Nuova escalation militare nel Golfo Persico, dove la battaglia attorno allo Stretto di Hormuz torna ad alimentare il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran. Nella notte, le forze americane hanno condotto ulteriori raid contro obiettivi iraniani, dichiarando di voler ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico marittimo lungo uno dei principali corridoi energetici del mondo.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha rivendicato una nuova ondata di attacchi contro installazioni militari statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait, nell'ambito di quella che definisce la quarta fase delle operazioni di rappresaglia.

Secondo quanto riferito da Teheran, in Kuwait sarebbero stati colpiti una base americana con sistemi missilistici terra-terra, due lanciatori Himars e depositi di missili, che sarebbero stati completamente distrutti. Le autorità statunitensi non hanno al momento confermato l'entità dei danni. Sul fronte giordano, le forze armate di Amman hanno reso noto di aver intercettato e abbattuto quattro missili iraniani entrati nello spazio aereo nazionale nelle prime ore del mattino. Secondo lo Stato maggiore giordano non si registrano vittime né danni materiali.

Anche il Kuwait ha riferito di aver reagito contro quelli che ha definito "bersagli aerei ostili" durante gli attacchi rivolti contro interessi statunitensi nell'area del Golfo.

Le nuove ostilità stanno già producendo effetti sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio ha aperto la seduta con un rialzo superiore al 3,5%, sostenuto dai timori per possibili ripercussioni sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per una quota rilevante delle esportazioni mondiali di greggio. In calo, invece, le principali Borse asiatiche, appesantite dall'aumento delle tensioni geopolitiche e dall'incertezza sugli sviluppi del conflitto.