L’allarme

Piana di Gioia Tauro, l’Ong Medu denuncia: «Condizioni di vita e di lavoro dei braccianti restano critiche»

L'organizzazione Medici per i diritti umani: «Per evitare un'ennesima stagione di sfruttamento e diritti negati chiediamo che vengano adottate fin da subito alcune misure»

di Redazione
29 dicembre 2021
15:23
La tendopoli di San Ferdinando
La tendopoli di San Ferdinando

L'organizzazione Medici per i diritti umani (Medu) denuncia che per l'ennesimo anno le condizioni di vita dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro restano critiche. Per l'ennesimo anno, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria, «appaiono desolanti, l'accesso ai diritti fondamentali una chimera e gli interventi istituzionali tardivi e poco lungimiranti». A segnalarlo è l'organizzazione Medici per i diritti umani in una nota diffusa il 28 dicembre.

«Per evitare un'ennesima stagione di sfruttamento e diritti negati, con pesanti ricadute anche per il territorio, Medu chiede che vengano adottate fin da subito alcune misure», tra cui «la pianificazione e realizzazione di attività sistematiche di sensibilizzazione e di screening per il Covid-19 presso gli insediamenti, interventi immediati di ripristino dei servizi essenziali presso la tendopoli di San Ferdinando e di manutenzione presso il campo container di Rosarno», e l'attuazione di un protocollo per «promuovere soluzioni di abitare diffuso presso i Comuni della Piana, per agevolare l'inserimento sociale dei migranti e il superamento delle condizioni di precarietà».


La situazione negli insediamenti nel mese di dicembre, la clinica mobile di Medici per i Diritti Umani è tornata a fornire prima assistenza sanitaria ed orientamento socio-legale ai braccianti della Piana di Gioia Tauro. Ad oggi, il numero di migranti giunti nella Piana - per la gran parte giovani uomini provenienti dall'Africa occidentale - è sensibilmente inferiore rispetto agli anni passati. Circa 600 persone popolano i diversi insediamenti precari dell'area, in particolare la tendopoli di San Ferdinando, il campo container di Rosarno e i casali abbandonati nel Comune di Taurianova.

Medu denuncia come nella Piana, la procedura per il rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno richiede tempi inaccettabilmente lunghi. Anche le speranze dei braccianti che hanno presentato richiesta di sanatoria nel 2020 sono state deluse dal momento che delle 1.550 domande presentate in Calabria da lavoratori subordinati - di cui poco più di 200 provenienti dalla provincia di Reggio Calabria - solo il 15% ha completato l'iter di esame a più di un anno di distanza, e meno del 5% ha ricevuto esito positivo.

In relazione agli insediamenti precari, la tendopoli di San Ferdinando ospita circa 300 persone, in condizioni di totale abbandono, in assenza di servizi essenziali quali l'elettricità, l'acqua calda, un servizio di smaltimento rifiuti e di manutenzione dei servizi igienici. Nelle tende, più persone condividono spazi molto limitati e per riscaldarsi accendono fuochi o allestiscono stufe di fortuna alimentate con piccoli generatori o con materiali di risulta, con un elevato rischio di incendi e gravi conseguenze per la salute.

«Questo campo sarebbe un posto per noi lavoratori, appositamente dedicato a noi per supportarci nei mesi di lavoro. È questo il trattamento che meritiamo? L'acqua calda non esiste, ci sono solo due bagni funzionanti per 300 persone e da tempo non abbiamo elettricità in nessuna zona della tendopoli; senza illuminazione siamo anche esposti ad ogni genere di pericolo. La situazione non è mai stata così difficile», racconta al team Medu C., un imam che ha vissuto all'interno della tendopoli fin dal suo allestimento.

Il campo container di Rosarno ospita circa 200 persone in condizioni meno precarie, dal momento che sono garantiti alcuni servizi essenziali, ma pur sempre in un contesto estremamente isolato e senza alcun tipo di supporto da parte delle istituzioni. Circa 70 braccianti, infine, trovano riparo presso i casali diroccati siti in Contrada Russo, nel Comune di Taurianova, in condizioni disumane, in assenza di qualsivoglia servizio di prima necessità: l'unico punto acqua disponibile si trova a circa cinquecento metri dalle abitazioni, all'inizio di una strada sterrata che in caso di pioggia diventa inaccessibile a causa del fango e delle pozzanghere. Entro la fine della stagione è prevista l'inaugurazione a Taurianova del "villaggio sociale", progetto che prevede la messa a disposizione di 25 moduli abitativi, di un campo da calcio e servizi "green" quali pannelli solari e biciclette elettriche per accogliere circa 120 migranti residenti nel Comune ed è rivolto in particolar modo ai braccianti che si trovano attualmente in Contrada Russo.

Pur trattandosi di un'iniziativa apprezzabile, che mira certamente ad un sostanziale miglioramento delle condizioni di vita dei braccianti, destano perplessità sia le tempistiche della sua attuazione - alla fine della stagione agrumicola - sia la capienza, estremamente limitata rispetto alle presenze complessive, sia la posizione e i criteri di accesso, che al momento escludono la maggior parte dei braccianti della Piana.

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