Migranti, si sblocca la vicenda Sea watch: rotta verso Catania

La nave  è rimasta bloccata una settimana in attesa di un accordo Ue sulla destinazione delle 47 persone a bordo. Il ministro Salvini: «L’Europa è stata costretta a intervenire»

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di Redazione
31 gennaio 2019
07:06
Migranti a bordo della nave, foto Ansa
Migranti a bordo della nave, foto Ansa

Si blocca la vicenda Sea Watch. E' partita dalla rada di Siracusa la nave rimasta bloccata una settimana in attesa di un accordo Ue sulla destinazione dei 47 migranti a bordo. La nave, scortata da motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza, arriverà nel porto di Catania in mattinata. Ha lasciato la rada di Santa Panagia, dove era ancorata da venerdì scorso ad un miglio dalle coste siracusane, poco dopo le 5:30. Intorno alle 2 era stato riparato il guasto al verricello dell'ancora che aveva ritardato la partenza, prevista inizialmente per le 21 di ieri. Il capo missione SeaWatch3 avrebbe chiesto di partire più tardi per fare riposare l'equipaggio, ma la capitaneria di porto ha ribadito l'ordine di levare le ancore e di dirigersi verso Catania. Ci vorranno oltre tre ore di tempo ancora per l'approdo nel porto etneo: la nave viaggia – riferisce l’ansa - a una velocità di circa 5 chilometri l'ora. «Fra qualche ora - aveva fatto sapere il premier Giuseppe Conte - inizieranno le operazioni di sbarco della Sea Watch». «Si è aggiunto anche il Lussemburgo e lo ringrazio. Siamo con l'Italia 7 Paesi».

 

Soddisfatto il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Missione compiuta! Ancora una volta, grazie all'impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l'Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità. Sei Paesi hanno accettato di accogliere gli immigrati a bordo della Sea Watch3, coordinandosi con la Commissione europea: si tratta di Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania». Il capo del Viminale ha poi auspicato che «in base alla documentazione raccolta, venga aperta un'indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong».

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