Migranti, naufragio al largo della Libia: almeno 45 morti tra cui 5 minori

I sopravvissuti sono stati soccorsi da pescatori locali e posti in stato di detenzione dopo lo sbarco. Lo riferiscono Oim e Unhcr che chiedono agli Stati di rivedere l'approccio alla gestione dei soccorsi nel Mediterraneo

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di Redazione
20 agosto 2020
07:18
Foto d’archivio
Foto d’archivio

Almeno 45 persone sono morte in un naufragio avvenuto al largo della costa libica, «il più grande registrato quest'anno», scrive in un tweet l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che insieme all'Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, chiede «un'azione urgente». «Senza un'operazione di ricerca e salvataggio e un meccanismo di sbarco dedicati e guidati dall'Ue, si perderanno altre vite nel Mediterraneo». «I recenti ritardi e la mancata assistenza sono inaccettabili», sottolineano.

L'Oim e l'Unhcr esprimono «profondo dolore» per la tragedia. Circa 37 sopravvissuti, provenienti principalmente da Senegal, Mali, Ciad e Ghana, sono stati soccorsi da pescatori locali e posti in stato di detenzione dopo lo sbarco, spiegano. Questi hanno riferito al personale dell’Oim che altre 45 persone, compresi cinque minori, hanno perso la vita a causa dell’esplosione del motore dell’imbarcazione al largo della costa di Zuara.

 

In seguito a quest’ultimo tragico incidente, le due organizzazioni rivolgono un appello «affinché si riveda l’approccio degli Stati alla gestione dei soccorsi nel Mediterraneo. È necessario rafforzare con urgenza le attuali capacità di ricerca e soccorso volte a rispondere alle richieste di soccorso».

 

«Si continua a registrare l’assenza di programmi di ricerca e soccorso dedicati e a guida Ue. Temiamo che senza un incremento immediato delle capacità di ricerca e soccorso, ci sia il rischio che si verifichino disastri analoghi a quelli in cui si è registrato un elevato numero di morti nel Mediterraneo centrale, prima del lancio dell’operazione Mare Nostrum», evidenziano le organizzazioni esprimendo «forte preoccupazione per i recenti ritardi nelle operazioni di ricerca e soccorso. Esortiamo gli Stati a rispondere rapidamente al verificarsi di tali eventi e a mettere a disposizione in modo sistematico e strutturato un porto sicuro per le persone soccorse in mare».

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