Stop a sagre e fiere, gli effetti del Dpcm colpiscono oltre 30mila operatori

A lanciare l'allarme la Coldiretti. Gli acquisti degli italiani che sfruttano questi eventi pure per rifornire le proprie dispense di prodotti tipici stimabile in 900 milioni

19 ottobre 2020
10:44

Castagne, vino, funghi, zucca. I profumi autunnali non inebrieranno quest'anno le strade dei nostri paesi. Il nuovo Dpcm di ottobre, infatti, vieta le sagre e gli eventi di comunità, bloccando con queste anche l'esplosione di un settore di traino, quello agroalimentare. Ad allarmare riguardo l'influenza delle nuove disposizioni sull'economia del Paese è Coldiretti che, con l'appoggio dell'Istituto di ricerca Ixè, ha ricordato come questo cambiamento, a livello sociale, stravolga le abitudini di quasi 3 italiani su 4 (73%) che ogni anno partecipano a eventi enogastronomici e folkloristici.

Un ostacolo all'economia nazionale

Bersaglio principale di questo stop sono i circa 34.000 operatori ambulanti dell'agrifood sparsi su tutto il territorio nazionale, il cui profitto va di pari passo con i movimenti dei consumatori: gli italiani spendono più di 900 milioni, ogni anno, in occasione degli eventi locali. E il boom degli eventi enogastronomici e dei relativi guadagni avverrebbe proprio in questo periodo: «Sono manifestazioni dedicate a ricorrenze storiche o religiose, ma soprattutto a prodotti tipici dell’enogastronomia locale che sono molto spesso al centro dei festeggiamenti che si concentrano proprio in autunno, dalle castagne ai funghi fino ai tartufi. Un momento conviviale alternativo che riguarda sia le località più turistiche, ma anche più spesso le aree interne meno battute dove si va a guardare, curiosare fra le bancarelle e magari anche acquistare qualcosa, spesso prodotti del territorio con lo street food che ha fatto segnare una vera e propria esplosione negli ultimi anni» sostiene Coldiretti.


L'importanza a livello locale

Si tratta di un mercato che spesso salva la vita delle comunità locali più piccole dell'entroterra, in cui forte è l'attività delle tradizionali imprese enogastronomiche. Secondo Coldiretti e Ixè infatti: «Il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari». L'acquisto dei prodotti tipici nelle occasioni di feste territoriali, inoltre, non ha come unico scopo il sostentamento, ma acquisisce anche un valore culturale e civile. Come afferma Coldiretti, infatti, «è anche una occasione per conoscere non solo il prodotto, ma anche la storia, la cultura e le tradizione che racchiude dalle parole di chi ha contribuito a conservare un patrimonio che spesso non ha nulla da invidiare alle bellezze artistiche e naturali del territorio nazionale. Acquistare prodotti a chilometri zero direttamente dai produttori è un segnale di attenzione al territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale».

 

Una perdita incalcolabile, dunque, per un Paese che vanta il primato dell’agricoltura più green d’Europa, con 306 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp, fiore del turismo enogastronomico mondiale.

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