Il Sud si sveglia, accusa il governo in Europa e i poteri nazionali e coloniali tremano

Lo scippo del Pnrr innesca reazioni a catena: dal Meridione parte il contrattacco a difesa dei propri diritti. Mentre il quadro delle elezioni in Calabria si fa più confuso e anche il centrodestra rischia di spaccarsi: se lo scontro continuerà, la partita si giocherà qui...

di Pino Aprile
18 luglio 2021
10:02

Ora il Sud comincia a far paura: chi lo ha sempre considerato ininfluente nel gioco degli equilibri nazionali di potere, perché al servizio altrui e a proprio danno, attraverso le masso-mafie, politica ed economia colluse, ha ragioni di esser inquieto per la tenacia e la competenza con cui il Mezzogiorno rivendica i suoi diritti; contesta le grossolane e sbrigative affermazioni del governo su cosa e quanto si può dare al Sud (poco, e dica pure grazie); dimostra che persino il quasi niente promesso al Mezzogiorno è falso, e non trova conferme nelle carte ufficiali; si organizza per far valere le sue ragioni nel parlamento italiano e in quello europeo, saltando la mediazione dei partiti nazionali, in cui i rappresentanti meridionali, salvo poche e apprezzate eccezioni, sono i migliori alleati (per convenienza propria, superficialità o ignoranza) di chi sottrae al Mezzogiorno quanto gli spetta, dicendogli che non se lo merita; ma soprattutto sono ormai molti a Sud capaci di far circolare in modo sempre più efficace informazioni contro il monopolio della comunicazione nazionale, che si avvale di docenti e pennivendoli terroni che, spiegava Antonio Gramsci, per vantaggio privato e danno collettivo, concorrono a creare quella “coscienza negativa” utile agli interessi di chi paga e del più potente (ma c'è chi lo fa gratis: basti vedere come certi intellettuali, veri o presunti, trattano la Questione meridionale sulle pagine di giornali che in nome del popolo, ne ignorano le piazze, la storia e i bisogni, preferendo i salotti e le logge).

Per uscire dal generico, sarebbe sufficiente un breve elenco delle vicende straordinarie della scorsa settimana e in cui la Calabria occupa un ruolo di primo piano, proprio nella definizione degli equilibri nazionali di potere:


• il professor Gianfranco Viesti scopre fra le migliaia di pagine del Pnrr (Piano nazionale rilancio e resilienza) del governo Draghi, e gli impegni per il Sud previsti, con certezza, dai ministeri, con i soldi del Recovery Fund, che non ci sono i già scarsi 82 miliardi garantiti (a parole e per iscritto) ma solo 22; forse 35, contandone altri 13 che potrebbero essere destinati al Mezzogiorno, anche se non per veri investimenti;

• dinanzi alla Commissione di Bruxelles, ottiene il sostegno dei coordinatori del gruppo dei Popolari e di quello dei Socialisti (i due più grandi nel parlamento europeo), la petizione firmata da migliaia di italiani, per il rispetto dei criteri indicati dall'Unione europea, nella ripartizione delle risorse del Recovery Fund: primo firmatario il sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci, per conto di più di 500 sindaci meridionali del movimento Recovery Sud; a presentare la petizione, il parlamentare Piernicola Pedicini, a nome dell'Osservatorio per il Sud e del Movimento 24 Agosto per l'Equità Territoriale, di cui fa parte. In piazza, dinanzi al parlamento europeo, sindaci, candidati sindaci, esponenti del comitato promotore giunti dall'Italia e dalla Germania. Una giornata che ha lasciato il segno, soprattutto perché...

• ...al parlamento nazionale, la senatrice cinquestelle Sabrina Ricciardi (che non votò il Pnrr di Draghi, assentandosi dall'aula) chiede alla ministra per il Mezzogiorno ragione del fatto che la percentuale di risorse del RF per il Sud, ridotta dal governo dal quasi 70 al 40 (finto), sia in realtà appena 10 o, nella migliore delle ipotesi, 16. La risposta è rivelatrice di due cose: il nervosismo della ministra alle Colonie (ufficialmente: Mezzogiorno), per domande dettagliate e la mancanza di certezze sui numeri. La ministra, evidente malconsigliata (come li sceglie i collaboratori?) è arrivata a denigrare il lavoro fatto da Viesti, definendolo “ideologico e ragionieristico”, dandosi, così, un tremendo colpo di zappa sui piedi, perché: su quanto sia ideologico il lavoro del professor Viesti, basterebbe chiedere a ministri che hanno preceduto la Carfagna, fra loro politicamente distanti, ma di grandissimo valore, quali Fabrizio Barca e Carlo Trigilia, o alla Organizzazione mondiale per lo sviluppo economico, Ocse, che a Viesti chiese studi su come favorire il rilancio di interi Paesi. Circa il “ragionieristico” è proprio quel che si deve pretendere da un docente di economia, il quale, vista la somma, 82, cerca gli addendi e ne trova per un totale di 22 (volendo strafare: forse 35): quindi la ministra rimprovera al prof di aver fatto bene il suo lavoro, scoprendo che è lei a non aver fatto bene il proprio... La ministra ha quindi annunciato il varo di una norma per controllare che sia davvero speso al Sud il 40 per cento dei soldi “promessi” nel Pnrr e non trovati, per evitare che con il trucco dei “bandi” con cui si mettono in concorrenza amministrazioni locali ricche e forti contro altre povere e deboli, le risorse “promesse” alle ultime vadano alle prime, perché “più capaci di spendere” (e grazie al Pnrr, verrebbe da dire). La pezza, tardiva e comunque benvenuta, è conferma indiretta del fatto che chi poneva il problema non diceva fesserie. Insomma, su Pnrr e spesa amputata al Sud, il governo si vede “processato” a Bruxelles (“difeso” solo dal rappresentante della Commissione che ha approvato il Pnrr italiano e tutti gli altri presentati finora) e in imbarazzo nel parlamento italiano, tanto da dover già varare norme per controllare che quello che ha garantito sia... garantito!

