L'articolo 67 della manovra modifica il calcolo degli adeguamenti per magistrati e avvocati dello Stato: ogni comparto peserà in base al numero dei dipendenti e gli arretrati resteranno fuori. L'Anm avverte: «A rischio l'indipendenza»
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La manovra finanziaria mette mano al meccanismo che regola gli aumenti automatici degli stipendi dei magistrati. Con l'articolo 67 del disegno di legge di Bilancio il governo introduce nuovi criteri per calcolare gli adeguamenti delle retribuzioni di magistrati ordinari, avvocati e procuratori dello Stato, legandoli come già avviene agli incrementi riconosciuti agli altri dipendenti pubblici. Le modifiche sono destinate a incidere sugli aggiornamenti a partire dal 2027 e puntano a ridefinire il sistema dopo le pronunce della giustizia amministrativa che hanno bocciato i precedenti criteri di calcolo.
Due le novità principali: il ritorno della media ponderata per determinare gli incrementi medi delle retribuzioni pubbliche e l'esclusione degli arretrati dalla base di calcolo. Una revisione che interviene su un tema già al centro del confronto tra governo e magistratura e sulla quale è arrivata la prima presa di posizione dell'Associazione nazionale magistrati.
Come funziona la media ponderata
Il primo correttivo riguarda il metodo utilizzato dall'Istat per calcolare gli aumenti medi ottenuti dalle diverse categorie del pubblico impiego. Finora il criterio contestato attribuiva lo stesso peso a ciascun comparto, indipendentemente dal numero di lavoratori che lo componevano. Con la nuova disciplina, invece, il calcolo dovrà tenere conto della consistenza numerica effettiva di ogni categoria.
In termini pratici, il peso di ciascun settore sarà proporzionato al numero dei suoi dipendenti: un comparto con centinaia di migliaia di lavoratori inciderà sul risultato più di uno composto da poche migliaia di persone. L'obiettivo dichiarato nella relazione tecnica è evitare che retribuzioni riferite a gruppi di dimensioni molto diverse vengano considerate con lo stesso valore, producendo una rappresentazione non corretta dell'incremento medio pro capite.
Il meccanismo interessa gli adeguamenti delle retribuzioni dei magistrati, degli avvocati e dei procuratori dello Stato, il cui trattamento economico è collegato all'andamento degli stipendi degli altri dipendenti pubblici. La revisione punta, secondo la relazione tecnica, a ricondurre il calcolo entro criteri ritenuti più aderenti alla composizione reale del pubblico impiego e ai limiti della spesa globale.
Perché gli arretrati vengono esclusi
Il secondo intervento riguarda le somme riconosciute ai dipendenti pubblici quando i rinnovi dei contratti collettivi arrivano in ritardo rispetto alle scadenze. Si tratta degli arretrati, cioè delle differenze economiche maturate nei periodi precedenti e liquidate successivamente alla firma degli accordi.
La nuova norma stabilisce che queste componenti non debbano essere considerate nella base di calcolo degli adeguamenti. La ragione indicata è evitare una duplicazione: gli arretrati, infatti, trovano già evidenza nella valutazione dell'incremento retributivo registrato nell'ultimo anno del triennio preso a riferimento. Includerli nuovamente potrebbe quindi alterare il risultato del calcolo e produrre un doppio riconoscimento.
Le due modifiche sono contenute nell'articolo 67 del disegno di legge di Bilancio. La loro applicazione è collegata all'entrata in vigore della legge e agli adeguamenti retributivi dal 2027: il testo dovrà ora completare l'iter parlamentare.
L'Anm: «La tutela degli stipendi salvaguarda l'indipendenza»
La revisione ha già provocato una reazione dell'Associazione nazionale magistrati. Il presidente Giuseppe Tango, in una nota, ha precisato che l'organizzazione si riserva di esprimere una valutazione nel merito dopo aver approfondito il contenuto della disposizione.
«Rispetto a quanto contenuto in legge di Bilancio, che sarà presto all'esame delle Camere, ci riserviamo una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma», ha dichiarato Tango. Il presidente dell'Anm ha però richiamato un principio che, secondo l'associazione, dovrà essere rispettato dal legislatore nel ridefinire il sistema degli adeguamenti.
«Spetta al legislatore regolare la materia, nel rispetto, però, di un principio fondamentale: la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell'indipendenza della giurisdizione. Come ribadito dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea e dalla Corte Costituzionale».
Tango ha infine ricordato che «sugli emolumenti dei magistrati e sulle loro dinamiche stipendiali si può intervenire solo nel quadro di interventi di carattere generale». Una presa di posizione che anticipa il confronto sulla norma durante l'esame parlamentare della manovra: da una parte la revisione dei criteri di calcolo e il contenimento della spesa, dall'altra le garanzie economiche che l'Anm considera legate all'autonomia della magistratura.

