-2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali saranno superati entro la fine del XXI secolo in tutti gli scenari di emissioni, tranne negli scenari di emissioni nulle nella seconda metà del 21esimo secolo», spiega Susanna Corti, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori del sesto Rapporto dell’Ipcc.

«Anche cambiamenti molto piccoli nel riscaldamento globale possono avere effetti molto grandi», spiegano i ricercatori nel rapporto. A propagare i roghi sono anche le correnti d'aria regionali. Ma dall'altra parte, nell'Europa occidentale e centrale, si prevedono più inondazioni per piogge e fiumi in piena, insieme ad una maggiore siccità; nel Mediterraneo, invece, il pericolo arriva dalla minore frequenza delle precipitazioni e dal più elevato rischio di incendi boschivi, alimentati dai venti. Quello che ci aspetta, dati alla mano, è Europa e un Mediterraneo sempre più caldi e siccitosi. In base agli esperti dunque «il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi».

 

 

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