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di Redazione
3 agosto 2022
06:30

Tra storia e turismo, ecco i fiumi di sale nel Crotonese: un fenomeno unico in Europa da valorizzare

VIDEO | Si tratta dei cosiddetti diapiri, rocce evaporitiche legate a un evento geologico che risale a 5 milioni di anni fa. Oggi le associazioni puntano a far conoscere le bellezze del luogo in Italia e non solo (ASCOLTA L'AUDIO)

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Il diapirismo salino. Un fenomeno raro che si registra in pochissime parti del mondo, tra queste c'è anche la Calabria e più precisamente una piccola frazione piccola frazione collinare del Comune di Casabona, nel Crotonese. Siamo a Zinga, qui le case sono abbarbicate sulla roccia, e lo erano ancora di più quando tutto il nucleo abitato sorgeva su un vero e proprio “castrum” naturale, poi abbandonato a seguito di un terremoto. Ma cos'è un diapiro? Un diapiro è una roccia fusa che risale in superfice attraverso strati di altre rocce più dense. E a Zinga questo succede con il sale. L'attrazione del paese sono infatti i “diapiri salini”, dei veri e proprio fiumi di sale, alcuni solidificati, altri ancora “vivi”, che è possibile ammirare con una breve passeggiata di qualche chilometro, appena fuori dal centro abitato, nella vallata del fiume Vitravo, oggi quasi in secca.

I diapiri salini, un fenomeno unico in Europa

Il geologo Mario Cimieri ta facendo, insieme al gruppo di Italia Nostra, un'opera di coinvolgimento di residenti e turisti per valorizzare questi luoghi.  I diapiri salini sono unici in tutto il continente europeo e li troviamo soltanto in questo territorio. La presenza di sale nel territorio di Zinga ha destato notevole interesse in epoche remote anche dal punto di vista minerario e infatti già gli antichi greci, ma anche i romani, abitavano questa valle proprio perché il sale era una bene prezioso fondamentale per la conservazione degli alimenti.


«Sono rocce evaporitiche  - spiega il geologo - legate ad un evento geologico che si è verificato 5,6 milioni di anni fa, la crisi di salinità del Messiniano, cioè quando lo Stretto di Gibilterra si chiuse per movimenti tettonici e il Mar Mediterraneo non aveva più scambi di acque con l'Oceano Atlantico, più freddo. E quindi – racconta Cimieri - il Mediterraneo iniziò ad evaporare, trasformandosi in un enorme lago salato».

E intanto, scendendo dal crinale verso la vallata, cominciamo ad intravvedere il bianco del sale che “trasuda” dalle rocce più scure. «Tutte queste aree erano sommerse dal mare, e ce lo dice sia la presenza dei diapiri che quella di molti fossili che ancora si trovano con facilità in queste colline». «Il sale si è dunque depositato e compattato, a causa dei sedimenti che lo sovrastavano, e piano piano però ha iniziato a fluire verso l'alto, perché più leggero delle altre rocce – spiega ancora il geologo - grazie anche ai movimenti tettonici. I canali preferenziali per la risalita sono le fratture e le faglie».

Un sale purissimo

Si arriva proprio vicino alle acque del fiume, e da un incavo nella roccia si vede bene il fluire, quasi pietrificato, del sale, che poi si concentra in una sorta di laghetto. Bianco. Immacolato. Sembra neve. «Ancora oggi alcuni anziani del paese vengono a raccogliere il sale qui, perché dicono che è migliore di quello che si acquista – dice Cimieri – ed è vero che è purissimo. Fino agli anni '60 si sfruttava industrialmente, c'erano delle miniere a bassa profondità, visto che il sale si trova anche in superficie. E ci sono ancora i ruderi delle caserme della Guardia di Finanza, che controllava l'estrazione del sale».

Ma perché sono importanti i diapiri di Zinga? «Perché all'interno di queste formazioni di sale sono state trovate delle microgocce di acqua, risalenti a più di 5 milioni e mezzo di anni fa, che contengono delle piccole alghe. Insomma, vita! Ed è stato possibile evidenziare – aggiunge il geologo - i livelli di salinità e temperatura del Mar Mediterraneo a quell'epoca, grazie a studi condotti da Rocco Dominici e Mara Cipriani, dell'Università della Calabria».

Ma ci sono stati anche ricercatori arrivati qui da altre parti del mondo, per osservare e studiare questo fenomeno. Quello che sorprende maggiormente è il diapiro salino di Russomanno, una delle località della vallata. Sembra quasi di osservare delle piccole Dolomiti, con le loro guglie aguzze che risplendono, sotto i riflessi della luce del sole. «Questo è diverso dagli altri - dice Cimieri - ha un differente aspetto: è più traslucido, ha una presenza di sale maggiore. I diapiri si sono formati in un arco temporale di circa 200.000 anni, quindi ognuno con modalità diverse nel tempo».

Ancora oggi, numerose anziane di Zinga, ricorono alle stalattiti di sale (chiamate “salinelle” dalla gente del luogo), per trattare la carne di maiale e varie conserve a conferma della centralità, nella cultura e nelle tradizioni, dei diapiri salini. Un bene culturale, antropologico, geologico che meriterebbe davvero di essere valorizzato.

Ma quale sarà il futuro di questo geosito? «Come associazione “Italia Nostra - Casabona e Valle del Neto” stiamo puntando su una tipologia di geoturismo, per far conoscere a tutti questo luogo -  afferma ancora Mario Cimieri - perché qui si possa vivere un'esperienza naturalistica e anche geologica, per interessare alla materia anche le nuove generazioni. Chissà, magari intercetteremo futuri geologi».

Il servizio di Saverio Caracciolo:

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