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di Serena Laterza
24 agosto 2022
06:33

Viaggio a Serra San Bruno: un patrimonio inestimabile di natura, arte e spiritualità

Dal bellissimo centro storico alla Certosa fino alle chiese: ecco storia e bellezza di una cittadina dal fascino senza tempo

Destinazioni

Serra San Bruno, cittadina di forte richiamo turistico e religioso, in provincia di Vibo Valentia, è una delle località più apprezzate della montagna calabrese, deputata da Bruno di Colonia, nell’XI secolo, a divenire il luogo perfetto per accogliere l’ordine monastico certosino. Immerso in un’atmosfera di misticismo e profonda spiritualità, questo centro è custodito nel Parco Regionale delle Serre, a circa mille metri sul livello del mare, circondato da fitti boschi di pini, faggi e abeti bianchi. Con il suo bellissimo centro storico, la Certosa, il laghetto con la statua di San Bruno, le sue chiese, la pineta e i suoi profumi e sapori montani, rappresenta la meta ideale dove entrare contemporaneamente in connessione con natura, arte, spiritualità e territorio. 


San Bruno: le origini di Serra e della fondazione monastica 

Fondata nel 1091 da Bruno di Colonia, su immagine della prima abbazia certosina di Grenoble, la Certosa di Serra San Bruno si trova a Sud del centro cittadino, nei pressi del Bosco di Santa Maria. Al tempo, Bruno, convocato dalla Francia in Vaticano per volere di papa Urbano II, raggiunse la Calabria al suo seguito, ove gli fu proposto di diventare vescovo. Bruno declinò l’offerta e ottenne dal pontefice il consenso di potersi ritirare nelle Serre Calabresi, in un’area, fra Arena e Stilo, donatogli da Ruggero I d’Altavilla. Qui, in località Torre, fu colpito da una piccola grotta immersa nella vegetazione – il Dormitorio di San Bruno –, scegliendo proprio questo luogo per dare vita alla fondazione monastica. Così descrisse la zona in una lettera indirizzata a Raoul le Vert, uno dei due compagni che, insieme a lui, fece il voto di consacrarsi alla vita monastica:

“In territorio di Calabria, con dei fratelli religiosi, alcuni dei quali molto colti, che, in una perseverante vigilanza divina attendono il ritorno del loro Signore per aprirgli subito appena bussa, io abito in un eremo abbastanza lontano, da tutti i lati, dalle abitazioni degli uomini. Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli, che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l'aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti, il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, di ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati, né alberi da frutto svariati e fertili”.

Dapprima, fondò la Chiesa di Santa Maria di Turri o del Bosco, un edificio in muratura di piccole dimensioni, consacrato il 15 agosto 1094, intorno al quale sorgevano le celle dei padri eremiti; a circa due chilometri di distanza, diede vita al Monastero di Santo Stefano – l’attuale Certosa –, dove collocò i fratelli conversi e coloro che non potevano seguire completamente le regole del deserto. Gli operai che, invece, erano impegnati nella costruzione dell’eremo e della Certosa, furono stabiliti con le loro famiglie a una certa distanza dai monaci: sorsero così le prime abitazioni all’origine del paese Serra. Riprendendo lo stile di vita condotto in Francia, Bruno trascorse nell’Eremo di Santa Maria gli ultimi dieci anni della sua vita contemplativa in solitudine. 

