Governo Meloni

Il siluramento shock di Mangialavori cambia la mappa del potere in Calabria

La nomina dei sottosegretari invia segnali netti alla politica e all’opinione pubblica. Negli equilibri regionali e nazionali il deputato forzista perde rapidamente quota, mentre Occhiuto ora sembra essere player unico dei rapporti tra Calabria e Governo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Alessandro Russo
1 novembre 2022
07:18
Giuseppe Mangialavori
Giuseppe Mangialavori

L’esclusione di Giuseppe Mangialavori dalla lista dei sottosegretari è il dato shock della giornata, ancorché ampiamente annunciato. È un dato politico persino più importante del riconoscimento a Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno, e a Maria Tripodi, che da prima dei non eletti al Senato si ritrova a fare il sottosegretario agli Esteri. È il dato più importante perché disegna una mappa tutta nuova del potere in Calabria, nella quale il ruolo di Mangialavori e del gruppo di politici e amministratori locali che lo sostengono viene fortemente ridimensionato. Nei fatti e nella percezione dell’opinione pubblica. 

Entrato in Parlamento come uomo forte del partito in Calabria, con un rapporto diretto con Licia Ronzulli e per questo dato (addirittura) in pole come ministro per il Mezzogiorno, Mangialavori in pochi giorni ha visto franare le proprie ambizioni ma anche l’immagine di uomo forte con un rapporto inossidabile con il vertice del partito, in grado di determinare scelte importanti per la Calabria e i calabresi e di dare del tu ai vertici dello Stato. La politica è come le montagne russe, fatta di repentine salite e discese, ma stavolta il giro è stato troppo veloce.  


Prima il ridimensionamento di Ronzulli da parte di Giorgia Meloni, che non si è fatta piegare neanche dalle bizze di Berlusconi. Poi, quando sembrava che il “risarcimento” alla primadonna forzista potesse passare (anche) da un incarico prestigioso a Mangialavori, è arrivato un nuovo veto della premier per bloccarne l’ingresso nella compagine governativa. Meloni non si è ancora espressa pubblicamente sul rifiuto della proposta nominativa di Forza Italia, sostenuta peraltro da una ondata di comunicati di sostegno, dalla Calabria e non solo. Il dato storico è che in questi giorni – contestualmente alle trattative per i sottosegretari - il deputato calabrese ha visto il suo nome sbattuto in prima pagina da uno dei due più importanti giornali italiani, Repubblica, perché il suo nome compare in alcune inchieste di ‘ndrangheta, pur essendo incensurato e non indagato per queste vicende (questo va ricordato sempre). 

Mettiamo da parte vicende che attengono altre sedi, ma gli interrogativi politici ci sono tutti. Può un giornale come Repubblica, peraltro dichiaratamente progressista e quindi lontano dal mondo della nostra premier, influenzare o condizionare a tal punto una scelta importante come quella dei sottosegretari di Stato? Ancora: pesa a tal punto l’antipatia (politica) di Giorgia Meloni verso Licia Ronzulli da voler ad ogni costo escludere un esponente politico per il solo fatto che lo sponsorizza lei? 

Questi non sono solo interrogativi giornalistici, sono sostanza degli equilibri del potere in Calabria. Perché il potere non è – come insegna la storia – solo quello che hai, ma è soprattutto quello che ti attribuiscono gli altri. 

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E la nomina dei sottosegretari ci consegna un dato per cui Mangialavori, seduto al tavolo da vincitore annunciato, ne è uscito sconfitto. Nella Borsa politica ogni segnale può determinare rapide ascese e rovinose cadute, lo stesse avviene nella pancia dell’opinione pubblica. I segnali di chi ha più potere determinano il peso, la forza, la capacità di incidere nelle scelte determinanti di chi ne ha di meno. Questo vale per la Calabria come per il resto d’Italia. Quando sei in ascesa hai la capacità di imporre le decisioni, quando sei in discesa le decisioni le prendono gli altri.

Roberto Occhiuto si è detto amareggiato, parlando di un «Giuseppe Mangialavori escluso ingiustamente per una vicenda surreale». I due sono amici e il Presidente della Regione ci ha provato fino all’ultimo a superare il veto di Giorgia Meloni. 

Ma il saldo politico per Occhiuto – che naturalmente ambisce a un ruolo di leadership nazionale in Forza Italia – è più che positivo. Il suo potere esce rafforzato da questa vicenda: in casa azzurra incassa la nomina di un sottosegretario forzista calabrese e saluta positivamente la nomina della compagna, la siciliana Matilde Siracusano: nomina che alcuni gli attribuiscono per misoginia di riflesso, ma la Siracusano fa politica ed è parlamentare da prima di stare con lui. 

Con queste nomine – e senza una presenza forzista pesante come quella di Mangialavori – Occhiuto di fatto è player quasi unico del rapporto tra Governo e Calabria. 

Aggiungiamo che Wanda Ferro, esponente di punta calabrese di Fratelli d’Italia, da sottosegretario in un dicastero architrave dello Stato come quello dell’Interno, dal quale dipendono tra l’altro Polizia e Prefetture, dovrà garantire a Giorgia Meloni (che di lei ha grande stima e fiducia) che tutto vada per il meglio e secondo le indicazioni della premier. 

Gli equilibri politici cambiano con piccoli assestamenti, vanno avanti rapidi, si rivelano poi all’opinione pubblica in appuntamenti chiave. La politica, abbiamo già scritto, è come le montagne russe: nei prossimi mesi vedremo chi sarà collocato nella carrozza che sta in alto e chi sarà lanciato in una velocissima discesa.

Giornalista
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