Il vertice

Meloni incontra i sindacati: «Momento duro, no a preconcetti». E lancia l’allarme sulle pensioni

I rappresentanti dei lavoratori apprezzano «l’apertura e il rispetto» del Governo. «Il risultato del confronto dipende dall'approccio di tutti»

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di Redazione
10 novembre 2022
07:12
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Il caro-bollette e il recupero del potere d'acquisto, eroso dall'inflazione a due cifre, il taglio del cuneo fiscale e le pensioni con l'adeguamento annuale degli assegni all'inflazione con +7,3% da gennaio prossimo, in attesa degli interventi per evitare lo scalone Fornero dal 2023.

E il lavoro, «la priorità delle priorità», dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ai sindacati nel primo faccia a faccia a Palazzo Chigi con Cgil, Cisl, Uil e anche l'Ugl. Su Ita «avete visto quello che è accaduto nelle ultime ore. Quando qualcuno di noi aveva espresso delle perplessità su come si stava procedendo non aveva completamente torto, ci stiamo lavorando», avrebbe anche detto la premier, secondo quanto si apprende.


Sul tavolo del primo confronto del nuovo governo nella sala Verde con le parti sociali (venerdì ci saranno le associazioni delle imprese) approdano tutti i temi aperti, dalle emergenze alle riforme, con le richieste e le proposte. La premier ascolta e assicura la disponibilità a portare avanti il confronto, mettendo da parte "i preconcetti" e assicurando trasparenza e lealtà ma chiedendo "un supplemento di responsabilità" da parte di tutti: «Stiamo affrontando il momento più difficile della storia della Repubblica».

L'approccio è «di totale apertura e rispetto. Dove ci porterà questo confronto dipenderà dell'approccio e dalla disponibilità di ciascuno di noi», chiarisce Meloni. I sindacati apprezzano il dialogo («un metodo importante») ma aspettano i fatti.

«Oltre ad una disponibilità al confronto, oggi risposte di merito non ne abbiamo ancora avute», afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi: dunque «la valutazione è sospesa».

«Auspichiamo che nelle prossime settimane ci possano essere ulteriori opportunità per discutere nel merito della legge di Bilancio e della prospettiva legata alla crescita, allo sviluppo, alla qualità e stabilità del lavoro», dice il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

«Meloni ha inaugurato una nuova stagione di confronto sociale», sottolinea intanto il segretario generale dell'Ugl, Paolo Capone. I temi vanno dalla sicurezza sul lavoro alle pensioni. Un fronte su cui lavorare con le prime misure da inserire nella manovra, che però ha «spazi troppo stretti», sottolinea Landini.

Di qui, la richiesta rilanciata dai sindacati di allargare la tassazione sugli extraprofitti oltre le aziende energetiche e di portarla al 35%: consentirebbe di reperire 14 miliardi l'anno, calcola il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri.

Sulle pensioni, allo studio resta Quota 41 che dovrebbe essere accompagnata da una soglia di età (61-62 anni) per l'anno prossimo - e che non basta per Cgil, Cisl e Uil - in attesa della riforma complessiva.

Di un sistema che oggi fa i conti con pensioni «basse e quelle future rischiano di essere inesistenti», riconosce la stessa presidente del Consiglio. Intanto arriva la firma del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, al decreto che dà il via a partire dal primo gennaio 2023 ad un adeguamento delle pensioni pari al +7,3%. L'aumento, come previsto dalla normativa vigente, è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall'Istat il 3 novembre. Considerando l'effetto dell'indicizzazione delle pensioni all'inflazione, nel periodo 2022-2025, la spesa «assorbirà risorse per oltre 50 miliardi», afferma Giorgetti. Il sistema attuale prevede tre fasce per la rivalutazione: il 100% dell'inflazione, ovvero in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il minimo (pari a circa 523 euro), il 90% tra le 4 e 5 volte il minimo e il 75% oltre le 5 volte.

C'è inoltre il tema del fisco e la richiesta di confermare e, anzi, aumentare la decontribuzione al 2% prevista fino alla fine dell'anno. I sindacati dicono no alla flat tax, chiedono di fare una riforma «vera» che aumenti il netto in busta paga e colpisca di più l'evasione. E, per ridare potere d'acquisto ai redditi, oltre al taglio del cuneo fiscale, il numero uno della Uil porta la richiesta di detassare subito le tredicesime per dare ristoro ai dipendenti e ai pensionati e, poi, di detassare gli aumenti contrattuali.

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