La Certosa: il centro ecclesiastico principale del Meridione

Nel corso dei secoli, la chiesetta fu abbandonata e la Certosa divenne il centro ecclesiastico principale del Meridione, con un patrimonio fondiario vastissimo tra Calabria, Puglia e Sicilia. Intorno al 1192, con Guglielmo da Messina – quindicesimo successore di Bruno –, il monastero passò all’ordine cistercense. Dell’attività edilizia promossa da Guglielmo e dai suoi 41 successori, fino al 1411, non rimane alcuna traccia e neanche materiale d’archivio. Nel 1514, il monastero fu riconsegnato all’Ordine Certosino, con una cerimonia solenne a cui presenziarono i priori delle Case meridionali e i più grandi esponenti dell’aristocrazia calabrese e napoletana. Per oltre due secoli, il complesso fu rimaneggiato diverse volte, fino al devastante terremoto del 1783, che la ridusse quasi a un cumulo di macerie, e al totale abbandono causato dalla soppressione dei monasteri, decretata da Giuseppe Bonaparte nel 1807. Solo nel 1857, i monaci vi fecero ritorno e nel 1889, il Capitolo Generale di Grenoble commissionò il progetto di ricostruzione e di restauro, del quale oggi rimane la nuova chiesa monastica, le cappelle private, il grande chiostro, le 14 celle dei padri, la torre dell'orologio in sostituzione del vecchio campanile, la Foresteria, i luoghi di preghiera e di incontro, la Procura, le stalle, i depositi, oltre alla ristrutturazione delle preesistenze cinquecentesche (il Refettorio, la Sala del Capitolo, la Biblioteca e la Cappella delle reliquie). Il nuovo complesso venne inaugurato nella festa di Pasqua del 1899, mentre la consacrazione della nuova chiesa ebbe luogo il 13 novembre del 1900.

Il Museo della Certosa 

All’interno delle mura del monastero è presente e visitabile il Museo della Certosa, nato nel 1994 su impulso della comunità monastica per narrare la storia di San Bruno, nonché dell’ordine da lui fondato, e per accogliere le numerose richieste di pellegrini e turisti, desiderosi di conoscere la vita monastica dei certosini disciplinata dalla regola eremiticaIl percorso espositivo si divide in 22 sale, che attraversano gli ambienti della Certosa, ricostruiti in modo esemplificativo con gli arredi originali –  dalla cella alla chiesa conventuale –, corredati da filmati, foto e pannelli descrittivi. Il luogo, come la Certosa stessa, regala una profonda esperienza immersiva nella spiritualità dei figli di San Bruno, attraverso i profumi e la quiete e il silenzio del luogo sacro, a tratti inebriato dal canto melodioso dei monaci. La visita si conclude in una piccola cappella solitaria all’interno della torre cinquecentesca, dove poter sostare per un momento di raccoglimento e di preghiera.

Dalla Pineta al Dormitorio di San Bruno 

Nel centro di Serra San Bruno è custodita una bellissima pineta immersa nel verde, ideale per trascorrere una piacevole pausa all’aria aperta, coccolati dal profumo degli alberi e della natura: un’impagabile sensazione di pace e benessere, così come questo luogo sacro riserva a chi lo visita. Oltre la pineta, si conserva, infatti, la storica fontana con la statua di San Bruno immersa nell’acqua, dove è tradizione esprimere un desiderio, lanciando di spalle una monetina nell’acqua. Sulla sinistra, invece, la bellissima scalinata in granito, colorata dal caratteristico muschio verde, a cui fa capolino il Santuario di Santa Maria del Bosco e il Dormitorio di San Bruno, dove una targa riporta la dicitura “Qui l’Eremita pregò, trovò rifugio e fu sepolto”. Passeggiando per la zona è possibile ammirare altri monumenti e luoghi di culto, tra cui in totale nove chiese.

Sentieri naturalistici e Parco Avventura 

Nel territorio di Serra San Bruno si trovano innumerevoli percorsi escursionistici che, tra il Bosco di Santa Maria e il Bosco di Archifòro, regalano sentieri di diverse difficoltà, attraverso luoghi incontaminati e panorami spettacolari. Serra San Bruno è anche famosa per il bellissimo Parco Avventura “Adrenalina Verde”, in località “La Chiusa”, una varietà di attività immerse nel verde, con percorsi acrobatici tra gli alberi, ponti tibetani, arrampicata su parete, tubbing, passerelle di tronchetti e l’emozionante lancio tirolese, per un’esperienza avventurosa, nel massimo della sicurezza e nel pieno delle bellezze naturali. A completare i punti d’interesse del luogo, sono i numerosi agriturismi locali, dove assaporare piatti e pietanze della tradizione, tra cui il famigerato fungo crudo, trifolato, marinato o fritto, per cui Serra San Bruno è anche denominata la “città del fungo”.

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