A pochi giorni dal voto, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si presentano come il primo grande test nazionale per il secondo mandato di Donald Trump. Martedì 3 novembre gli elettori rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 seggi del Senato, 33 in scadenza ordinaria e due in elezioni suppletive. Si vota anche per i governatori di 36 Stati. Molti hanno già scelto: decine di milioni di americani hanno votato in anticipo.


I numeri dei sondaggi

Sul piano nazionale il quadro è favorevole ai Democratici. La media di Decision Desk HQ sul voto generico per il Congresso li dà avanti di 8,1 punti, un vantaggio che secondo l'analisi di Fox News supera quello dell'"onda blu" del 2018 ed è molto più ampio del margine repubblicano nel 2022. Lo stesso istituto stima per i Democratici l'80% di probabilità di conquistare la Camera e il 57% per il Senato. Più netti i calcoli di YouTrend per Sky TG24: 89% per la Camera e 61% per il Senato.


La Camera
È il terreno più favorevole all'opposizione. Pesano però i nuovi collegi: i ridisegni voluti dai Repubblicani dovrebbero assicurare al GOP alcuni seggi saldamente conservatori. Nonostante ciò, secondo The Hill, i Repubblicani hanno sospeso la spesa in alcune sfide chiave, mentre i vertici del partito si dicono fiduciosi.

Il Senato, la vera incognita
Oggi i Repubblicani hanno 53 seggi contro 47 e possono perderne tre mantenendo il controllo, grazie al voto decisivo del vicepresidente JD Vance in caso di parità. Ai Democratici servono quindi quattro seggi in più, e per ottenerli devono vincere in diversi Stati conquistati da Trump nel 2024 con distacchi a due cifre. La migliore occasione è il North Carolina, ma sono di poco avanti anche in Alaska, Maine, Texas e Ohio; inseguono in Iowa e sono alla pari in Kansas. Quasi ovunque, però, i vantaggi restano entro il margine d'errore.


Cosa cambia
Sulla campagna pesano l'indice di gradimento di Trump e le preoccupazioni degli elettori per il costo della vita. Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe frenare l'agenda della Casa Bianca e rafforzare il controllo parlamentare sull'amministrazione. Non toccherebbe però la presidenza: il mandato di Trump proseguirà fino al 2029, qualunque sia l'esito del voto. Ma comunque sarebbe una presidenza zoppa Thats, in perenne conflitto con i rami del parlamento, con il rischio anche di una paralisi e di uno scontro che potrebbe travalicare i limiti del consentito. In questo senso c’è molta preoccupazione negli Stati Uniti conoscendo anche l’atteggiamento arrogante e prepotente del presidente Trump che non varrà condividere con nessun organo costituzionale i suoi poteri, tantomeno con il congresso e il Senato. Insomma, si avvicinano tempi difficili per gli Stati Uniti, ma anche per il mondo intero, perché sono in corso diverse guerre, l’economia è allo sbando e non si intravedono al momento via di uscite tranquillizzanti.