Parigi, il Grand Palais, una delle maison più celebri del mondo. E dentro la nuova collezione di Chanel c’è un pezzo di Calabria. Più precisamente, c’è Squillace, con la sua natura, i suoi colori, l’acqua e soprattutto gli uccelli che attraversano il cielo dell’area protetta.

È da qui che Matthieu Blazy, direttore creativo di Chanel, ha tratto una delle suggestioni più personali della sua nuova collezione. Non un riferimento generico alla Calabria, ma un luogo che conosce direttamente e nel quale, racconta, trascorre spesso del tempo insieme al compagno.

«Con il mio compagno passiamo molto tempo in Calabria, e c’è questo fiume molto bello con colori incredibili. È un luogo dove proteggono gli uccelli che migrano», ha raccontato Blazy alla giornalista Paola Pollo. E proprio osservando gli stormi e il loro movimento nell’area di Squillace ha trovato lo spazio per pensare, immaginare e costruire una parte della collezione.

Il risultato è una passerella che sembra quasi trasformarsi in un paesaggio calabrese sospeso nel tempo. Al Grand Palais di Parigi il pavimento diventa uno specchio d’acqua, una superficie di resina luccicante sulla quale si riflettono grandi uccelli luminosi. Sopra, lo stormo si muove, plana, risale. Sotto, sfilano 83 look.

L’immagine non racconta semplicemente la natura: la trasforma in movimento, materia e abito.

Da Squillace a Parigi, il volo diventa moda

La suggestione dell’Oasi di Scolacium entra così nella narrazione di Chanel senza diventare una cartolina della Calabria. Blazy osserva il volo degli uccelli, il modo in cui attraversano lo spazio, la leggerezza del loro movimento. E trasferisce quelle sensazioni negli abiti.

Chiffon, cotone e seta, gonne a matita, bluse corte, tulle, ricami e lavorazioni sofisticate costruiscono una collezione nella quale tutto appare prezioso ma, allo stesso tempo, naturale. Gli abiti sembrano muoversi insieme al corpo invece di imporsi su di esso.

«Volevo che la ragazza fosse molto più a suo agio, in qualche modo anche sfacciata, giocosa, estiva», spiega il designer.

È una delle chiavi della collezione: la libertà del movimento. Il corpo viene prima della silhouette e l’abito diventa quasi una seconda pelle. Le spalle si liberano, il corpo entra nel vestito, mentre tessuti leggeri e trasparenti seguono il movimento dell’aria.

Ed è qui che il riferimento a Squillace acquista un significato particolare. L’acqua, gli stormi, le traiettorie degli uccelli e il paesaggio dell’oasi diventano una sorta di laboratorio naturale dal quale Blazy prende l’idea della leggerezza.

Non a caso, il nuovo tweed nasce dall’unione di organza, seta e una membrana elasticizzata. Per arrivare al risultato sono state sviluppate macchine specifiche. Poi il momento della scoperta: «Eureka, ha funzionato. Ecco la magia».

Anche le piccole borse a gabbia, realizzate con stampa 3D e impermeabili, sembrano inseguire la stessa idea di una moda capace di accompagnare il corpo in movimento. «Puoi nuotarci anche!», scherza Blazy.

Gabrielle Chanel, le molte donne dentro una sola

La collezione non guarda però soltanto alla natura. Il volo che parte dalla Calabria attraversa anche la storia della maison.

Il punto di partenza è Gabrielle Chanel, raccontata attraverso le molte donne che hanno abitato la sua vita e il suo guardaroba. Non una semplice ricostruzione storica, ma un viaggio attraverso le diverse identità di Coco: la ragazza, la donna che amava vestirsi anche da uomo, quella che giocava con i costumi e con la moda.

«Non è una sfilata storica. È una sfilata sulle storie di Chanel», sottolinea Blazy.

La collezione attraversa così il passato per arrivare al futuro. Dalla biancheria dell’infanzia ai tutù, dagli abiti da festa ai completi maschili, fino ai tailleur, ai tubini e al bouclé reinterpretato come una rete di perline.

E anche gli accessori diventano parte della narrazione. Ad aprire e chiudere lo show è un pezzo originale appartenuto a Gabrielle Chanel e conservato negli archivi del Patrimoine. Blazy sorride: «Se Jane aveva la Birkin, Coco aveva la 2.55».

L’Oasi di Scolacium, il luogo calabrese che ha conquistato Blazy

Quella citata da Blazy è la Zona Speciale di Conservazione “Oasi di Scolacium”, un’area naturalistica che si estende lungo il litorale ionico tra i territori di Squillace e Borgia. Il sito ha una superficie di circa 75 ettari e conserva importanti lembi di dune costiere, habitat sempre più rari lungo le coste calabresi.

L’area è inoltre importante per la biodiversità: è frequentata da uccelli migratori e rappresenta un sito di particolare interesse anche per la nidificazione della Caretta caretta, la tartaruga marina. La presenza delle dune e della vegetazione tipica degli ambienti sabbiosi contribuisce a rendere l’oasi uno dei tratti naturalisticamente più preziosi della costa ionica catanzarese.

È dunque quel paesaggio, fatto di acqua, vento, vegetazione e animali in movimento, ad aver fornito a Blazy una parte dell'immaginario portato a Parigi. La stampa internazionale ha riconosciuto nello stesso allestimento della sfilata il riferimento alla fauna naturale attorno a Squillace, luogo frequentato dallo stilista.

Il futuro nasce dalla natura

Il paradosso è che la Calabria entra nella sfilata più importante non attraverso un simbolo folcloristico, ma attraverso un'idea di futuro.

Blazy guarda agli uccelli perché guarda al movimento. Guarda all’acqua perché cerca leggerezza. Guarda alla natura perché vuole liberare il corpo dall’idea rigida dell’abito.

«Penso ci sia spazio per la poesia, la bellezza, la gioia. Ed è un buon rimedio contro i tempi oscuri», dice.

Ed è forse questa la traiettoria più interessante della collezione Chanel: da Squillace a Parigi, dalla natura alla moda, dal passato di Gabrielle al futuro immaginato da Blazy. Un viaggio nel quale un angolo della Calabria diventa, quasi senza rumore, una delle fonti d’ispirazione di una delle passerelle più osservate del mondo.