I referendum sulla giustizia di Lega e Radicali: ecco perché è necessario firmare

Rechiamoci tutti nelle tante piazze italiane e firmiamo i sei quesiti referendari. Solo cosi possiamo finalmente iniziare quel  virtuoso e civile processo di riallineamento della Giustizia alla Costituzione

di Antonia Postorivo
7 luglio 2021
11:34

È iniziata la raccolta delle firme in tutte le piazze d’Italia per i referendum sulla giustizia di Lega e Radicali. Sono sei: cosa chiedono.

Il primo riguarda la responsabilità civile dei magistrati. Oggi la legge prevede che un cittadino danneggiato da una sentenza possa rivalersi contro lo stato, ma non possa chiamare in causa direttamente il magistrato. Il quesito chiede la modifica di questa normativa prevedendo che il cittadino possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente a un magistrato.


Il secondo referendum è sulla separazione delle carriere. Il Ministro della Giustizia ha istituito commissione ministeriale di esperti che ha elaborato una serie di indicazioni sulla base delle quali il governo presenterà delle proposte di modifica al disegno di legge già all’esame della Camera. La commissione ha proposto di limitare a due e non più a quattro le volte in cui si può realizzare il passaggio dalla funzione di pubblico ministero ( il magistrato rappresenta l’accusa) alla funzione di giudice (che chiamato a giudicare che dovrebbe essere super partes).  Il quesito del referendum e prevede di separare nettamente le funzioni di magistrato requirente (pubblico ministero) e magistrato giudicante (giudice): se approvato, a inizio carriera il magistrato dovrà scegliere o per la funzione giudicante o per quella requirente, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra.

Il terzo quesito riguarda la custodia cautelare, cioè la custodia preventiva a cui un imputato può essere oggi sottoposto prima della sentenza nei casi in cui c’è il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di compimento di nuovi e gravi reati. Il quesito referendario interviene limitando il carcere preventivo alla terza ipotesi di pericolo, e cioè ai soli reati gravi.

Il quarto referendum chiede di abolire la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo una condanna definitiva. Lega e Radicali vogliono superare gli automatismi della legge e lasciare ai giudici la libertà di decidere caso per caso se applicare o no l’interdizione dai pubblici uffici.

Il quinto quesito riguarda la modalità della raccolta firme per il magistrato che intende candidarsi al Consiglio Superiore della Magistratura (organo di autogoverno della magistratura). La proposta della commissione ministeriale è di abbassare il numero delle firme, mentre il referendum chiede l’abrogazione della raccolta delle firme per evitare le correnti interni alla magistratura.

Il sesto quesito tratta la valutazione dei magistrati. Si focalizza sui consigli giudiziari, ovvero gli organi che hanno il compito di valutare l’operato dei magistrati e che possono essere composti anche da membri non togati (da avvocati ).  Oggi, solo i membri togati hanno diritto di voto. Lega e Radicali vogliono dare anche ai membri non togati la possibilità di esercitare il diritto di voto sulle valutazioni dei magistrati.

I quesiti del referendum sono stati criticati dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) affermando: «L'opzione referendaria costituisce legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale», ma «che in un momento di profonde e importanti riforme dell’intero settore giustizia appare scelta non condivisibile quella di concentrare gli sforzi su iniziative caducatorie di singole disposizioni di legge, quasi ignorando che il quadro giuridico entro il quale esse si collocano, sarà destinato inevitabilmente a mutare per effetto del progetto riformatore».

Per uno dei proponenti ovvero il Segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, «questa non è l'ennesima campagna referendaria non solo perché c'è una grande forza politica che vi partecipa insieme al Partito Radicale, ma anche perché c'è una grande forza politica presente in Parlamento a difesa della volontà popolare. Con questi referendum stiamo dicendo basta a quella politica che a cominciare dagli anni '90 è venuta meno ai propri obblighi cedendo quote di potere alla magistratura". Turco ha aggiunto: "Noi siamo sempre stati per lo Stato di diritto e per la giustizia, con questi referendum inizia un processo per riallineare la giustizia alla Costituzione. Questo per noi è un momento storico, la riforma della giustizia è un percorso che parte con questi referendum, ma non si ferma con questi referendum. Andiamo verso una primavera di liberazione da sistema che ha condannato tanta, troppa gente innocente ad anni di galera e poi ha dovuto lottare per farselo riconoscere».

Allora forza rechiamoci tutti in massa nelle tante piazze italiane e firmiamo i sei quesiti referendari. Cerchiamo il gazebo più comodo e vicino a noi. Mobilitiamoci tutti solo cosi potremmo dare un significato alla frase “la legge è uguale per tutti“. Solo cosi potremmo ridare dignità ai tanti magistrati che ci credono ma che sono stati travolti dalle lotti tra correnti. Solo cosi potremmo ridare dignità alla nobile professione di Avvocato Solo cosi potremmo ridare fiducia ai tanti cittadini che non credono più che esista una giustizia giusta nel nostro Paese. Solo cosi potremmo dire di vivere in uno Stato di diritto e in un Paese maturo giudiziariamente. Solo cosi possiamo finalmente iniziare quel  virtuoso e civile processo di riallineamento della Giustizia alla Costituzione.

*Antonia Postorivo, avvocato

Antonia Postorivo
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