L’inchiesta

Calciomercato, indagati due agenti sportivi per reati fiscali: chiesti documenti a 11 club di Serie A

Le accuse ai procuratori Fali Ramadani e Pietro Chiodi sono di riciclaggio e autoriciclaggio. Attenzionata dalla Guardia di finanza la vendita di alcuni calciatori tra cui Pjanic e Chiesa

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di Redazione
13 dicembre 2021
15:15

I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Milano, coordinati dalla procura, stanno eseguendo perquisizioni nell'ambito di una nuova inchiesta milanese sul calciomercato. Ci sono anche undici richieste di consegna di documenti, anche informatici, nei confronto di altrettanti club tra cui Juventus, Torino, Milan, Inter, Verona, Fiorentina, Cagliari, Spal, Roma, Napoli e Frosinone.

Il blitz

La Guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Giovanni Polizzi, si è recata nelle sedi di vari club - che non sono indagati - per acquisire la documentazione su molte operazioni di compravendita gestite da Fali Ramadani e Pietro Chiodi, tra cui secondo quanto si apprende quella che ha portato Miralem Pjanic dalla Juve al Barcellona e il passaggio di Federico Chiesa dalla Fiorentina alla Juventus. Ramadani, inoltre, risulta agente del difensore del Napoli Kalidou Koulibaly e del tecnico della Lazio, Maurizio Sarri.


Le indagini

L'operazione di oggi delle Fiamme Gialle è stata resa nota dal Procuratore della Repubblica di Milano facente funzione Riccado Targetti. Da quanto si è saputo nel mirino degli inquirenti e investigatori ci sono le attività di Ramadami, il procuratore albanese numero uno dell'agenzia irlandese Lian Sports Group, il quale con la collaborazione di Pietro Chiodi, titolare della Soccer Management e oggi perquisito, svolgerebbe attività economiche in Italia "sottraendo i relativi proventi all'imposizione tributaria".

I proventi sarebbero stati nascosti "mediante transito su rapporti bancari intestati a società di diritto estero a lui riconducibili". Le attività investigative in corso puntano ad acquisire documentazione relativa ai rapporti economico-finanziari intrettenuti dagli agenti sportivi in questione con le 11 società di calcio professionistico, a differenza dei due procuratori non iscritte nel registro degli indagati, presso le quali sono stati acquisiti atti necessari per gli approfondimenti dell'indagine del pm Giovanni Polizzi e dell'aggiunto Maurizio Romanelli. Gli ordini di esibizione sono in corso di esecuzione in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sardegna e Campania.

7 milioni non dichiarati al fisco 

A quanto si è saputo, al momento gli investigatori, a seguito di una segnalazione da parte dell'Uif di Bankitalia che ha dato il via all'inchiesta, hanno potuto analizzare parte dei flussi finanziari. Su conti correnti di filiali milanesi intestati a Ramadani o a società a lui riconducibili, con base in Irlanda o altri Paesi, sarebbero arrivati soldi da parte di club come pagamenti delle commissioni all'agente sulle compravendite. Somme che, poi, sarebbero transitate su società estere e il procuratore macedone non avrebbe dichiarato nulla al Fisco su quei compensi. Ora con l'analisi dei contratti, delle fatture e dei documenti acquisiti nelle sedi delle società di calcio gli inquirenti potranno individuare e approfondire i legami tra le commissioni incassate e non dichiarate e le compravendite gestite da Ramadani, che risulta avere rapporti professionali stretti soprattutto con due club, Fiorentina e Napoli. Al momento, l'attenzione si starebbe concentrando su operazioni che riguardano Pjanic, Chiesa e Handanovic.

Dopo gli approfondimenti documentali le indagini potrebbero allargarsi ad altre operazioni (nel mirino quelle tra il 2018 e il 2021), ad altri agenti collegati con Ramadani e le cifre della presunta evasione sono destinate ad aumentare. Ramadani, tra l'altro, è già indagato, con procedimento in corso, in Spagna dove ha fatto da mediatore nelle compravendite di tanti calciatori con l'Atletico Madrid e altri club. Nel capoluogo lombardo il procuratore macedone non solo, nell'ipotesi d'accusa, avrebbe incassato i soldi occultati al Fisco, ma avrebbe anche avuto la base operativa per la sua attività in Italia. Da qui la competenza dei pm milanesi ad indagare.

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