La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Daniela Santanchè per bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato. La senatrice di Fratelli d’Italia, già ministra del Turismo, è coinvolta nell’inchiesta sul fallimento di alcune società riconducibili al gruppo imprenditoriale del quale ha fatto parte. La richiesta dei pubblici ministeri riguarda complessivamente 15 persone e una società e apre un nuovo capitolo nelle vicende giudiziarie della parlamentare.

Al centro degli accertamenti ci sono i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl, oltre a un finanziamento pubblico da 3,3 milioni di euro ottenuto nel 2021 attraverso le misure di sostegno alle imprese introdotte durante l’emergenza Covid.

Secondo l’ipotesi accusatoria, le risorse sarebbero state ottenute inducendo in errore Invitalia, l’agenzia nazionale che gestisce incentivi e strumenti di sostegno alle attività produttive.

Santanchè ha sempre respinto le contestazioni e, attraverso i propri avvocati, aveva già ribadito lo scorso luglio di aver agito con correttezza. La richiesta di rinvio a giudizio non costituisce una condanna: spetterà al giudice dell’udienza preliminare stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura giustifichino l’apertura di un processo.

Bancarotta fraudolenta, l’inchiesta sui fallimenti di Ki Group e Bioera

La nuova richiesta di processo nasce dagli accertamenti della magistratura milanese sulle vicende finanziarie e societarie di quattro aziende: Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.

Le indagini si concentrano sulle circostanze che hanno accompagnato il dissesto delle società e sulle eventuali responsabilità penali delle persone coinvolte nella loro gestione.

L’ipotesi di bancarotta fraudolenta presuppone la contestazione di specifiche condotte illecite connesse al patrimonio o alla gestione di un’impresa sottoposta a procedura concorsuale. Il semplice fallimento di una società, infatti, non comporta automaticamente una responsabilità penale degli amministratori o di altri soggetti.

Sarà quindi necessario verificare quali comportamenti la Procura attribuisca ai singoli indagati e quali elementi probatori siano stati raccolti per sostenere le accuse.

Per Santanchè si tratta di un ulteriore fronte giudiziario che si aggiunge ai procedimenti già avviati a Milano in relazione ad altre attività imprenditoriali.

Chiesto il processo anche per il figlio Lorenzo e l’ex compagno Mazzaro

La richiesta di rinvio a giudizio non riguarda soltanto Daniela Santanchè.

Tra le persone per le quali i magistrati milanesi hanno chiesto il processo figurano anche il figlio Lorenzo, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero.

Complessivamente, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per altre 14 persone oltre alla parlamentare e per una società.

La presenza di più soggetti nella richiesta riflette la complessità degli accertamenti sulle diverse realtà imprenditoriali coinvolte.

Le eventuali responsabilità dovranno comunque essere valutate individualmente, sulla base delle condotte contestate a ciascuna persona.

L’udienza preliminare servirà proprio a verificare se le accuse possano essere sostenute in giudizio e se vi siano le condizioni per procedere con il dibattimento. Continua a leggere su La Capitale.