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di Manuela Serra
19 luglio 2022
06:32

Il collezionista di venti: l’uomo invisibile che domina Pizzo, culla di storia e bellezza

FOTO-VIDEO | Dai luoghi famosi in tutto il mondo a quelli meno conosciuti come la Chiesa dei morti: benvenuti nella città napitina dove gusto, mare e tradizioni si fondono in uno spettacolo unico (ASCOLTA L'AUDIO)

Destinazioni
Il collezionista di venti (foto di Gianmaria Ricciuto)
Il collezionista di venti (foto di Gianmaria Ricciuto)

«Non c'è vento che non abbia chiacchierato con lui». Da quasi dieci anni ormai siede tra le viuzze di Pizzo, dalla piazza del paese ha lo sguardo rivolto verso le Eolie, a destra l'imponente castello, al tramonto con lo Stromboli da sfondo lo spettacolo è mozzafiato.

È il collezionista dei venti, un'opera unica nel suo genere che porta la firma dell'artista Edoardo Tresoldi.  Scenografo, scultore e pittore realizza grandi sculture con rete metallica dall’effetto trasparente. 


Ma il collezionista dei venti, o uomo dei venti come a qualcuno piace chiamarlo, è solo una delle tantissime attrazioni e bellezze di Pizzo, il centro vibonese meta privilegiata da turisti provenienti da tutto il mondo che da aprile a ottobre invadono le vie della cittadina. 

Pizzo è una città ricca di tradizioni, di storia, di cultura. Di luoghi incantevoli e da scoprire. Da quelli più noti come la suggestiva chiesetta di Piedigrotta e il castello Murat, fino a quelli meno conosciuti come la chiesa delle Grazie e la Seggiola. 

La chiesa delle Grazie

È nota come Chiesa dei morti, sconosciuta ai molti e forse per questo ancora più affascinante. La chiesa delle Grazie è posizionata lungo la discesa che porta alla piazza del paese. Ad accogliere fedeli e curiosi all'ingresso una teca con un teschio. La chiesa è piccola, graziosa, adornata con affreschi che ne fanno dell'ambiente un gioiello.

Ma è ciò che non si vede che custodisce un pezzo di storia da preservare. Una scala conduce ai sotterrenei. Questa area è venuta alla luce solo negli anni '70, è un piccolo cimitero un tempo appannaggio dei frati alcantarini, proprio qui venivano sepolti con una tecnica particolare. Il cadavere si collocava in posizione eretta, un collare impediva che scivolasse, così si lasciava asciugare e scolare. Una tecnica che ha un significato ben preciso: debole e fragile è la carne, non le ossa che venivano poi ripulite e messe in un ossario.

La seggiola di Pizzo

È uno dei luoghi più suggestivi di Pizzo. La Seggiola, così come viene comunemente chiamata da tutti, è una piccola insenatura non lontana dalla zona identificata come la Marina, oggi utilizzata solo dai pescatori come ricovero di barche. Si raggiunge mediante una strada dal centro storico del borgo o direttamente dalla Marina.

La Marina di Pizzo

Acqua limpida, sabbia bianca, alle spalle il castello Murat e il centro storico: siamo alla Marina di Pizzo che accoglie una piccola spiaggia dalle fattezze spettacolari. A pochi passi la pizzapundi, termine dialettale che indica la punta di Pizzo, una passerella costruita negli '60 circondata dal mare, a destra e a sinistra. Negli anni scorsi a causa delle violente mareggiate è stata danneggiata, non per questo ha perso il suo fascino.

La chiesa di Piedigrotta

La chiesetta di Piedigrotta è uno dei monumenti più noti e più visitati della Calabria. Un unicum nel suo genere. Si snoda tra leggenda e fatti realmente accaduti. La prima narra che intorno alla metà del 1600 una nave proveniente da Napoli con a bordo il quadro della Madonna di Piedigrotta, venne colta da una tempesta violenta. Il capitano e il suo equipaggio iniziarono a pregare intensamente rivolgendosi al quadro collocato nella sua cabina. La nave, durante il terribile nubifragio, si schiantò contro una scogliera e il carico andò perso. L’equipaggio si salvò. Sullo stesso punto della costa approdarono il quadro dell’Effige e la campana di bordo datata 1632.

La baia che fu salvifica per gli uomini scampati al temporale non era frequentata da pescatori, come comunemente si racconta, ma da scalpellini che vi si recavano per tagliare i blocchi di roccia sedimentaria, erroneamente detta “tufo”, utilizzata per le costruzioni edili. Costoro, insieme ai marinai, presero il quadro della Madonna e lo collocarono in un’insenatura nella roccia per preservarlo da eventuali mareggiate. Il tentativo risultò fallimentare: altre due successive mareggiate si portarono via il quadro ma, puntualmente, questo veniva ritrovato nel punto esatto in cui era approdato la prima volta. A questo punto quegli stessi scalpellini interpretarono i fatti come una precisa volontà della Madonna ed esattamente di fronte al luogo dei rinvenimenti, ingrandirono la grotta naturale scolpendo più di 200 statue per farne una Chiesa a lei dedicata dove riporre il quadro. 

Il castello di Murat a Pizzo

Costruito nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I D'Aragona a difesa del Regno, il Castello Aragonese, che si erge sulla parte occidentale della cittadina, è costituito da un massiccio corpo quadrangolare con due torrioni cilindrici angolari di cui la torre grande, detta Torre Maestra, è di origine Angioina (1380). Nelle sue sale si svolse l'avvenimento che rese celebre la città di Pizzo: Giocacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone, in un estremo tentativo di riconquistare il Regno di Napoli, sbarcato nella marina di Pizzo l'8 ottobre 1815, fu sopraffatto dalla popolazione e rinchiuso nel Castello insieme ai suoi uomini, dove venne condannato a morte pronunciando le sue ultime celebri parole: "Mirate al petto, non al viso". Il Castello ospita il Museo Murattiano, e ogni anno, l'associazione culturale Gioacchino Murat mette in scena la suggestiva rievocazione storica dell'evento.

Pizzo, la città del gelato

Ma Pizzo è anche la città del gelato. Chi fa tappa nella città napitina non può non gustare il classico tartufo, un prodotto artigianale che viene preparato dai maestri gelatieri presenti soprattutto nella piazza della cittadina. Unico gelato a ottenere il marchio Igp in Europa, la sua storia inizia nel 1952 quando fu ideato come dessert di un matrimonio. La sposa richiese due gusti: nocciola e cioccolato insieme. All'interno un fondente fluido. Lo elaborarono con il palmo della mano, da qui la forma tipica conosciuta oggi in tutto il mondo.



*Si ringrazia per tante delle foto Gianmaria Ricciuto.

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