Prima era la rivista che raccontava il futuro. Oggi diventa essa stessa una notizia che parla del presente dell’editoria. Dopo diciassette anni di attività, si chiude l’esperienza di Wired Italia: il 30 giugno si conclude l’aggiornamento del sito e cala il sipario su una delle testate che più hanno contribuito a diffondere nel nostro Paese la cultura dell’innovazione, della scienza e della trasformazione digitale.

Nata nel 2009 con una storica copertina dedicata a Rita Levi-Montalcini, Wired Italia ha raccontato per quasi due decenni l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, delle startup, della ricerca scientifica, della sostenibilità e delle nuove tecnologie, anticipando spesso temi che sarebbero poi entrati nel dibattito pubblico.

La chiusura era stata annunciata ad aprile da Condé Nast nell’ambito di una riorganizzazione internazionale motivata da ragioni economiche. Secondo l’azienda, l’edizione italiana non aveva raggiunto risultati sufficienti per garantire nuovi investimenti, mentre il gruppo intende concentrare risorse sui settori ritenuti più strategici, a partire proprio dall’intelligenza artificiale. Un paradosso che ha fatto discutere: una rivista nata per raccontare la rivoluzione tecnologica viene travolta dalla stessa trasformazione che aveva contribuito a spiegare ai lettori.

Nel messaggio di addio pubblicato nell’ultimo giorno di attività, la redazione non parla di una fine, ma di un’eredità: «Lasciamo le nostre storie per capire il futuro». Un archivio di migliaia di articoli che continuerà a rappresentare una preziosa memoria del cambiamento tecnologico e sociale degli ultimi diciassette anni.

La chiusura di Wired Italia va oltre la scomparsa di una testata specializzata. È il simbolo delle difficoltà che attraversano il giornalismo nell’era digitale, stretto tra il calo dei ricavi pubblicitari, il cambiamento delle abitudini di lettura e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. Una sfida che riguarda ormai tutto il mondo dell’informazione e che rischia di impoverire notevolmente la nostra democrazia, che ha bisogno di una sana e buona informazione al servizio del cittadino. Ma purtroppo oggi sembra avanzare un deserto. Nel silenzio del governo e delle istituzioni.