• il Pd, in Calabria, alla disperata ricerca di un candidato credibile e non compromesso, dopo due colpi a vuoto, a pochi giorni dalla manifestazione indetta da altri, per impedire la chiusura del Laboratorio di neurologia di Lamezia (un'eccellenza), propone alla presidenza della Regione, Amalia Bruni, la scienziata che lo dirige. E lei accetta. Ammirevole lo spirito di servizio civile della ricercatrice, che rischia, però (come minimo), di essere il volto presentabile di un partito ancora nelle mani dei gruppi di potere che, in alternanza con il centrodestra e in continuità di metodi e gestione, ha ridotto la Calabria nelle condizioni in cui è. Fosse eletta presidente (ipotesi...): le consentirebbero di risanare la Sanità, distruggendo il sistema che garantisce alle masso-mafie il controllo di larga parte del territorio, dei flussi di denaro e del consenso? Per molto meno, fu ucciso l'allora vice presidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno. Ma, come si dice, l'importante è crederci;

• se non la scelta, annunciata “di larghe intese” con i cinquestelle, il metodo è tanto poco condiviso, che due dei dirigenti del Movimento incaricati di quelle trattative si dimettono e la base si spacca; e Amalia Bruni è subito affiancata da erranti della politica passati da “mai con il Pd” ad “accordo con il Pd” (finché dura, almeno a giudicare dal pregresso);

• a sorpresa, l'unica certezza delle elezioni calabresi viene infranta: il centrodestra dato per vincente, perché ha un solo candidato, potrebbe averne due. Il che renderebbe subito più alte le possibilità di vittoria di tutti gli altri: Amalia Bruni, Pd; Luigi de Magistris, schieramento civico; Roberto Occhiuto, Forza Italia; Wanda Ferro, Fratelli d'Italia. Già, perché la Ferro annuncia che potrebbe candidarsi contro Occhiuto, quasi auto-imposto al resto dello schieramento. Il tono usato dalla Ferro è “deciso, con riserva”, che tradotto vuol dire: “lo faccio se...”. E intanto si tratta.

Quindi non è una cosa seria? Lo è, lo è, perché deriva dalla madre di tutte le stagioni politiche in Italia: la Rai. Gli equilibri di potere fra i partiti vengono anticipati o sanciti da accordi sulle nomine al vertice della tv di Stato, la più grande azienda culturale (vabbè), macchina del consenso e di discriminazione anti-meridionale (solo il 9 per cento dell'informazione è dedicata al Mezzogiorno, il 41 per cento del territorio e il 34 della popolazione; e di quel 9 per cento, appena un secondo ogni dieci non è criminalità e malasanità, come non esistesse altro a Sud. Un segnale commovente, quasi: un amico mi gira ieri i link dei servizi che Tg1, Tg3 hanno dedicato alla festa della cipolla di Tropea. Come dire: dedicano finalmente spazio pure alle nostre cose buone. Ci sarebbe da piangere, e non solo per la cipolla).

I partiti dell'ammucchiata pro-Draghi hanno escluso FdI, solo partito all'opposizione, dalla spartizione dei “posti” Rai. E la Giorgia Meloni, la segretaria nazionale, ha messo a profitto politico la cosa: se il centrodestra non è unito quando si deve prendere, non lo è nemmeno alle elezioni; ha disertato la presentazione del candidato “comune” a sindaco di Milano e Wanda Ferro, suo braccio destro in Calabria, annuncia la possibile candidatura contro Occhiuto, Forza Italia.

Nel centrodestra, Forza Italia (quel che ne resta) è la preda che si contendono Lega e FdI, ma mentre la prima è in calo, la seconda in crescita, quasi alla pari, ma FdI un po' avanti. Chi “mangia” FI vince; chi comanda in Rai vince. E lo scontro per l'egemonia nel centrodestra doveva prima o poi arrivare. Se riusciranno a sopirlo adesso, sarà solo rimandato. Se continuerà, la partita si giocherà a Sud (e i temi sono quelli divenuti da perdenti, ineludibili: soldi del RF, Ponte sullo Stretto, treni e alta velocità...) e le elezioni regionali in Calabria saranno la chiave di volta della svolta.
Che settimana, gente! Tutta terrona e calabra.

Giornalista
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