Zona rossa in Calabria: pagano sempre i giusti per i peccatori

La prima volta ci hanno chiusi quando il virus qui, come in tutto il Sud, in pratica non esisteva. Oggi un altro lockdown per responsabilità che non ci appartengono

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di Stefano Rocca
7 novembre 2020
09:48

Ci ritroviamo nuovamente nell'incubo del lockdown, questa volta soft, come dice il premier Giuseppe Conte, ma si tratta sempre di chiusura forzata. La prima volta ci hanno chiusi quando il virus qui, come in tutto il sud, in pratica non esisteva. Oggi ci chiudono, ancora una volta non per nostre colpe, ma per responsabilità che non ci appartengono. La Calabria, regione con il più basso numero di contagi in rapporto alla popolazione, è stata messa sullo stesso piano di regioni che contano fino a 7.500 contagi giornalieri.

Questo perché chi avrebbe dovuto attivarsi e chi avrebbe dovuto controllare, per potenziare il nostro sistema sanitario, già massacrato negli ultimi 20 anni, non lo ha fatto. Per una ripartizione del fondo sanitario nazionale che determina una spesa annua di 84,4 euro per un cittadino emiliano e di 15,9 euro per ogni calabrese. Per una Calabria in cui la sanità non ha mai funzionato bene e che da quando è gestita su base regionale funziona sempre peggio, con i livelli essenziali di assistenza di fatto mai attuati.

Ed ecco che iniziano i vari balletti, sullo scarico delle responsabilità, ma a noi chi pensa? Nessuno: soli con noi stessi ma siamo imprenditori, commercianti, artigiani, autonomi, riassumendo Partite Iva. Siamo un esercito di folli, capaci ogni giorno di compiere cose impossibili, di investire anche in tempi difficili, di sollevare le saracinesche e sfoderare i migliori sorrisi, anche quando i problemi ti soffocano, di lavorare fino a 15 ore consecutive e riaccendere le luci al cliente che si presenta alla chiusura.

Queste sono le partite Iva, gente coraggiosa, capace, che sta pagando uno scotto troppo alto per l'incapacità e la grande negligenza dei nostri amministratori. Uniti ci riusciremo, uniti siamo una corazzata, nessuno sconforto, nessuna paura, nessun piagnisteo, solo tanta voglia di ripartire uniti più forti di prima.

Del resto, viviamo ed operiamo in una regione dove i ristori dell’Ente locale, rispetto alle altre realtà del Paese, sono stati, con i vari bandi relativi a bonus e finanziamenti dedicati (Riapri Calabria, Lavora Calabria, ecc.) di dimensione ridicola e come al solito caratterizzati da complessità burocratiche e da tempi biblici.

La Calabria è coraggiosa e merita rispetto; parola, forse, non conosciuta da tutti, soprattutto da chi non conosce questa terra. Noi la rispettiamo e ci investiamo la nostra vita e tutte le nostre risorse, ci auguriamo che anche chi la rappresenta, sia dotato di questo rispetto e questo coraggio. Su, coraggio, presidente, abbia il coraggio di far riaprire la regione, abbia il coraggio di mettersi di traverso rispetto ad una decisione impartita da 21 parametri ignoti ai calabresi. Non siamo untori, abbiamo sempre rispettato tutte le norme anti-covid e rivendichiamo il diritto di poter fare il nostro lavoro.

Ormai è finito il tempo delle parole, è il tempo dei fatti. La politica anziché litigare o specchiarsi in sé stessa trovi la dignità e la forza di non ostacolare e anzi di aiutare chi cerca di fare il proprio lavoro in sicurezza e correttezza.

 

Stefano Rocca
Stefano Rocca
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