La vera politica non è una televendita ma cura e promozione del bene comune

L’uomo politico è colui che si mette sulle spalle quel “tutto” legato alla vita di un popolo, di una nazione e di ogni singolo cittadino

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di Giuseppe Gervasi
3 ottobre 2022
12:31

Politica… da Polis, che vuol dire tutto ciò che si riferisce alla città e al cittadino.
L’uomo politico è colui che si mette sulle spalle quel “tutto” legato alla vita di un popolo, di una nazione e di ogni singolo cittadino.
Dalla Polis nasce e si sviluppa il pensiero e l’ideale politico da perseguire.
Dal pensiero politico e dall’esigenza di comprendere la giustizia e l’ingiustizia trae origine lo Stato, struttura che mira al soddisfacimento dei bisogni primari dell’essere umano. L’uomo come singolo non può essere autosufficiente, non può essere un’isola felice o tendere alla solitudine come forma di autosufficiente risorsa vitale.

Sarà grande il politico che metterà al centro del suo agire l’essere umano con le sue fragilità e differenze.
Sarà grande il politico che ammetterà i suoi errori e riconoscerà i meriti.
Sarà grande il politico che metterà al primo posto le politiche sociali, la sanità pubblica, il lavoro.
Sarà grande il politico che farà adottare il principio della meritocrazia in ogni settore.
Sarà grande il politico che potrà guardare dritto negli occhi chi lo ha votato.
Sarà grande il popolo che sarà in grado di scegliere una classe politica altruista, pronta al sacrificio e che saprà dosare parole e garbo.


Tutto il resto è televendita di pseudo forme di fare politica. La politica è l’arte di amministrare gli interessi generali, la capacità di comprendere le modifiche di una società che dovrà poggiare sull’amore e non sul patologico consumismo.

Sarà grande il politico che farà studiare i propri bambini in luoghi sicuri.
Sarà ricordato per sempre il politico che camminerà al fianco di chi è lento, non per scelta ma per necessità.
Sarà eterno il politico che applicherà nel suo significato più alto il principio dell’essere servitore dello Stato e dell’ultimo dei cittadini. Servitore nel vero senso del termine, lontano dalla dialettica lampo e da cantina, che tende ad ubriacare la gente, stanca di essere protagonista solo per quei pochi minuti necessari ad entrare in una cabina elettorale, apporre un segno con una matita e infilare il proprio destino in un cartone… sperando che non finisca al macero.
Ripeto per le mie orecchie: “L’uomo come singolo non può essere autosufficiente, non può essere un’isola felice o tendere alla solitudine come forma di autosufficiente risorsa vitale.” Spero che la tentazione di vivere in solitudine lentamente svanisca, altrimenti mi metterò in viaggio alla scoperta dell’isola che non c’è.

di Giuseppe Gervasi
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